Carabinieri e 118 (Immagine di repertorio)
Caprarola – (sil.co.) – Spedizione punitiva per un debito di droga, bocciato dalla cassazione il ricorso di un 29enne di Caprarola condannato a tre anni e mezzo in via definitiva per rapina aggravata, lesioni e danneggiamento in concorso.
Vittima un ex tossicodipendente del posto, un 35enne, aggredito a calci e pugni da cinque persone, nella sua abitazione, dopo avergli sfondato la porta di casa a spallate e averlo svegliato nel cuore della notte. Gli avrebbero anche rubato un cellulare e 200 euro in contanti. Se l’è cavata con una prognosi di dieci giorni.
Tre sono stati arrestati, due hanno fatto perdere le tracce. L’imputato è uno deo tre arrestati il 28 giugno 2018 dai carabinieri di Caprarola che stavano indagando sul violento pestaggio messo a segno la notte tra il 12 e il 13 giugno.
Il 29enne e un parente 32enne, non è chiaro se il fratello o un cugino, entrambi amici d’infanzia della vittima, sono stati condannati a tre anni e mezzo di reclusione ciascuno dal gip del tribunale di Viterbo il 16 novembre 2018, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato. Condanna confermata per il 29enne in appello il 15 maggio 2020 e ora in via definitiva dalla cassazione. E’ invece finito a processo col rito ordinario davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei un 28enne di Formello, cui è stato negato il patteggiamento.
Per la difesa gli imputati, e quindi anche il 29enne, avrebbero potuto usufruire in secondo grado di un trattamento sanzionatorio più favorevole.
Per i giudici della cassazione “il calcolo della pena proposto dalla corte d’appello è corretto e conforme a questi principi, poiché è stata applicata l’aggravante privilegiata e le attenuanti sono state ritenute assorbite nel giudizio di equivalenza, sicchè non è stata effettuata alcuna ulteriore riduzione. Ne consegue che come sostenuto dalla corte territoriale, la pena è stata determinata in misura inferiore al minimo edittale previsto per la fattispecie aggravata e non appare suscettibile di ulteriori riduzioni”.
La vicenda
Secondo la vittima, sentita in tribunale il 5 marzo 2019, tutto sarebbe partito da un debito di 1300 euro, che avrebbe dovuto a un conoscente: “Me li aveva prestati nei tre anni che ero per strada e non avevo nemmeno da mangiare”.
“Un giorno un amico d’infanzia è venuto da me e mi ha detto che glieli aveva dati lui al posto mio, ma che io in cambio dovevo recuperargli 5mila e 8mila euro da due romani abitanti al ‘Serpentone’ di Corviale che gli avevo presentato io quando abitavo lì. Siccome quello è un posto pericoloso, dove è facile trovare gente armata di pistola, secondo lui dovevo andarci io, invece gli ho detto di no”, ha spiegato in aula l’ex tossicodipendente.
Quel “no” alla richiesta di andare a farsi dare i soldi al Corviale sarebbe il movente del pestaggio.
“La notte del 13 giugno 2018 mi sono piombati in casa in cinque, sfondando la porta, svegliandomi di soprassalto e gonfiandomi di botte, poi hanno provato a farmi salire a forza sulla Punto con cui erano venuti, dicendo ‘adesso annamo a Roma che troviamo una soluzione’”.
“Meno male – ha proseguito – che, in un momento di lucidità, nonostante le botte, ho colto l’attimo per scappare verso la piazza del paese, venendo soccorso da una signora, che mi ha aperto la porta e chiamato i carabinieri”, ha spiegato il 35enne di Caprarola, sottolineando di avere subito riconosciuto “due persone che pensavo mi fossero amiche, due cugini, con uno dei quali ci conosciamo da bambini e abbiamo continuato a frequentare la stessa comitiva anche da grandi”.
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