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Raid incendiario per vendicarsi del licenziamento, Ionel Pavel a processo

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Tarquinia – (sil.co.) – Capannone dato alle fiamme a Tarquinia, sarà processato a Civitavecchia il “tuttofare” romeno di mafia viterbese Ionel Pavel. Si prevedono tempi lunghi: la prima udienza è stata fissata all’11 novembre 2022, fra quasi un anno e mezzo.


L'incendio a Tarquinia - Nel riquadro Ionel Pavel

L’incendio a Tarquinia – Nel riquadro Ionel Pavel


E’ stato rinviato a giudizio ieri dal gup del tribunale della città portuale l’operaio 39enne difeso dall’avvocato Michele Ranucci del foro di Viterbo.

Il “piromane incastrato dal Dna” è l’unico romeno, all’epoca un operaio residente a Canepina, tra i tredici arrestati della banda criminale italo-albanese sgominata con l’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019.

Una banda che era già salita agli onori delle cronache nel biennio 2017-2018 proprio per i ripetuti attentati incendiari messi a segno nel capoluogo ai danni di vetture di forze dell’ordine, professionisti, imprenditori, perfino nel piazzale di una concessionaria, quando ancora non si conoscevano i nomi dei responsabili.

Pavel, secondo l’accusa, la notte tra i 5 e il 6 luglio 2014, avrebbe dato alle fiamme, nella zona artigianale di Tarquinia, il capannone del suo ex datore di lavoro per vendicarsi del licenziamento. Sarebbe stato lui ad appiccare nell’estate di sette anni fa il rogo che incenerì un capannone adibito a rimessaggio e officina e 7 autotreni carichi di cereali, per un danno complessivo superiore a un milione e 200mila euro. 

A tradire Pavel, riconosciuto dalla vittima, le foto degli arrestati di “mafia viterbese” divulgate dagli organi di stampa e il profilo genetico tipizzato nel 2014 dalla scientifica. 

Il 39enne è stato raggiunto il 4 febbraio 2020 dall’avviso di fine indagini preliminari della procura della repubblica di Civitavecchia per incendio doloso aggravato dal fatto di averlo appiccato su impianti industriali, cagionando alla vittima un danno patrimoniale di rilevante entità.


Piromane incastrato dal Dna

A Tarquinia sulla scena del crimine entrarono in azione gli esperti della polizia scientifica che nel corso del sopralluogo repertarono diverse tracce riconducibili al probabile autore dell’incendio doloso: tracce di sangue su una porta sfondata.

Fu anche tipizzato un profilo genetico, rimasto “ignoto” fino al blitz antimafia del 25 gennaio 2019, quando la vittima, vedendo sugli organi di stampa le foto dei tredici arrestati, ha riconosciuto in Ionel Pavel uno dei sospetti incendiari, riferendo la circostanza agli investigatori del commissariato di Tarquinia.

A quel punto, a distanza di cinque anni, è bastato comparare il profilo genetico di “ignoto” con quello di Pavel per avere esito positivo.

A Viterbo, Pavel è sotto processo con Emanuele Erasmi e Manuel Pecci, anche loro arrestati nel blitz antimafia della Dda di Roma. Sono gli unici tre cui viene contestata la “sola” aggravante del metodo mafioso.


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Fotocronaca: Officina in fiamme a Tarquinia


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