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Tarquinia - Ionel Pavel davanti al giudice di Civitavecchia per il rogo che nel 2014 ha distrutto un'officina e e sette autotreni carichi di cereali - E' stato identificato dopo sei anni grazie al Dna

Raid incendiario per vendicarsi del licenziamento, alla sbarra il “tuttofare” di mafia viterbese

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Ionel Pavel

Ionel Pavel

Tarquinia - In fiamme officina

Tarquinia – In fiamme officina

Tarquinia - In fiamme officina

Tarquinia – In fiamme officina

Tarquinia - L'officina distrutta dalle fiamme

Tarquinia – L’officina distrutta dalle fiamme

Tarquinia – (sil.co.) – Non solo mafia viterbese. Il romeno 36enne Ionel Pavel, tra i tredici arrestati dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, il prossimo 19 gennaio comparirà davanti al giudice del tribunale di Civitavecchia con l’accusa di avere dato alle fiamme, nel 2014 a Tarquinia, il capannone del suo ex datore di lavoro per vendicarsi del licenziamento.

A Viterbo, Pavel è sotto processo con Emanuele Erasmi e Manuel Pecci, anche loro arrestati nel blitz antimafia della Dda di Roma. Sono gli unici tre cui viene contestata la “sola” aggravante del metodo mafioso. La sentenza potrebbe arrivare già prima di Natale. Nell’ambito del sodalizio criminale italo.albanese sgominato dai carabinieri, sarebbe stato una sorta di “tuttofare” dei boss Giuseppe Trovato e  Ismail Rebeshi.

Pavel, che nel frattempo, dopo oltre un anno di carcere, la primavera scorsa ha ottenuto i domiciliari col braccialetto, davanti ai magistrati di Civitavecchia deve rispondere del raid incendiario messo a segno nel luglio 2014 nella zona artigianale di Tarquinia.

A tradire Pavel, riconosciuto dalla vittima, le foto degli arrestati di “mafia viterbese” divulgate dagli organi di stampa e il profilo genetico tipizzato sei anni fa dalla scientifica. 

Sarebbe stato lui – 36 anni, operaio, residente a Canepina, presunto appartenente al gruppo criminale italo-albanese che avrebbe messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018 – ad appiccare nell’estate di sei anni fa il rogo che incenerì un capannone adibito a rimessaggio e officina e 7 autotreni carichi di cereali, per un danno complessivo superiore a un milione e 200mila euro. 

Pavel è stato raggiunto martedì 4 febbraio scorso, quando era ancora detenuto in carcere a Torino, dall’avviso di fine indagini preliminari della procura della repubblica di Civitavecchia per incendio doloso aggravato dal fatto di averlo appiccato su impianti industriali, cagionando alla vittima un danno patrimoniale di rilevante entità.

A Tarquinia sulla scena del crimine, a luglio 2014, entrarono in azione gli esperti della polizia scientifica che nel corso del sopralluogo repertarono diverse tracce riconducibili al probabile autore dell’incendio doloso. 

Fu anche tipizzato un profilo genetico, rimasto “ignoto” fino al blitz antimafia del 25 gennaio 2019, quando la vittima, vedendo sugli organi di stampa le foto dei tredici arrestati, ha riconosciuto in Ionel Pavel uno dei sospetti incendiari, riferendo la circostanza agli investigatori del commissariato di Tarquinia. A quel punto è bastato comparare il profilo genetico di “ignoto” con quello di Pavel per avere esito positivo.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Articoli: Capannone e camion distrutti dalle fiamme, tradito dal Dna Ionel Pavel – Capannone e camion distrutti dalle fiamme, 36enne identificato dopo sei anni – Una porta sfondata e tracce di sangue – In fiamme officina, distrutti otto camion carichi di cereali
Fotocronaca: Officina in fiamme a Tarquinia


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21 ottobre, 2020

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