Viterbo – “Condanno quelle parole, sono un’offesa per tutta la città”. Non si placa la polemica sulle dichiarazioni del presidente Acas Chiovelli e in consiglio comunale Andrea Micci ritiene che certe frasi abbiano aperto una ferita.
Il capogruppo della Lega ha vissuto fino all’età di 26 anni Sant’Angelo. Un vandalo ha rovinato un murale e nel denunciare l’accaduto, il presidente dell’associazione cui si deve la realizzazione del Paese delle fiabe ha usato parole forti.
“Leggerle mi ha ferito – spiega Micci – si è associata la frazione a Corleone, con la sola differenza che qui ancora non si è sparato. Tecnicamente siamo in una terra di mafiosi, ignoranti, omertosi e cialtroni.
Anche Tusciaweb nel pubblicare l’intervento si è dissociata dal contenuto. Questa non è un’offesa a Sant’Angelo, ma a tutta Viterbo. Come condanno il gesto vigliacco di chi ha vandalizzato l’opera, allo stesso tempo condanno queste dichiarazioni”.
Viterbo – Andrea Micci in consiglio comunale
Un gesto deprecabile, quello a una delle opere realizzate. “Giustamente il presidente si è indignato – ricorda Micci – e io lo dico a scanso di equivoci. Quando ci si impegna e si subisce un attacco, una reazione c’è.
Condanno senza se e senza ma l’imbecille che ha vandalizzato l’opera, ma al tempo stesso vanno condannate anche le parole usate”.
Mentre il paese delle fiabe decollava, a più riprese l’amministrazione comunale è stata accusata d’essere distante. Non solo fisicamente. Micci non si sottrarre. “L’iniziativa è lodevolissima, portata avanti per il rilancio della frazione che non ha conosciuto in passato un boom di turisti così.
Ma l’amministrazione si deve occupare della cosa pubblica, viabilità, arredo urbano, pulizia. Deve tornare a essere presente e gestire al meglio la situazione per i cittadini e i visitatori, facendo vivere Sant’Angelo degnamente a tutti.
Nel futuro magari potrebbe diventare la nostra Civita di Bagnoregio”. La frazione è un luogo caro a Micci. “Quella terra che pochi conoscono ho avuto la fortuna di viverla fino ai 26 anni, ora meno per via del lavoro, ma ho parenti e conosco persone lì”.
Uno di loro è Emiliano Macchioni, scrittore e insegnante che in poche parole ha raccolto l’essenza d’essere cresciuto e appartenere ancora oggi in un luogo così particolare. Dieci anni fa già scriveva che bisognava far rinascere Sant’Angelo: “I politici li abbiamo, i professori pure, come autisti, dj, soldato, poliziotto e avvocato”. Un lungo elenco di persone cresciute e che hanno realizzato un percorso di vita, magari anche distanti, ma che continuano a sentirsi i ragazzi degli anni ’90 di Sant’Angelo.
Ricordando momenti passati insieme, nei campi a parlare coi contadini, i racconti fino alle 2 di notte d’estate o il ritrovo al bar di Peppino. “Avere vissuto quella comunità – conclude Micci – e sentire queste parole fa davvero male”.
Giuseppe Ferlicca
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