Viterbo – “Piano del commercio, decoro urbano, bagni pubblici e Bagnaccio”. Le priorità per tre baristi in tre diversi punti del centro storico di Viterbo. Ivan Guerrini del Bar centrale a piazza del comune, Barbara Sanna del bar Cavour in via Cavour e Federico Biscetti del bar Amaris in piazza Dante.
“Le cose che suggerirei a Frontini – ha detto proprio Biscetti – e che andrebbero fatte subito riguardano il taglio dell’erba e il funzionamento delle fontane. Fontane che sono messe male anche attorno. Sono mesi che sono spente. A volte saltando anche le tubature”.
Viterbo – Federico Biscetti
Il bar Amaris sta a ridosso di via Mazzini, uno degli snodi principali del centro storico a est della città. Un quartiere multietnico che nel corso degli ultimissimi anni si è popolato di studenti e lavoratori, in prevalenza operai e braccianti, che convivono, si intrecciano e trovano nel microcosmo di via Mazzini, di fatto uno degli ultimissimi baluardi della Viterbo di un tempo, punti di riferimento nei bar, nella tabaccheria e in tutti gli altri negozi lungo la strada dove recentemente è stata aperta anche una “palestra popolare”. Da queste parti convivono le splendide piazze Dante e della crocetta con il degrado dei complessi architettonici a ridosso delle mura. Tra questi anche San Simone e Giuda su cui la regione Lazio ha investito in vista di un polo universitario che darà un ulteriore spinta alla vitalità di tutto quanto il quartiere. Una zona che resta comunque degradata proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi punti di forza. L’abbandono dei palazzi e delle fontane. In particolar modo quella di piazza Dante, ormai chiusa da mesi e completamente divorata dal cloro. Un aperitivo col morto, e con le tubature che si rompono in continuazione.
Viterbo – La fontana di piazza Dante
Via Mazzini e piazza Dante si trovano a ridosso di porta della Verità e del parco pubblico accanto. In questo piccolo quadrante affacciato verso la Palanzana ci sono almeno quattro scuole. Un istituto comprensivo e tre diversi istituti superiori: un liceo scientifico e due paritarie. Tutti alle prese con gli esami a chiusura dei rispettivi cicli.
“Cosa mi aspetto dalla nuova giunta? Mi aspetto – risponde Biscetti – che prosegua il dialogo con i cittadini. Come Frontini sta facendo da anni”.
Viterbo – La fontana di piazza Dante
“Uno dei punti fondamentali è il suolo pubblico – dice subito Ivan Guerrini – ma mi pare sia proprio uno dei primi interventi della nuova sindaca. Negli ultimi anni con i tavoli all’aperto la gente è più invogliata a venire in centro. Perché la città è più bella e più viva. Eliminato il parcheggio selvaggio nelle piazze, è bene che ci siano luoghi di aggregazione. Luoghi che siano in grado di riempire le piazze”.
“E’ poi fondamentale rivedere il piano del commercio – aggiunge Guerrini -. Con la chiusura all’una di notte, soprattutto nel fine settimana, abbiamo perso la provincia. Io ho tanti amici sparsi per la Tuscia. Non vengono più a Viterbo perché se il sabato devono uscire da cena alle 11 e venire a Viterbo e trovare tutto chiuso, tanto vale che se ne restano nei loro paesi, come fanno”.
Viterbo – Ivan Guerrini
Ivan Guerrini ha 35 anni e da diverso tempo gestisce con la famiglia il Bar Centrale in piazza del comune. Una volta qui dentro c’era la stazione dei pompieri. A inizio novecento. L’attività sta proprio sotto la sala rossa, quella della sindaca. Sulla piazza si affacciano anche palazzo dei Priori, sede del consiglio comunale e della giunta, e palazzo del Governo, sede della prefettura. Piazza del plebiscito, il nome ufficiale, snodo tra quartiere medievale e palazzo dei Papi a monte e Sacrario – piazza dei caduti e via Marconi – a valle. Due realtà diametralmente opposte. Movida e contraddizioni urbane con gli spazi sociali che si ridefiniscono e ristrutturano attorno a nuove soggettività e bisogni. Con la necessità, comune, di tornare definitivamente all’aria aperta dopo due anni di Covid e fasi incerte fino a pochi mesi fa.
“Vanno creati eventi per portare gente da altri comuni – prosegue Ivan Guerrini -. Da anni ormai succede il contrario. I viterbesi portano soldi negli altri paesi. Dagli altri paesi non arriva niente. Dovrebbe invece essere Viterbo il punto cardine di tutta quanta la provincia. Non si può pensare soltanto a un turismo fatto di gite scolastiche oppure a un turismo over 60. E non si può pensare solo questo tipo di turismo perché si tratta di persone che non spendono. Alla città servono turisti che quando vengono lasciano 150 euro a testa tra mangiare, dormire e visitare i musei”.
“E’ poi importante che i turisti siano giovani, il motore per far rifiorire il centro cittadino. Per attrarre giovani servono però gli eventi: culturali, concerti, serate. Io lavoro al pubblico e quando posso sto sempre in giro. Quando parliamo delle problematiche viterbesi i punti che tocchiamo sono sempre questi. C’è una grande voglia di tornare pienamente all’aperto e di svagarsi”.
Nel centro storico mancano i cinema, tutti chiusi da dieci anni. I teatri hanno smesso di funzionare oppure funzionano poco e non al massimo delle loro potenzialità. Dopo Caffeina, non c’è stato nessun altro festival di quella portata, complice pure la pandemia. Infine i residenti dei quartieri, favorevoli a una vita serale pacata e notturna nulla.
Viterbo – Barbara Sanna
“Il problema della movida c’è in tutti i centri storici d’Italia – commenta Guerrini -. La chiusura all’una di notte è stata adottata solo a Viterbo e in altri centri messi nelle nostre stesse condizioni. Non si può pretendere di avere una città viva se la gente al centro non ci può venire. Dopodiché la movida è un conto, la maleducazione un’altra. E’ importante permettere alle persone di potersi divertire, perché poi è questo ciò che fa vivere la città”.
Una clientela, quella dei bar, che dopo la tornata del Covid è profondamente cambiata. “Il post pandemia – racconta Guerrini – è stato un continuo mutamento, sia per il discorso delle varie chiusure anticipate, con l’affrettarsi a fare l’aperitivo in un orario diverso, sia per il suolo all’aria aperta. Il modo di rapportarsi ai locali è cambiato profondamente. Mentre prima si utilizzava tanto il banco, adesso questa cosa si è persa. Fuori si sta più comodi e piano piano, dopo la pandemia e durante la stessa, la gente si è abituata a utilizzare i tavoli. Come succede da tempo in tante altre città italiane dove le piazze sono a disposizione di bar e ristoranti ormai da tempo”. “Grazie ai tavoli all’aperto – ha aggiunto Guerrini – mentre prima avevamo una clientela fatta soprattutto di giovani che stavano al banco, adesso abbiamo anche turisti e persone che se ne vogliono stare seduti al tavolo e godersi una bevuta all’aperto”.
Viterbo – Barbara Sanna
Via Cavour è l’altra strada che arriva a piazza del comune. Passaggio storico e suggestivo della macchina di Santa Rosa e via dove si arrestò il trasporto del ’67. Affaccio della provincia e di tante altre attività commerciali e artigianali. E’ la via che si apre con la fontana grande e si chiude con la facciata del palazzo comunale. “Il primo intervento dovrebbe riguardare la Tosap – sottolinea Barbara Sanna del bar Cavour -. Chi come è noi è sul percorso del trasporto della Macchina di Santa Rosa durante il passaggio non lavorerà. Andrebbe in tal caso ragionata la modalità di pagamento. L’altra cosa è la pulizia delle strade. I cani fanno i loro bisogni ovunque. E il punto non sono i cani, ma i padroni. Padroni che andrebbero controllati e multati. Anche per il danno che ci provocano quando ogni mattina dobbiamo sentire la loro puzza dovendo poi pulire subito per non farla sentire ai clienti. Mancano poi i giardini pubblici, abbandonati soprattutto d’estate. Servirebbero inoltre più panchine. E soprattutto vanno riaperti i bagni pubblici, perché un turista, quando viene a Viterbo, non sa proprio dove andare. Se non dentro i bar”.
Daniele Camilli
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