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Vox populi - Viterbo - Antonio Di Stefano è un imprenditore che lavora in centro: "Facciamo come a Porto Torres"

“Caro bollette, serve il reddito energetico di cittadinanza…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “A pagare il prezzo sono soprattutto i clienti e a rimetterci è l’intera filiera”. Cristina Arena è una delle tante commercianti del centro storico di Viterbo che di punto in bianco hanno impattato sull’aumento dei costi dell’energia. La soluzione? “Il reddito energetico di cittadinanza”, propone a sua volta Antonio Di Stefano, che di mestiere fa anche lui l’imprenditore.

Caro bollette. Complice la guerra tra russi e ucraini e la crisi sempre più profonda tra i diversi blocchi che si stanno confrontando a livello internazionale ormai apertamente.


Viterbo - Cristina Arena

Viterbo – Cristina Arena


L’impatto su famiglie e aziende è devastante con gas e luce aumentati più del doppio e conseguenze economiche che si vanno a ripercuotere sull’intera filiera, qualunque essa sia. Questo perché l’energia è trasversale. Coinvolge tutto e tutti. Abitazioni private e attività economiche. Dal caffè la mattina fino ai macchinari o più semplicemente fattori fissi che mandano avanti un’azienda. Con costi che, fino all’anno scorso si potevano in qualche modo pianificare. Cosa che non è più possibile fare, sia per le famiglie che per le aziende, a partire dallo scoppio della guerra in Ucraina, con oscillazioni di prezzo impossibili da prevedere o più semplicemente immaginare.

“Noi avevamo firmato con una società un blocco dei prezzi fino a ottobre di quest’anno. Un blocco 0,11 centesimi per chilowatt – racconta Antonio Di Stefano -. A dicembre il contratto scade e la stessa società ci ha proposto prezzi bloccati a 0,31 centesimi. Questo vuol dire che un’azienda come la nostra, che bimestralmente paga 650 euro, si troverà a sborsare indicativamente 1950 euro”.


Viterbo - Antonio Di Stefano

Viterbo – Antonio Di Stefano


Antonio Di Stefano, assieme ad Andrea D’Isernia, gestiscono da quasi trent’anni un centro di stampa digitale, l’Ad Grafica, diventato col tempo un vero e proprio punto di riferimento ben oltre le mura di Viterbo. Qui “la corrente” manda avanti tutto. E a sua volta, quello che l’azienda produce va a costruire l’immagine di altre aziende. Le fa conoscere meglio, portandosi appresso clienti o nuova clientela.

“Questo aumento impressionante dei costi dell’energia – prosegue Di Stefano – compromette anche gli investimenti. Ad esempio, per quanto mi riguarda, l’acquisto di macchinari”.

Se infatti un imprenditore mette in cantiere nuovi investimenti, l’aumento dei prezzi da un momento all’altro costringono a cambiare i piani in corso d’opera. Quello che avrebbe potuto investire per migliorare la propria azienda, lo deve invece spendere per pagare le bollette, spostando le proprie risorse da una voce all’altra del bilancio. Con la speranza che le risorse da utilizzare per luce e gas non erano prima destinate ad estinguere un debito oppure la rata di un mutuo.


Viterbo - L'Ad Grafica di Antonio Di Stefano

Viterbo – L’Ad Grafica di Antonio Di Stefano


Cristina Arena è proprietaria di uno storico negozio di animali. Lo Zoo 2001. Il richiamo è al film di Kubrick “2001, Odissea nello spazio”. All’interno prodotti e piccoli animali, pesci, uccelli, conigli, acquari e tolettatura. 

“Consumiamo molta corrente – commenta Arena -. Qui va tutto a gas e fon. Ci sono poi la caldaia e gli acquari con i riscaldatori. Tutto questo porta via molta energia. E d’inverno sarà ancora peggio”. “Un aumento dei costi – fa notare Arena – che si ripercuote su tutta la filiera. Produttori, negozi e clienti. Soprattutto i clienti, che poi vanno a pagare il prezzo finale conseguenza appunto di tutti gli aumenti”. In sintesi, aumenta il costo di produzione e in proporzione quello alla vendita, sia nel rapporto fornitore-imprenditore sia tra imprenditore e cliente finale che, fra l’altro, già di suo deve pagare le bollette di casa.

Quanto è aumentata la bolletta? “Per il bimestre novembre-dicembre 2020 – risponde Cristina Arena – abbiamo pagato 400 euro. L’anno dopo, stesso bimestre, gli euro sono diventati 800”.


Viterbo - Gli acquari dello Zoo 2001 di Cristina Arena

Viterbo – Gli acquari dello Zoo 2001 di Cristina Arena


“Un impatto notevole – sottolinea Luana Fortunati dell’Antica latteria-La bottega del cacio -. Una situazione che si va ad accumulare ad altre spese fisse, come l’affitto. Senza considerare poi gli aumenti continui che riguardano tutto ciò che serve all’attività economica, come plastica e carta. Una situazione che ci sta mettendo in difficoltà, senza neanche sapere se le bollette aumenteranno ancora oppure no. Per come stanno messe le cose per molte attività il rischio chiusura è concreto”.


Viterbo - Luana Fortunati

Viterbo – Luana Fortunati


Di fronte a uno scenario del genere che armi ha un’azienda? A suggerirle è Antonio Di Stefano.

La prima. “Controllare giornalmente che non ci siano delle variazioni al ribasso rispetto ai prezzi della società con cui uno sta. Vanno tenuti sotto controllo tutti i siti web dei grossi gestori di energia per capire l’andamento dei prezzi”. 

La seconda. “La partecipazione attiva alle comunità energetiche che per statuto hanno la necessità di poter ridistribuire eventuali investimenti. Noi ci stiamo informando per vedere se, a livello di normative europee, si possono attivare delle mini comunità energetiche diffuse. Ad esempio. Ho due utenze casalinghe e un tetto privato. Questo mi dà la possibilità di costruire un impianto fotovoltaico. Ma, non potendolo fare nel centro storico, cerco di fare in modo che la corrente elettrica in sovrapproduzione della mia abitazione possa andare a beneficio della mia attività”.


Viterbo - Il bancone dell'Antica latteria di Luana Fortunati

Viterbo – Il bancone dell’Antica latteria di Luana Fortunati


La terza. “L’acquisizione del diritto di superficie. Si tratta di un accordo tra privati, ad esempio una palazzina del centro storico. Il tetto di solito è proprietà condominiale. L’idea è quella di acquistare il diritto di superficie per fare in modo che la nostra attività produttiva possa installare sul tetto una quantità necessaria di fotovoltaico quanto meno per l’abbattimento del numero di chilowatt che noi preleviamo dalla rete”. 

Infine un suggerimento alle istituzioni. “Le istituzioni locali – conclude Antonio Di Stefano – potrebbero a loro volta attivare il reddito energetico di cittadinanza come è stato fatto a Porto Torres in Sardegna. Questa città ha istituito un fondo rotativo di 500 mila euro investendo per l’installazione del fotovoltaico sulle case popolari e sulle abitazioni delle famiglie che hanno difficoltà a pagare le bollette. L’impianto fotovoltaico rimarrebbe di proprietà del comune e alla famiglia verrebbe dato tutto il fabbisogno necessario in termini di energia, cioè un reddito energetico di cittadinanza. Inoltre il surplus potrebbe essere ceduto al gestore dei servizi energetici (Gse). Il maggiore introito verrebbe infine riaccumulato dal comune con la possibilità di investirlo sempre su problematiche di carattere sociale”.

Daniele Camilli 


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7 settembre, 2022

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