Bassano Romano – (sil.co.) – Accusato di avere dato della “zoccola” alla vigilessa che gli aveva appena fatto una multa per divieto di sosta, è stato assolto giovedì con formula piena dal giudice Elisabetta Massini.
Imputato un quarantenne di Bassano Romano che lavora in Vaticano, il quale ha sempre negato di avere proferito le parole: “Zoccola, mignotta, mo’ te vengo a da’ du’ pizze, ti metto sotto con la macchina, ti stacco la capoccia”. E di avere tentato di investirla.
Sorpreso in divieto di sosta nel primo pomeriggio del 6 agosto 2015 a Bassano Romano, avrebbe insultato e minacciato la vigilessa del paese, che lo ha denunciato e si è costituita parte civile al processo.
“Io sono abituato a confrontarmi ogni giorno con la gendarneria e le guardie svizzere del papa, non uso quel tipo di linguaggio”, ha detto l’uomo, difeso dall’avvocato Noemi Palermo, durante l’interrogatorio in tribunale del 24 settembre 2020.
“E’ stata lei a minacciarmi, dicendomi ‘zitto, sennò chiamo il carro attrezzi’ solo perché la pregavo di non farmi la multa. Abito proprio di fronte e c’era la porta di casa aperta, se avesse fischiato sarei corso. L’unica cosa che ho fatto è stata salire in auto, sbattere la portiera e spostarla”, ha proseguito.
Tra i testimoni il fratello, pure lui multato. “Erano le 14 e siccome mio fratello era in ritardo da Roma, avevo portato io il latte alla compagna per la bambina, che aveva sei mesi. Un’amica ha visto la vigilessa e ci ha telefonato. Siamo scesi di corsa, ma a me aveva già fatto la multa e a lui no, per cui l’ha pregata di evitare. Non c’era nessuno in giro, era piena estate, facevano 40 gradi. E’ zona rimozione, è vero, ma quando la macelleria è chiusa ci parcheggiano tutti. Non l’ha insultata, è stata lei a dirgli che se non stava zitto chiamava il carro attrezzi”, ha detto.
La vigilessa, peraltro, dopo il presunto “incidente”, non sarebbe corsa immediatamente in caserma, ma sarebbe rimasta a fare contravvenzioni anche alle altre auto in divieto di sosta lungo la strada.
Adesso la presunta parte offesa rischia a sua volta una denuncia per calunnia.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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