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Viterbo - A processo con l'abbreviato un trentenne - In caso di condanna potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena

Omicidio di Natale, l’imputato: “Non volevo ucciderlo, è stato lui a puntarmi il coltello”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Riprenderà lunedì 12 settembre con un processo per omicidio volontario da celebrarsi a porte chiuse davanti al gup Giacomo Autizi col rito abbreviato secco l’attività del tribunale di Viterbo dopo la pausa estiva.


Viterbo - Omicidio di Natale in via Marini

Il delitto all’incrocio tra via Marini e via Polidori


Delitto la vigilia di Natale 2021

Imputato il 31enne nigeriano Nelson Christofer, che verso le 22,30 della sera della vigilia di Natale avrebbe colpito con un coltello da cucina, all’incrocio tra via Marini e via Polidori, il connazionale 28enne Enogieru Orobosa, morto durante la notte all’ospedale di Belcolle dove era giunto in fin di vita.

La vittima, deceduta a causa di una emorragia interna, era ancora cosciente al momento dei soccorsi, quando avrebbe fatto in tempo a dire: “Sono stato accoltellato dal mio coinquilino”. 

In caso di condanna, per via del rito, Christofer potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena. 


L’arma mai ritrovata

Ha sempre negato che il coltello fosse suo Christofer, in carcere da nove mesi. L’arma del delitto non è stata ritrovata.

“Non volevo ucciderlo, è stato lui ad aggredirmi, puntando contro di me il coltello che aveva in mano”, ha detto l’arrestato durante l’interrogatorio di convalida del 27 dicembre, rimanendo anche successivamente sempre fermo sulla sua posizione. “Il coltello non lo avevo io, lo aveva Orobosa. Me lo ha puntato contro perché non voleva che uscissi e io mi sono difeso”.


Viterbo - Omicidio di Natale - Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello

 Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello


Sempre col Vangelo in mano

Non si esclude un movente razziale. Christofer, che è cristiano, sarebbe religiosissimo e in carcere starebbe sempre col Vangelo in mano. La vittima, anche lui nigeriano ma nato in Ghana, sarebbe stato invece di un’altra etnia.

Sempre Christofer avrebbe il corpo pieno di cicatrici, “simboli” che gli sarebbero stati “disegnati” sulla pelle da persone della stessa etnia cui apparteneva la vittima, delle quali il 31enne avrebbe avuto paura, tra cui l’uomo venuto da Roma trovato sotto la doccia la sera della vigilia di Natale.


Giallo della ciabatta sulla scena del crimine

Sul luogo dell’accoltellamento, secondo il difensore Rolando Iorio del foro di Avellino, ci sarebbe stata un altro dei nigeriani, in tutto quattro compresi vittima e imputato, che si trovavano all’interno dell’appartamento in cui è scoppiata la lite, poi finita tragicamente in strada. Sul posto, infatti, è stata trovata una ciabatta insanguinata, che , diversamente da quanto emerso in un primo momento, non sarebbe appartenuta né a Christofer, né a Orobosa.

“La vittima, nelle foto scattate in ospedale, indossa dei mocassini. L’imputato, al momento del fermo, indossava delle scarpe ginniche, il cui numero è diverso da quello della ciabatta”, ha ricordato il legale al giudice all’udienza dello scorso 8 luglio.


Per la difesa l’imputato è uscito per primo

L’avvocato di Christofer avrebbe voluto sentire come testimone il connazionale la cui presenza in casa, sarebbe stata la causa del litigio. Venuto da Roma, sarebbe stato trovato sotto la doccia dall’imputato, il quale sarebbe andato su tutte le furie per la presenza dell’ospite inatteso. La richiesta è stata però rigettata dal gup Autizi.

Secondo l’accusa, durante la lite Christofer avrebbe impugnato un grosso coltello da cucina e Orobosa, spaventato, avrebbe lasciato l’appartamento, raggiunto da una coltellata all’addome in strada. Per la difesa è stato Christofer a uscire per primo, inseguito dalla vittima.

L’imputato, lasciato il ferito a terra, avrebbe quindi trascorso la notte tra il 24 e il 25 dicembre 2021 a casa di un amico. Una “latitanza” durate circa sei ore, mentre la vittima spirava in ospedale. Le manette sono scattate all’alba del 25 dicembre, verso le 5 del mattino, quando è tornato nell’appartamento che condivideva con la vittima. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 settembre, 2022

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