Omicidio di Natale – Il cancello dell’autolavaggio (nel riquadro la vittima Orobosa)
Viterbo – Sta in carcere da quasi un anno con l’accusa di omicidio, ma potrebbe essere finito dentro per un errore di traduzione. Nuovo colpo di scena, dopo la ciabatta insanguinata, al processo, che nel frattempo si va tingendo sempre più di giallo, per l’omicidio avvenuto la notte tra il 24 e il 25 dicembre 2021 all’angolo tra via Marini e via Polidori, due traverse di via Garbini. In carcere da quasi un anno un richiedente asilo nigeriano che si professa innocente, mentre l’arma del delitto non è mai stata trovata.
La sentenza, prevista ieri, slitta a novembre. Nel frattempo saranno nuovamente tradotte e trascritte da due periti nominati dal tribunale le dichiarazioni riportate nel verbale dell’udienza di convalida dall’imputato, che un mese fa, davanti al gip Giacomo Autizi, si è detto lui vittima di un’aggressione, spiegando di essere stato inseguito dalla vittima armata di coltello e chiuso dentro un cancello, professandosi innocente e dicendo di avere saputo solo dopo essere stato portato in carcere che il coinquilino con cui aveva avuto un diverbio la sera della vigilia era morto. Lui non aveva nemmeno visto che era ferito.
“Mi ha chiuso dentro il cancello del parcheggio dell’autolavaggio e aggredito col coltello”. Lo ha detto e ripetuto per oltre tre ore, rilasciando spontanee dichiarazioni, lo scorso 12 settembre, il 31enne nigeriano Nelson Christofer imputato di omcidio volontario per la morte del connazionale 28enne Enogieru Orobosa, deceduto durante la notte all’ospedale di Belcolle dove è giunto in fin di vita in seguito a una coltellata all’addome.
“Sono dichiarazioni contrastanti con quelle dell’epoca, ma rilasciate con tale fermezza e senza mai contraddirsi per cui la vicenda merita un approfondimento. Era dentro o fuori il cancello dell’autolavaggio? Quel che è certo, in base all’autopsia, è che Nelson Christofer non voleva uccidere, perché chi vuole uccidere non sferra un solo fendente”, ribadisce il difensore Rolando Iorio del foro di Avellino. Adesso anche il gup Giacomo Autizi vuole vederci chiaro.
“C’è il dubbio sulla posizione di Christofer nell’immediatezza dell’episodio delittuoso, quindi proprio per fugare ogni dubbio su dove si trovasse, se all’interno o all’esterno del parcheggio dell’autolavaggio, il presidente ha disposto questa perizia” , sottolinea Iorio.
La prossima udienza sarà il 3 novembre per sentire i periti e la requisitoria del pubblico ministero nonché la discussione dalla parte civile, mentre l’arringa della difesa è prevista e fissata per il 10 novembre.
Parti civili sono i familiari di Orobosa, sepolto due mesi dopo, il 23 febbraio 2022, al cimitero di San Lazzaro alla presenza di una cinquantina di connazionali. Il 28enne era venuto in Italia con un barcone, quattro anni prima, passando per la Libia, dopo avere attraversato il deserto.
Omicidio di Natale – Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello
Ha detto e ridetto, il presunto omicida Christofer, di essere stato messo all’angolo dal coinquilino che gli si sarebbe fatto sotto con un coltello e di essere riuscito a divincolarsi dopo una colluttazione.
“Il gip Autizi, che è persona di grande prudenza, di grande perizia e di grande esperienza, ha disposto una perizia al fine di reinterpretare, ritradurre, quelle dichiarazioni rese da Christofer nell’immediatezza dell’arresto, per poi confrontarle con le dichiarazioni fatte il 12 settembre. Il verbale di convalida dell’arresto sarà ritradotto, proprio perché Christofer ha lamentato che era stato mal tradotto. Il giudice ha nominato due nuovi periti, che ascolteranno il cd e quindi procederanno a una nuova traduzione e a una nuova trascrizione di quel verbale”, spiega l’avvocato Iorio.
“Orobosa è morto in seguito a un solo colpo secco. Chi accoltella per uccidere non sferra mai un solo colpo, ma più colpi alla vittima. Non è assolutamente questo il caso. Qui non ci sono coltellate multiple”, sottolinea il legale dell’imputato, che si è sempre battuto perché venissero seguite anche altre piste.
“Sulla scena del crimine c’era una ciabatta insanguinata che non poteva essere indossata né da Christofer, né da Orobosa – ricorda ancora – sarebbe stato interessante sapere a chi apparteneva e il suo ruolo nella vicenda, dal momento che era sicuramente presente”.
Rolando Iorio, difensore dell’imputato
“Orobosa – ha detto Christofer al gup Autizi – aveva in mano un coltello da cucina e lo rivolgeva verso di me con fare minaccioso. Io ho avuto paura che potesse accoltellarmi. A un certo punto della colluttazione, l’ho visto andare via, ma quando si è allontanato non mi sono accorto che fosse ferito. Ho pensato che stesse andando a cercare qualcuno, perché mi ha urlato ‘adesso chiamo i miei amici e ti faccio vedere’”.
“Un racconto molto dettagliato – ha spiegato il difensore – nel corso del quale Christofer ha detto di essere stato inseguito in strada dopo la lite in casa e che lungo la via ci sarebbe stata una colluttazione con Orobosa”.
“Io ero spaventato, avevo molta paura, temevo per la mia incolumità. Non l’ho inseguito. Gli sono solo andato dietro per pochi metri, per vedere che strada prendeva, poi me ne sono andato per un’altra strada”, ha proseguito Christofer.
L’imputato avrebbe saputo della tragedia solo dopo l’arresto, avvenuto sei ore dopo l’allarme, all’alba del 25 dicembre, quando, dopo avere trascorso la notte a casa di un amico, ha fatto ritorno, a sua detta del tutto ignaro, nell’appartamento dove si è scatenato il litigio col connazionale finito in tragedia in strada.
“Mi aveva rinchiuso dentro un cortile, ero prigioniero. Allora mi sono messo a spingere il cancello per scappare. Non so come si sia ferito Orobosa. A un certo punto ho spinto il cancello con forza, per aprirlo, liberarmi e fuggire via. Forse è stato in quel momento che Orobosa è caduto accidentalmente sulla lama”, ha insistito, fornendo la sua versione al gup Giacomo Autizi.
Silvana Cortignani
Multimedia: Fotocronaca: I funerali di Enogieru Orobosa – Video: La sepoltura
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY