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Tribunale - E' il presunto complice "napoletano" che sta scontando in carcere una pena definitiva a tre anni e mezzo - Sarà portato da Caserta a novembre

Auto rubate all’autosalone, imputato difeso da fratello: “Erano in conto vendita per Vincenzo Maresca”

di Silvana Cortignani
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Polizia - Operazione Castro

Polizia – Operazione Castro


Viterbo – Tutta colpa del “napoletano” che avrebbe portato sue auto in conto vendita nel piazzale. Anche il fratello del titolare dell’autosalone dell’Alta Tuscia imputato di riciclaggio per un presunto giro di auto rubate scoperto dalla polizia stradale ha tirato in ballo il presunto complice, un 34enne d’origine campana, Vincenzo Maresca, all’epoca residente a Canino dove lavorava per una rivendita di veicoli del posto, uscito di scena patteggiando una condanna a tre anni e mezzo, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito alternativo.

Proprio ieri Vincenzo Maresca avrebbe dovuto essere sentito, su richiesta del difensore Samuele De Santis, davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, ma si è scoperto che, nel frattempo, sta scontando la pena passata in giudicato nel carcere di Carinola in provincia di Caserta. E’ stata quindi disposta la traduzione del teste detenuto per la prossima udienza del 22 novembre quando, volente o nolente, su disposizione del tribunale sarà scortato a Viterbo dalla polizia penitenziaria per deporre.

Intanto è stato ascoltato il fratello dell’imputato, titolare dell’officina adiacente all’autosalone del congiunto, di cui è socio. L’imputato, un commerciante 44enne dell’Alta Tuscia sospeso per sei mesi durante il lockdown del 2020, è finito a processo nell’ambito dell’operazione Castro per un presunto traffico di auto usate in realtà rubate, clonate e riciclate, 13 delle quali vendute tra il 2018 e il 2019 a ignari clienti della rivendita viterbese, sequestrate durante le indagini della polizia stradale.


Polizia - Operazione Castro

Polizia – Operazione Castro


Nessuno dei due fratelli avrebbe più visto Maresca – nel frattempo finito ai domciliari col bravvialetto  – da quando è esploso il caso.

“E’ successo quando la stradale ha richiamato per un controllo una vettura venduta a una cliente di Marta. Lei ci ha avvisati e noi abbiamo fornito alla polizia tutta la documentazione delle auto vendute con Maresca, che nel frattempo non è stato più reperibile. Ci siamo quindi immediatamente attivati per risarcire i clienti, fornendo loro delle auto più recenti, rimettendoci circa 150mila euro”, ha spiegato il teste.

Ha quindi ricostruito, davanti alla pm Chiara Capezzuto, i rapporti intercorsi col “napoletano”, persona nota perché da circa tre anni viveva a Canino, dove lavorava per una rivendita del posto.

“Ha cominciato comprando da noi auto usate di poco valore, 1.000-1.500-2.000 euro. Poi il numero è salito, ne prendeva anche una decina alla volta, venendo a prenderle con la bisarca. A noi conveniva perché quei 2o-30mila euro erano tutti guadagnati, visto che prendeva anche auto incidentate o da rottamare”, ha spiegato il fratello dell’imputato.


Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis


A un certo punto, però, il Maresca avrebbe accumulato un debito che non riusciva a saldare. “Allora, per recuperare i soldi, ha cominciato a portare delle auto in conto vendita, che non sappiamo dove prendesse.  Ne abbiamo vendute una decina. Alcune d’importazione e senza targa, erano esposte sul piazzale. Se qualche cliente era interessato, era Maresca che provvedeva a tutto. Qualcuna è stata intestata a noi, dopo essere stata targata, perché nel frattempo, siccome c’erano sempre dei ritardi nella consegna, alcuni clienti hanno rinunciavano all’acquisto e prendevano altre vetture”, ha proseguito. 

Interrogato dal difensore Samuele De Santis, il fratello dell’imputato ha detto di non sapere dove Maresca prendesse le auto, né se le sue agenzie di fiducia fossero a Napoli, Mantova o in qualche altro posto. Non sarebbero state nella loro disponibilità neanche le schede tecniche delle vetture d’importazione soggette alle procedure di nazionalizzazione.

De Santis ha quindi detto di voler sentire, oltre al “napoletano”, anche un rivenditore di auto che, anche lui, avrebbe venduto un paio di vetture con Maresca. Infine ha chiesto alla pm Capezzuto se può riferire in aula su altri fascicoli collegati, aperti a suo tempo dalle procure di Avellino, Grosseto, Ancona e Mantova, per sentire eventualmente gli investigatori sui riscontri avuti nel corso delle indagini. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 ottobre, 2022

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