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Tribunale - Operazione Castro - Il processo si è chiuso con l'estinzione del reato dopo un anno e quattro mesi di misura alternativa - La difesa: "Ha risarcito le vittime"

Macchine rubate vendute ai clienti dell’autosalone, prosciolto titolare 48enne

di Silvana Cortignani
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Polizia - Operazione Castro

Polizia stradale – Operazione Castro


Viterbo – Operazione Castro, si è chiusa dopo sei anni con il non luogo a procedere per l’estinzione del reato grazie al buon esito della messa alla prova la vicenda giudiziaria del titolare 48enne di un autosalone dell’Alta Tuscia che nell’aprile del 2020, in pieno lockdown, fu sospeso per sei mesi dall’attività con l’accusa di riciclare vetture rubate e rivenderle come usato sicuro a ignari clienti. 

Fu invece arrestato un suo collaboratore originario di Napoli, il 37enne Vincenzo Maresca, poi condannato a tre anni e mezzo con lo sconto di un terzo della pena del rito alternativo scelto dalla difesa.

Riciclaggio. Un’accusa pesante, poi riqualificata in ricettazione nel corso del processo. Il che gli ha consentito la sospensione del procedimento, accordata il 8 gennaio 2024 dal collegio per un periodo di un anno e quattro mesi in cambio di lavori di pubblica utilità.

A chiedere la riqualificazione del reato è stato il difensore Samuele De Santis, il quale ha prodotto prove dei risarcimenti a coloro che si sono visti sequestrare dalla polizia stradale le auto comprate perché rubate. Alcuni hanno accettato un’altra vettura in cambio, altri hanno ricevuto l’equivalente ind denaro della somma spesa.

Il collegio, inoltre, ha disposto il versamento di una somma di 7500 euro all’assicurazione che si è costituita parte civile per il furto di due auto in realtà mai subito quindi vittima di truffa, passaggio necessario per l’ammissione alla messa alla prova. 


L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis


Ieri l’ultimo atto davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli. “L’imputato, che da sempre si è dichiarato estraneo alla vicenda – spiega l’avvocato De Santis – ha voluto risarcire di tasca propria tutti i clienti e le relative assicurazioni che avevano acquistato un auto poi successivamente fermata e controllata dalla polizia stradale”.

“Abbiamo fatto una scelta etica e morale – prosegue il legale dell’imputato – ci siamo assunti la responsabilità come imprenditori di risarcire i nostri clienti assumendoci un carico economico che non ci competeva, lo abbiamo fatto per uscirne puliti da questa storia”.

“Chi conosce il mio assistito – dice ancora De Santis – sa che persona è e quale sia stato il pegno umano, morale ed economico che ha affrontato in questi anni”

“Di certo – conclude il difensore – l’ipotesi dell’accusa era destituita di ogni fondamento e al più ci siamo assunti la responsabilità, anche questa secondo noi ultronea, di non avere controllato, smontando le auto che ci vendevano, che al momento dell’acquisto fossero in regola con ogni normativa vigente”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 giugno, 2026

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