Lago di Vico
Roma – (sil.co.) – Lago di Vico “avvelenato”, il procuratore generale della corte d’appello di Roma chiede la condanna (al minimo della pena) per gli ex sindaci Alessandro Cuzzoli di Caprarola e Massimo Sangiorgi di Ronciglione, assolti nel 2018 in primo grado senza nemmeno il processo, difesi rispettivamente dagli avvocati Luca Chiodi e Antonello Stella.
Al via, ieri, la discussione del processo di secondo grado, che proseguirà il prossimo 25 gennaio, quando, dopo l’accusa, sarà la volta dei legali di parte civile e delle difese.
A maggio del 2018 sono stati assolti dalla pesante accusa con formula piena in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo ex articolo 129, ovvero senza bisogno che l’istruttoria avesse inizio, anche se poi il processo è proseguito con tutti i testimoni per le altre imputazioni, da cui sono stati anche assolti, con sentenza in giudicato.
E’ il processo d’appello “arsenico e alghe rosse”, che avrebbe dovuto inizialmente celebrarsi il 6 giugno 2020 davanti alla corte d’appello di Roma, poi slittato a causa del Covid. Datatissimi i fatti per i quali dopo oltre un decennio sono ancora imputati Cuzzoli e Sangiorgi: indagati, rinviati a giudizio e assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate. Secondo la procura, tra il 2007 e il 2011, non avrebbero adottato tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.
Il procedimento è figlio del ricorso presentato dalla procura della repubblica di Viterbo e dalle sei parti civili (Comitato acqua potabile, con l’avvocato Riccardo Catini; Accademia Kronos, con l’avvocato Ottavio Maria Capparella; Codacons, con l’avvocato Giuliano Leuzzi; Codici ambiente; due privati cittadini presunte vittime dell’inquinamento) contro la sentenza d’assoluzione di Cuzzoli e Sangiorgi dall’accusa di disastro ambientale.
In primo grado Cuzzoli e Sangiorgi sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” in quanto, secondo i magistrati, che hanno dato ragione alla difesa, dalla relazione del professor Pietro Gallina non sarebbe emersa alcuna prova a sostegno dell’accusa di disastro colposo. Si tratta del consulente della procura, sentito in sede di incidente probatorio, secondo il quale il lago non sarebbe stato né eutrofizzato, né inquinato. Il consulente lo ha definito una “tigre dormiente”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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