Viterbo – (sil.co.) – Maniaco in azione al Pilastro, è slittato ancora una volta il processo al settantenne recidivo, residente nel quartiere a due passi dal cento storico, accusato di violenza sessuale su minori. “So che sei brava a fare i b…, perché non me ne fai uno?”, avrebbe detto a una tredicenne che stava portando a spasso il cane, sotto gli occhi della madre affacciata alla finestra. La donna, alle grida della figlia, si è lanciata in strada.
Viterbo – Viale Bruno Buozzi – foto di repertorio
Questo martedì il processo è stato rinviato dal collegio al 14 marzo, quando saranno calendarizzate le prossime udienze, in seguito ai recenti avvicendamenti di giudici al tribunale di Viterbo.
L’uomo, nell’autunno di tre anni fa, avrebbe apostrofato con frasi oscene e poi messo le mani addosso a una tredicenne, intercettata mentre portava a spasso il cane sotto gli occhi della madre affacciata al balcone, che dopo essersi precipitata in soccorso della figlia, è corsa a denunciarlo.
“So che sei brava a fare i b…, perché non me ne fai uno?”, le avrebbe detto, spaventando a morte la vittima che si è messa a urlare richiamando l’attenzione della madre.
Era il 18 ottobre 2020 quando, in viale Bruno Buozzi, l’imputato, oggi 73enne, si sarebbe rivolto con questa parole alla tredicenne che stava portando a spasso il cane al guinzaglio, afferrandola per un braccio e tirandola verso di sé.
Alla scena, come detto, ha assistito da casa la madre dell’adolescente che, sentite le parole e visto l’uomo strattonare la figlia, che ha urlato terrorizzata, si è precipitata in strada in soccorso della tredicenne.
Per questo il settantenne – un “maniaco seriale”, stando ai precedenti, con recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale – è finito a processo davanti al collegio con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.
La versione della vittima è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Mancini, non ha testimoni, per cui, nonostante il rinvio di ieri, si prevedono tempi brevi per il processo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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