Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle – Immagine di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Banda del buco, alle battute finali il processo davanti al collegio ai cinque romeni, tre uomini e due donne, accusati di far parte di un sodalizio criminale che tra il 2014 e il 2015 avrebbe messo in croce gli esercizi commerciali di Viterbo e provincia, privilegiando la grande distribuzione.
La notte tra il 21 e il 22 agosto 2014 sarebbero riusciti in una volta sola a rubare 25mila euro in biancheria per la casa, calzature e abbigliamento presso un grande magazzino sulla Cassia Nord, alle porte di Viterbo.
Presunte menti dell’associazione a delinquere, attiva a Viterbo e provincia tra il 2014 e il 2015, secondo l’accusa, due fratelli, difesi dall’avvocato Andrea Fabbio.
Durante il lungo processo, rinviato questo martedì alla prossima primavera per fissare la discussione, è emerso un particolare curioso relativo alle indagini. condotte sia dalla polizia che dai carabinieri, giunte in breve a una svolta grazie alle “rivelazioni” di uno dei complici, finito ricoverato, completamente ubriaco, al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
Traditi da un complice ubriaco a Belcolle
“A gennaio 2015 la volante è intervenuta al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle per un ubriaco romeno che stava dando in escandescenze, così è venuto fuori di un garage con nascosta della refurtiva”, ha spiegato in aula un poliziotto della squadra mobile.
Era al quartiere di Santa Lucia, sulla Teverina, nell’immediata periferia di Viterbo. “Siamo andati in via Madre Teresa di Calcutta e i condomini sono subito scesi per dirci che c’era un via vai sospetto. All’interno abbiamo trovato refurtiva riconducibile a quattro furti: un prosciutto da 162 euro con ancora il cartellino del prezzo, rubato in un supermercato vicino alla questura; una marea di pneumatici rubati tutti presso un punto vendita di Vetralla nell’ultimo mese, nel corso di più raid, di marche di cui l’attività aveva l’esclusiva a livello nazionale; una macchina per il caffè e sacchi di caffè rubati presso un bar vicino alla motorizzazione: e una quantità incredibile di placche antitaccheggio, nonché la cassaforte e lo scontrino con l’incasso scritto a penna del colpo di agosto al grande magazzino Carabetta sulla Cassia Nord“.
Grazie al paziente scalmanato dell’ospedale, refurtiva di ogni genere, destinata anche all’esportazione, è stata trovata occultata anche in altri due garage presi in affitto a Viterbo dai banditi: oltre a quello in via Madre Teresa di Calcutta nel quartiere di Santa Lucia, uno in viale Bruno Buozzi al Pilastro e l’altro in via Igino Garbini a Villanova.
Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
Dalla carta igienica all’olio per i motori…
Li hanno scovati e arrestati in nove, tutti romeni, polizia e carabinieri. In cinque, tre uomini e due donne, tuttora a processo davanti al collegio con la pesante accusa di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di oggetti di provenienza furtiva.
Nell’arco di un paio di anni, avrebbero rubato di tutto dappertutto. Dai generi alimentari nei supermercati alle scarpe nei negozi monomarca, dall’abbigliamento ai cosmetici e profumi nei negozi griffati delle gallerie dei centri commerciali, dagli attrezzi da lavoro ai pneumatici presso le maggiori rivendite della Tuscia, dalle macchine da caffè alle confezioni di caffè, dall’olio per motori alle lampadine per i fari delle macchine, dai rotoli di carta igienica agli asciugatutto.
Il 6 marzo 2015, presso un punto vendita della grande distribuzione alimentare, avrebbero fatto man bassa di salumi, liquori e quant’altro col marchio, per cui facilmente riconoscibili e restituiti, come negli altri casi, alle vittime. Presso un ingrosso di Ronciglione, da dove sarebbero sparite bottiglie e bottiglie di liquori, rubati da banditi travisati sotto gli occhi della videosorveglianza, sono stati rubati in una volta anche 24 pacchi di caffè Lavazza Oro.
Articoli: Banda del buco, sfilano le vittime: “Ladri traditi da linee esclusive della grande distribuzione” – “Refurtiva stipata in tre garage al Pilastro, Santa Lucia e Villanova” – Colpo grosso della “banda del buco” con bottino da 25mila euro, in nove a processo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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