Viterbo – La polizia in centro
Viterbo – (sil.co) – Accusato di avere rotto il naso alla ex con una testata e di averla minacciata “tanto ti farò il culo”, è stato condannato ieri dal collegio a due anni di reclusione e a una provvisionale di tremila euro alla vittima.
Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia un 48enne difeso dall’avvocato Emanuele Barbacci, per il quale l’accusa aveva chiesto una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione in primo grado.
Parte offesa una 32enne viterbese, che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Luigi Mancini.
Il difensore di parte civile Luigi Mancini
Sopraffazioni e vessazioni sarebbero cominciate nell’ottobre del 2018, mentre l’ultimo episodio risalirebbe al 13 aprile 2021, quando l’imputato avrebbe aggredito, ingiuriato e minacciato per l’ennesima volta al telefono la ex, dopo avere scoperto che nel frattempo aveva un altro.
Per lui è scattata la misura del divieto di avvicinamento alla donna, che ha fatto seguito a un primo ammonimento del questore risalente al precedente mese di novembre. Il processo è finito col giudizio immediato.
Contro l’imputato anche la trascrizione di alcuni vocali Whatsapp ritenuti significativi dall’accusa, in uno dei quali si sente il 48enne minacciare la trentenne di fargliela pagare: “Tanto prima o poi ti farò il culo”.
Tutto sarebbe partito dall’interruzione della convivenza, decisa dalla ex e mai accettata dall’imputato, il quale, scoperto che nel frattempo la donna aveva iniziato a frequentare un altro, invece di arrendersi, si sarebbe reso protagonista di un’escalation di atti volti a imporle un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile, coinvolgendo anche il figlio minore della coppia davanti al quale l’avrebbe appellata con termini quali “troia”, “puttana”, “zingara” e peggio.
Il difensore Emanuele Barbacci
La vittima sarebbe stata anche picchiata dall’imputato che, di sovente in stato di ubriachezza, oltre a coprirla di insulti e offese l’avrebbe spesso presa a schiaffi e, in una occasione, le avrebbe anche sferrato una testata sul naso solo perché si sarebbe “permessa” di far avvicinare il figlio da un altro uomo.
Nella primavera di due anni fa, avuta contezza che lei era intenzionata a rifarsi una vita senza di lui, il 48enne sarebbe arrivato al punto di minacciare di ucciderla e di uccidersi qualora non fossero tornati insieme, spaventandola talmente tanto al telefono da convincerla che era arrivato il momento di sporgere querela.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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