Guardia di finanza
Civita Castellana – (sil.co.) – Poliambulatorio “privato” alla cittadella della salute, dodici dei sedici indagati della maxi inchiesta della guardia di finanza sfociata nel luglio 2020 nell’operazione Panacea sono stati rinviati a giudizio il 25 maggio dal gup Savina Poli del tribunale di Viterbo, su richiesta della procura guidata da Paolo Auriemma.
Sono imputati di truffa aggravata allo stato. Al centro una presunta attività professionale “extramoenia” senza la prevista autorizzazione svolta da diversi professionisti in un centro medico di Civita Castellana.
Militari del comando provinciale di Viterbo, nell’estate di tre anni fa, eseguirono un sequestro conservativo “ante causam” di immobili, emesso dalla corte dei conti per il Lazio, nei confronti di 13 medici, per un ammontare complessivo di 2 milione 803mila 442,72 euro a garanzia del danno erariale cagionato in danno alle Asl di appartenenza.
Del caso si è occupata anche la sezione umbra della corte dei conti che nell’autunno 2021 ha condannato i tre medici dell’ospedale Santa Maria della Scala di Terni coinvolti nell’indagine a risarcire l’azienda ospedaliera e l’Usl Umbria 2 per un totale di oltre 180mila euro, contestando loro la “indebita percezione dell’indennità esclusiva” in relazione all’attività professionale prestata “extramoenia” alla Cittadella della Salute di Civita Castellana, non essendo autorizzati come invece prevedono i regolamenti Alpi (Attività libero professionista intramuraria).
L’attività svolta dallo studio medico era pubblicizzata attraverso una bacheca nella sala d’aspetto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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