Viterbo – “La scuola deve aiutare gli studenti a trovare la loro strada, a scoprire le proprie vocazioni e a maturare un senso civico profondo, appassionandosi alle cose che fanno”. Clara Vittori, dirigente scolastica dell’istituto superiore Mariano Buratti di via Tommaso Carletti a Viterbo. Il liceo classico di una volta oggi suddiviso in due indirizzi: classico, appunto, e linguistico. Una scuola che, grazie al lavoro di Vittori, ha avviato nel corso degli anni una trasformazione radicale, inclusiva e capace di guardare al futuro partendo dall’attualità del presente e della tradizione del passato. Un punto di riferimento per tutti i ragazzi e le ragazze della Tuscia, nessuno escluso. Ieri il primo giorno di lezioni nelle scuole della Tuscia.
“Mi aspetto che ciascun studente pensi che può fare delle cose – ha poi proseguito Vittori – che incontrerà delle difficoltà, ma che le difficoltà si superano e che non deve vivere per il mito del successo. Poi cerchiamo di far capire ai ragazzi che possono fare qualsiasi cosa. Il nostro obiettivo è accompagnarli all’età adulta capaci di scegliere fiduciosi. Consapevoli che il meglio di una persona può venire fuori da qualsiasi scuola”.
Alle spalle della dirigente Clara Vittori, la bandiera italiana e in calce l’articolo 34 della costituzione: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
1200 studenti in tutto, 700 al linguistico e oltre 400 al classico, con un corpo docente di 120 persone affiancate da 30 lavoratori del personale Ata. Fuori, all’ingresso dell’istituto il ricordo del partigiano Mariano Buratti, cui è dedicata la scuola, e quelli del sindaco viterbese di Roma Luigi Petroselli e degli studenti morti durante le guerre mondiali. Una scuola che ogni anno è punto di riferimento per le commemorazioni del 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo.
Viterbo – La dirigente scolastica Clara Vittori
Clara Vittori, cosa significa dirigere un istituto scolastico oggi rispetto al passato?
“Possiamo ragionare su tanti passati. La condizione scolastica oggi è molto diversa rispetto a 10 anni fa e un altro mestiere rispetto invece a 25 anni fa. Figuiriamoci se andiamo ancora indietro nel tempo quando il preside era un primus inter pares e si occupava di divulgazione culturale delegando il compito della gestione organizzativa della scuola alla segreteria e ai vice presidi. Un mestiere, il nostro, che si è evoluto negli ultimi 10 anni. In modo non sempre positivo. Adesso siamo molto assorbiti dagli aspetti gestionali e organizzativi. Un vero e proprio cambio di paradigma. C’è inoltre tutto un apparato di burocrazia molto più pesante, appesantito anche dalla gestione dei fondi europei ai quali, ovviamente, tutti noi chiediamo di accedere perché ti consentono di fare delle cose che non potresti fare con i soli finanziamenti ministeriali. Quindi il nostro è diventato sempre più uno bilanciamento sul management a discapito della leadership educativa. È chiaro tuttavia che quest’ultima deve rappresentare sempre il centro del tuo lavoro, perché la scuola non nasce per produrre atti ma per educare. Però di fatto investirci energie è più complicato che in passato. Recentemente c’è poi un altro aspetto che assorbe tantissimo e che per una scuola come il classico è sempre stato secondario”.
Qual è?
“È la questione dell’inclusione scolastica, cioè il fatto di occuparsi di bisogni completamente nuovi”.
Ad esempio?
“I disturbi di tipo emotivo che sempre più frequentemente scivolano in vere e proprie patologie e disturbi psichici come l’ansia ingovernabile. Un compito abbastanza inedito che la fase del Covid ha spinto all’ennesima potenza. Un aspetto molto delicato della vita degli adolescenti che dobbiamo gestire e che richiede molto tempo”.
Viterbo – L’istituto superiore Mariano Buratti
Come viene gestita invece la multiculturalità che sta caratterizzando sempre di più anche contesti come quello della Tuscia e della città di Viterbo?
“Personalmente ho gestito scuole dove la presenza delle comunità stranieri era molto forte, come all’istituto di via Emilio Bianchi a Viterbo, l’istituto De Amicis. Al liceo, fino a qualche anno fa, gli studenti stranieri o figli di stranieri erano pochissimi. Ultimamente il numero è aumentato. Inoltre fino a qualche anno fa erano solo al liceo linguistico, attratti dalla possibilità di parlare altre lingue straniere, nonostante di partenza già ne conoscessero due se non addirittura tre. Negli ultimi anni il numero degli studenti stranieri è aumentato anche al classico. Studenti provenienti dalla Cina, dal Sudamerica o dall’Asia. Abbiamo pure studenti che vengono dal nord Europa. Studenti che non si lasciano spaventare dalla difficoltà aggiuntiva dello studio delle lingue classiche, latino e greco, che presuppongono una padronanza di tutte le strutture grammaticali della lingua italiana. Gli studenti stranieri per noi sono una risorsa”.
Al classico ci sono mai stati studenti stranieri appena arrivati in Italia?
“Sì, abbiamo avuto studenti iscritti al primo anno che non parlavano l’italiano. In quel caso sono stati affiancati con i corsi di Italiano e hanno avuto un piano didattico personalizzato. Un lavoro che ha dato ottimi risultati”.
La presenza di studenti stranieri o figli di stranieri come impatta su una scuola che si fonda sugli studi classici, cioè su una forma mentis che è propria solo del mondo occidentale?
“C’è sempre una fase di avviamento e consolidamento che caratterizza il primo anno. Un lavoro per dotare tutti gli studenti di quelle conoscenze necessarie che sono le basi di materie come greco e latino, così come per tutte le altre materie. Dopodiché gli insegnamenti sono molto cambiati e sul piano del metodo è stato fatto un grande lavoro. Inoltre abbiamo completamente superato l’idea classista di un liceo classico frequentato solo da chi veniva qui già formato e pronto per seguire un certo standard entro il quale o ci stai o sei fuori. Le condizioni culturali e cognitive dei ragazzi possono sempre essere radicalmente trasformate. Se a uno studente si fa capire che deve avere fiducia nell’insegnante e in se stesso alla fine i risultati arrivano. Va detto poi che lavorando in questa direzione il numero degli studenti non ammessi e quello dei crediti a settembre si sono dimezzati. E alla maturità abbiamo un numero di studenti che escono tra l’80 e il 100 che è il triplo del numero degli studenti che escono tra 60 e 70. Portando avanti nel quinquennio quasi tutti gli studenti. Quindi portando avanti un metodo inclusivo che valorizza gli studenti non promuove solo a giugno, ma promuove innanzitutto la persona”.
Viterbo – L’istituto superiore Mariano Buratti
Che cosa si aspetta da uno studente del suo istituto alla fine del quinquennio?
“La scuola deve aiutare gli studenti a trovare la loro strada, a scoprire le proprie vocazioni e a maturare un senso civico profondo, appassionandosi alle cose che fanno. Mi aspetto quindi che ciascun studente pensi che può fare delle cose, che incontrerà delle difficoltà, ma che le difficoltà si superano e che non deve vivere per il mito del successo. Poi cerchiamo di far capire ai ragazzi che possono fare qualsiasi cosa. Il nostro obiettivo è accompagnarli all’età adulta capaci di scegliere fiduciosi”.
Come è cambiato il classico nel corso degli ultimi anni?
“Il liceo classico aveva dentro di sè l’idea di una scuola per eletti. Una scuola dove si poteva andare solo se si era già bravissimi a 14 anni. Una scuola che doveva applicare una selezione molto rigida anche nel corso degli studi per poter conservare questo primato di studenti che poi avrebbero rappresentato il meglio della società. Un’idea, questa del vecchio classico, sbagliata. Perché il meglio di una persona può venire fuori da qualsiasi scuola. Sono le persone che fanno la differenza, che si autodeterminano e scelgono la loro strada. Conserviamo la considerazione che la nostra sia una scuola di altissimo livello per il tipo di preparazione che offre e che sia ancora attualissima, ma è cambiato il curriculum che offriamo agli studenti”.
Viterbo – L’aula magna dell’istituto superiore Mariano Buratti
Quali sono i curricula che proponete agli studenti?
“Al classico abbiamo due corsi sperimentali. Il primo propone il curriculum di Cambridge international in tre materie: latino, matematica e inglese. I ragazzi fanno alcune ore di queste materie in inglese e più ore di questa lingua, preparandosi alle certificazioni dell’università di Cambridge. Ma l’aspetto interessante non è solo il potenziamento della lingua inglese, ma anche il fatto che in quelle materie il programma di studi è un mix del programma italiano e del programma che Cambridge propone in 160 paesi in tutto il mondo, con competenze diverse dalle nostre, a partire dalla matematica. Abbiamo poi un corso di curvatura biomedica che potenzia le scienze con un’ora aggiuntiva di laboratorio, più matematica e fisica. Gli studenti seguono poi tutto un programma con l’ordine dei medici per approfondire lo studio del corpo umano e le patologie per prepararsi alla professione medica e per superare il test di ingresso a medicina. La scuola propone infine due corsi di classico più tradizionali. Tuttavia agli studenti proponiamo tutta una serie di laboratori che vengono integrati nel curriculum che vanno dalla redazione digitale al potenziamento delle materie scientifiche fino alla scrittura creativa, al teatro e ai corsi di lingua, tra cui il tedesco. Abbiamo infine un gruppo sportivo con le varie discipline. Questo per vivere la scuola come un’esperienza di comunità, al di là della classe cui si appartiene. E sono tutte attività condivise con il linguistico”.
Viterbo – La sede della ex Cesare Pinzi dell’istituto superiore Mariano Buratti
L’istituto è dedicato al partigiano Mariano Buratti e all’ingresso ci sono targhe che ricordano la figura del sindaco di Roma Luigi Petroselli, nato a Viterbo, oppure gli studenti morti durante le guerre. Inoltre il classico ogni anno è punto di riferimento dell’anniversario del 25 aprile, festa della liberazione. Che ruolo ha la memoria storica del paese e del territorio nella gestione della scuola?
“Conta tantissimo e l’attenzione è costante. Ogni anno proponiamo più di un’occasione agli studenti per ricordare la figura e l’opera di Mariano Buratti. E lo facciamo con diverse iniziative. Abbiamo fatto anche un lavoro bellissimo con il professor Laterza ricostruendo con uno spettacolo, per un evento di public history proposto per la Notte nazionale del liceo classico, gli anni precedenti alla scelta che gli italiani fecero tra Repubblica e monarchia. Gli studenti hanno intervistato Laterza. Un’intervista inserita poi nel sito internet buratti.info, allestito durante la fase del Covid”.
Daniele Camilli
Articoli: “Primo giorno di scuola, un’emozione unica” – Il provveditore Peroni: “Gli studenti tornano in classe con tutti i docenti in aula, iniziamo con il 100% di copertura” – La sindaca Frontini: “Buon nuovo anno scolastico alle future donne e ai futuri uomini viterbesi” – Romoli (presidente della provincia): “La scuola è il pilastro della nostra società, la nostra risorsa più preziosa” – Friano (Carabinieri): “Solo attraverso uno sforzo collettivo potremo garantire un futuro di successo agli studenti” – Bambini (San Lorenzo Nuovo): “La scuola è un luogo di crescita, ciò che imparerete vi rimarrà per tutta la vita” – Giampieri (Civita Castellana): “Vivete la scuola come un’occasione” – Sandro Aquilani (Vetralla): “La scuola è un faro di conoscenza, un luogo in cui i vostri sogni e ambizioni prendono forma” – Pompili (Bassano in Teverina): “La scuola Dante Alighieri è un presidio fondamentale per tanti bambini e famiglie della Teverina” – Scuola si parte, suona la campanella per oltre 37mila alunni – La sindaca Frontini: “Riaprono le scuole, andate in classe usando i bus”
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