Viterbo – (sil.co.) – È stata giudicata incapace di intendere e di volere la 52enne arrestata a maggio per avere accoltellato il compagno, trovato in una pozza di sangue dai soccorritori, che hanno trasferito d’urgenza la vittima in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
Non luogo a procedere, dunque, per l’imputata, non punibile secondo le conclusioni del perito Jacopo Bruni, il professore nominato a luglio dal giudice Alessandra Aiello, motivo per cui lo scorso mese di settembre è stata trasferita dal carcere presso una struttura specializzata nel recupero di malati psichiatrici per essere sottoposta alle cure del caso.
Era il pomeriggio di domenica 7 maggio quando, per avere minacciato di morte e accoltellato il compagno, finito a Belcolle con una prognosi di 40 giorni, l’imputata è stata sottoposta al divieto di dimora a Viterbo dal giudice della convalida.
La misura non si è però rivelata efficace e dopo nemmeno un mese, il 6 giugno, la 52enne, che si era scagliata anche contro la polizia il giorno dell’arresto e ha dato in escandescenze in tribunale il giorno della direttissima, è finita ai domiciliari nella sua residenza di Roma, avendo violato la misura per stabilirsi a casa del nuovo fidanzato, restando sempre nel capoluogo della Tuscia.
Non contenta, a fine giugno non si è fatta trovare a casa dai carabinieri della capitale ed è stata infine rintracciata di nuovo nel Viterbese. Motivo per cui il primo luglio è scattato un ulteriore aggravamento della misura cautelare, stavolta con destinazione il carcere.
Lo scorso 12 luglio, giorno del processo, in aula era presente anche il compagno, che si è costituito parte civile con l’avvocato Stefano Billi. La donna, trattenuta per sicurezza nella gabbia di vetro riservata ai detenuti, ha urlato tutto il tempo “buffoni”, “sono io la parte offesa”, “vergogna” nonché insulti vari rivolti ai presenti.
Il difensore Ilaria Bertocci ha chiesto per l’imputata di procedere col rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, affidata dal giudice Alessandra Aiello al professor Jacopo Bruni, che si è preso due mesi di tempo per valutare la capacità di intendere e di volere della 52enne, la sua eventuale pericolosità sociale e se fosse per l’appunto da ricoverare in una struttura specializzata, tipo comunità terapeutica o Rems, per sottoporsi a cure adeguate.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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