Arlena di Castro – (sil.co.) – Assolto con formula piena il fratello accusato di avere preso a bastonate il fratello, a sua volta assolto dall’accusa di avergli rubato dei cavalli.
Ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi l’ultima udienza del processo per lesioni aggravate che si è aperto il 6 giugno 2019 con la testimonianza della presunta vittima. Un processo su cui hanno pesato i ritardi dovuti alla pandemia di Covid.
A suo tempo si parlò di tragedia sfiorata. Era l’11 maggio 2015 quando nelle campagne di Arlena di Castro, in località Banditaccia, i vecchi dissapori tra i due congiunti sfociarono in una corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Montefiascone e poi in un procedimento per lesioni aggravate a carico del presunto aggressore. Difeso strenuamente dalla moglie che, nel corso del processo, lo ha descritto come un uomo buono e dal carattere mite.
“Mio marito si muoveva a fatica per il mal di schiena, non ha spaccato alcun bastone sulla testa di mio cognato”, ha detto durante una delle udienze la moglie dell’allevatore accusato di avere brutalmente aggredito il fratello. Per la presunta vittima si parlò di una prognosi complessiva di 110 giorni, messa sempre in dubbio dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Corrado Cocchi, che per l’appunto ha chiamato a testimoniare la moglie dell’imputato.
“Erano circa le sette di sera e avevamo le pecore nel campo, dopo la mungitura, quando è arrivato mio cognato che voleva aprire a tutti i costi il cancello per fare entrare i cavalli. Siccome pecore e cavalli sono incompatibili, mio marito gli ha detto no, cercando di bloccare il cancello. Ma non avendo forza, perchè era pieno di dolori, mio cognato ha avuto subito la meglio, l’ha aperto e ha fatto passare lo stesso i cavalli”, ha detto la donna, negando bastonate. “Il cancello è pesante, fatto di tubi Innocenti, e mio cognato è uno che cade in continuazione da cavallo… “, ha aggiunto, mentre veniva incalzata dal difensore di parte civile Luca Paoletti.
“Quel terreno – aveva invece raccontato la presunta vittima – appartiene a tutti e due. Io ero andato a governare i cinque cavalli che stavano lì al pascolo. Ma li ho trovati chiusi, che non mangiavano. Allora sono andato per aprire il cancello, quando mio fratello mi ha dato una bastonata, anzi due. La prima sul braccio, che avevo alzato per scansare il colpo. La seconda in testa, quando il bastone si è rotto e io sono stramazzato per terra”.
Strada facendo, nel frattempo, la parte offesa, a sua volta imputato di furto aggravato in un altro processo, dove la vittima era l’attuale imputato, è stato anche lui assolto. Al centro del dibattimento un presunto furto di quattro cavalli, risalente a nove anni fa.
Articoli: Fa sfilare alla festa il cavallo del fratello che lo denuncia, assolto – Cavalli rubati e bastonate tra fratelli… – “Mio marito non ha preso a bastonate il fratello” – Fa sfilare il cavallo del fratello alla festa di Sant’Antonio, è guerra – Spacca un bastone sulla testa del fratello, tragedia sfiorata alla Banditaccia
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY