Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore è difficile per me rimanere indifferente alla scomparsa di Nando Gigli e, per quanto sia stato distante da quest’uomo per almeno trenta anni, non posso esimermi dal partecipare al ricordo di una figura così rilevante non solo per la vita e la cronaca recente della nostra città ma, soprattutto, per la mia stessa storia personale.
Nando Gigli
Così, sento il dovere di ricordare alcuni tratti, positivi e negativi, di un uomo importante e dotato di grandi abilità, capace allo stesso tempo di adottare scelte apprezzabili e commettere sbagli rilevanti e allo stesso tempo umani.
Si è detto in queste ore della sua capacità e anche del carisma indiscutibile che faceva di lui una persona apparentemente superiore che lo poneva come punto di riferimento, porto sicuro per gli amici e scoglio ineludibile per avversari esterni o interni alla Democrazia cristiana viterbese degli ultimi quaranta anni del ‘900.
Così è stato anche per me che iniziai il mio impegno politico nel movimento studentesco con i decreti delegati nel 1976 e da giovane militante della Dc nella corrente morotea del compianto e prematuramente scomparso sindaco di Vitorchiano, Renzo D’Orazi.
Morto Aldo Moro, non aveva tuttavia più molto senso rimanere in una corrente che, almeno allo stato delle nostre conoscenze di quei momenti, accusava partito, governo e stato di non aver voluto salvare il presidente della Dc e così, quasi naturalmente, mi ritrovai inserito nelle fila della compagine andreottiana capeggiata a Viterbo da Rodolfo Gigli.
E Nando era proprio un capo; non soltanto il consigliere regionale, assessore, poi presidente della regione e segretario provinciale del partito, era un capo nel senso delle norme del codice di Cichero che si addicono a chi guida e comanda che furono più volte ricordate da Paolo Emilio Tavani, un altro grande democristiano, nella sua attività di partigiano: “Quando si arriva alla fontana, quando si beve alla bottiglia, si beve per ultimo. Il capo beve per ultimo. Il capo mangia per ultimo. Il capo sceglie per ultimo il suo boccone. Il capo nella notte fa il turno peggiore”.
Questi era Rodolfo Gigli e, fra i molteplici, significativi, ricordi che potrei menzionare ne voglio citare due, uno positivo e uno negativo, a testimonianza di un’umanità che non sta a noi giudicare.
Il primo si riferisce a quando avevo venti anni ed ero, nel 1980, segretario comunale dei giovani Dc del capoluogo; nel 1979 si era dato vita all’esperienza del decentramento amministrativo e si era, l’anno successivo, votato per la prima volta per le circoscrizioni comunali a Viterbo. La Democrazia cristiana, così come pure il Pci, era una sorta di partito-stato che seguiva e copiava nella sua forma le istituzioni e la struttura del paese, così il partito viterbese che era ordinato nelle sezioni denominate Pianoscarano, Cappuccini-centro, Ellera-centro e Sturzo oltre a quelle delle frazioni, venne riorganizzato in nuove sezioni corrispondenti esattamente ai territori delle circoscrizioni.
Alla vigilia di questa notevole ristrutturazione Nando mi mandò a chiamare e quando fui di fronte a lui mi disse che aveva intenzione di affidarmi la segreteria politica della nuova costituenda sezione Centro; ricordo come fosse ieri che risposi di essere lusingato dalla proposta ma di non sentirmi all’altezza di un tale compito e lui mi rispose che se i cavalli non si mettono alla stanga non saranno mai in grado di cavalcare da soli o qualcosa giù di lì.
Nando Gigli e la Dc
Diventai così segretario di sezione e dopo pochi anni, sempre grazie a Gigli che mi aveva dato fiducia, anche presidente della II circoscrizione del comune di Viterbo.
Il secondo ricordo invece è negativo e fa riferimento alle lotte intestine esistenti in seno alla Democrazia cristiana, anche se forse sarebbe meglio dire alla politica, per cui non sono stato mai troppo bravo ad attrezzarmi e ad un – per me triste – errore di giudizio che provocò il mio allontanamento dalla corrente andreottiana.
Correva l’anno 1992 e nel tentativo che avrei rivisto di far fuori con ogni mezzo gli avversari interni, qualcuno – di cui oggi è più dignitoso omettere il nome – raccontò che assieme al mio amico di allora come di oggi, Aldo Fabbrini, funzionario alle Poste – avevamo boicottato la spedizione di lettere di invito ad un’assemblea congressuale allo scopo di comprometterne l’esito. Si trattava, non solo di una menzogna, ma di un reato vero e proprio che non avrebbe avuto senso compiere anche per la scarsa efficacia di fronte alla capacità di mobilitazione in periodo congressuale che la politica aveva ancora in quegli anni.
Eppure, Nando chiamò me e Fabbrini, ci chiese spiegazioni e non credette alle nostre assicurazioni circa la falsità dell’accusa. Da allora, pur rimanendo nel partito venimmo ostracizzati, fisicamente allontanati dalle riunioni di corrente e resi ininfluenti, sia pure per pochi anni, visto che di lì a poco, per la vicenda ancora oscura di Mani Pulite, la Democrazia cristiana si sciolse per diventare il Partito Popolare Italiano che, a sua volta si divise in Ppi e Ccd.
Per me, al tempo, fu una grande delusione ma non sarebbe stata l’unica nella mia esperienza politica e comunque ho il dovere di accompagnarla a molti altri ricordi ed eventi che per brevità non sto in questa sede a raccontare.
Tu, direttore, nel tuo ricordo hai definito Nando un “gigante”. Certamente era un uomo di grandissime capacità e intelligenza con un bagaglio di situazioni sia positive che negative ma è anche grazie a lui, per dirla con il filosofo francese Bernardo di Chartres e con Umberto Eco, che oggi noi “siamo come nani sulle spalle di giganti”.
Con l’occasione porgo le mie condoglianze ai congiunti ed, in particolare, alla amabile figlia Federica ed al genero ed amico Paolo e – nella mia veste di direttore dell’Archivio di stato di Viterbo – mi rendo disponibile, nei tempi che il dolore per la scomparsa richiede, per valutare assieme eventuali azioni tese ad evitare la dispersione delle sue carte e del suo archivio privato.
Angelo Allegrini
I funerali di Nando Gigli si terranno oggi giovedì 2 novembre nella chiesa di Santa Maria della Quercia alle ore 14,15.
Articoli: L’ultimo politico… di Carlo Galeotti – L’umiltà di Rodolfo Gigli… di Renzo Trappolini – Ubertini e Micci, Lega: “Nando ha insegnato con orgoglio e dedizione a tante persone il mestiere della vera politica” – Giuseppe Parroncini: “In Rodolfo Gigli ho trovato disponibilità al confronto e rispetto dell’avversario” – Daniele Sabatini (FdI): “Rodolfo Gigli è stato un modello per tanti” – La sindaca Frontini: “Un riferimento politico per più generazioni e per molti suoi colleghi” – Francesco Bigiotti: “Nando è stato in grado non solo di fare politica ma anche di insegnarla” – Rotelli, Giampieri e Buzzi: “Con la scomparsa di Nando Gigli si chiude un’era della politica viterbese” – Francesco Battistoni: “La scomparsa di Nando Gigli è una grave perdita umana e politica” – Roberto Talotta: “La morte di Nando Gigli lascia un grande vuoto nella politica viterbese” – Ciambella: “In consiglio ho scelto il posto cui sedeva Gigli perché è un esempio cui rifarsi sempre” – Gasparri: “La scomparsa di Gigli è una grande perdita per la comunità viterbese e non solo” – Giuseppe Fraticelli: “Nando ci diceva che la politica è uno strumento per migliorare le condizioni delle persone, mancherà a tutti” – Bandiere a mezz’asta in regione per la morte di Rodolfo Gigli – Nando Gigli, il 2 novembre alla Quercia i funerali – Laura Allegrini: “Era un uomo che sapeva trovare soluzioni e molto legato al territorio” – Alessandro Romoli: “Nando Gigli è stato un grande uomo, un amministratore capace e un politico attento e raffinato” – Giovanni Arena: “Nando per tutti noi è stato un grande maestro…” – Candido Socciarelli: “Da Nando ho imparato la dignità, la saggezza, la determinazione, la prudenza, l’importanza dell’amicizia” – Felice Casini (IV): “Perdiamo un grande politico e una persona leale e perbene” – Silvio Ascenzi: “Ha guidato la Dc viterbese con pazienza e lungimiranza anche nei momenti più difficili” – Udc: “Grazie d’esserti messo a disposizione fino all ultimo per tutti noi” – Di Sorte (FI): “Con Gigli se ne va una colonna portante della buona politica” – Marini (FI): “Se ne va un uomo che mi ha dato un vero insegnamento della politica” – È morto Nando Gigli
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