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Viterbo - Con la morte di Nando Gigli finisce un'epoca, scompare un mondo con i suoi chiari e i suoi scuri - Due interviste per ricordare un protagonista della vita sociale della Tuscia - I funerali si terranno giovedì, 2 novembre, nella chiesa di Santa Maria della Quercia alle ore 14,15 - VIDEO
Viterbo – La morte di Nando Gigli segna una cesura nella politica viterbese. Come dire: un prima e un dopo. Con Nando sembra finire quella che si potrebbe definire: la politica classica. Con uomini capaci di imbastire un discorso pubblico, fare una analisi, fare una sintesi, governare, guidare un partito e non farsi guidare, dare vita a una campagna elettorale tra la gente.
Nando Gigli intervistato da Carlo Galeotti nel 2012
Il personaggio, con cui ho avuto incontri e soprattutto scontri, oggi, vista la fauna di nani colorati che abita il mondo della politica, appare un gigante. Un uomo politico con tutti i fondamentali. Per ricordarlo mi piace ripubblicare una vasta intervista che mi concesse, pubblicata il 16 febbraio 2007 col titolo “Democristiano dentro”. Una intervista a tutto tondo. Una intervista vera, tra persone che forse ora appaiono di un altro mondo. Una intervista che, insieme a quella a video del 2012, mi sembra ricostruisca la caratura del personaggio politico che ha segnato, nel bene e nel male, la vita della Tuscia.
Carlo Galeotti
– La politica, se non ci fosse stata, l’avrebbe inventata lui.
Il suo nome è indissolubilmente legato al potere, nel bene e nel male. Anzi per molti a Viterbo è il potere. La sua vita è scandita dai ritmi della politica. Un cavallo di razza, come si diceva per i leader della Dc. Un democristiano dentro…
Nando Gigli
Rodolfo Gigli, detto Nando, nasce a via della Vittoria, l’attuale via San Bonaventura, il 24 giugno del ‘35. Una piccola via a pochi metri da porta Murata.
Segno zodiacale cancro.
Sposato, ha due figlie ormai grandi. Una fa l’avvocato; l’altra, laureata in economia, lavora in uno studio romano di consulenze finanziarie. Ha un nipote di tre anni, Luca.
Gli studi di Gigli sono di tipo scientifico. Prima la maturità al liceo scientifico Ruffini e poi gli studi statistici alla sapienza di Roma. Studi interrotti dalla passione politica come spesso accadeva in quegli anni.
Come e perché ha iniziato far politica? “Ho iniziato in maniera accidentale. Conobbi allora un giovane e promettente politico, Jozzelli che ho cercato di seguire un po’. Si creò intorno a lui un gruppo di persone affiatato. Piano piano la cosa m’interessò sempre di più. Il merito o la colpa vanno attribuiti Jozzelli. A lui va il merito di avermi aiutato, formato e quindi sostenuto nelle prime esperienze”.
Come conobbe Jozzelli? “Nel ’53 concorse alla Camera, aveva 27 anni, come antagonista Micara, che era sostenuto dal clero. Micara era nipote del cardinale Micara. Ma vinse Jozzelli. Fu una campagna elettorale tiratissima.
Una battaglia politica che mi fece amare la politica. Mi piacque l’ambiente intorno a Jozzelli”.
E in famiglia la politica … “Mio padre, Italiano, faceva il tassinaro. Era antifascista. Aveva simpatie di sinistra, anche se non era iscritto a nessun partito. Io agli inizi simpatizzavo per il Partito repubblicano. Quasi per un fatto istintivo. C’era stato il referendum sulla monarchia da poco. Tutto questo, prima di conoscere Jozzelli.
Jozzelli ha rappresentato forse la persona di maggior spessore morale, culturale e politico che abbia espresso questa provincia, ma anche tra i migliori della politica regionale. Era insegnante elementare laureato in lettere. Un uomo mosso da grande passione”.
E Andreotti? “Ho incontrato Andreotti tramite Jozzelli. Sono un andreottiano, mi verrebbe da dire, di riflesso.
Andreotti è una personalità sicuramente straordinaria ed eccezionale, conoscendo la quale era difficile ed è difficile tuttora non avvertire un sentimento di rispetto e ammirazione”.
Che cos’è per Gigli la politica? “Ho sempre considerato la politica lo strumento per risolvere o per contribuire alla soluzione di problemi generali. E ho sempre cercato di farla con passione e convinzione. Anche quando ho sbagliato.
Queste caratteristiche in verità credo che erano presenti normalmente tra quelli che facevano politica allora. A prescindere dall’appartenenza politica”.
Oggi la politica è cambiata? “Oggi le cose sono notevolmente cambiate e non giurerei che siano cambiate in meglio. Ma si badi bene è un fenomeno che ci coinvolge tutti. Se vuoi continuare a far politica devi prendere atto di questo cambiamento.
Prima c’era tensione, partecipazione convinta, disponibilità a un impegno non necessariamente finalizzato al raggiungimento di un obiettivo, anche legittimo, ma personale”.
Che cos’è il potere? Lei si è identificato col potere a Viterbo e non solo? “Questa è stata un mistificazione tesa ad attribuirmi, voglio essere onesto, colpe e meriti. Mi sono stati attribuiti fatti di cui non ero a conoscenza.
Mi sono reso conto di essere stato strumento ed elemento di copertura di tutta una serie di scelte, decisioni e atti, non necessariamente negative, di cui non ero neppure a conoscenza. Una volta finita la mia esperienza da sindaco, a palazzo dei Priori ci sono stati Rosati, Marcoccia, Ascenzi, Fioroni. Sfido chiunque a sostenere che io abbia guidato l’attività amministrativa di questi sindaci. Io non intervenivo mai. Intervenivo quando mi si chiedeva di intervenire, semmai. Non ho mai interferito nelle scelte amministrative che hanno riguardato il comune di Viterbo.
Anche le persone con cui non ho avuto un rapporto liscio, lo possono confermare. Mi limitavo a dare alcuni indirizzi di carattere politico generale”.
Ma un regno di Gigli è esistito. “Anche questa è una favola metropolitana. Forse poteva essere utile per gli altri. La gente pensava che tu eri onnipotente. Ma forse questo è un prezzo da pagare per chi fa politica in prima fila”.
Ma lei ha rappresentato un potere assoluto. “Una cosa del genere non mi ha mai interessato. Anche durante il periodo in cui ho fatto sindaco mi davano del podestà, come oggi dicono di Gabbianelli. Con una differenza: io ho fatto il sindaco dedicando al comune dalle 10 alle 12 ore al giorno. Questo mi portava a supplire alle carenze di qualche assessore, quando mi rendevo conto che le cose non marciavano. Ma ho sempre rispettato il ruolo degli assessore. Fare il sindaco era un impegno assorbente. Forse oggi è cambiato qualcosa”.
Cosa pensa di Fioroni? “Un giovane, ora un uomo, sicuramente capace e preparato, che fa politica con passione. Mi auguro che faccia bene il ministro e lo auguro a lui e al paese, ci mancherebbe!”.
E Sposetti… “Ricordo momenti di vivace confronto, quando ero nella Dc e lui nel Pci. Ma c’era sempre la ricerca di non trascendere. Di mantenere lo scontro su un piano politico. Cosa che quasi sempre si è riusciti a ottenere. È sicuramente una persona di valore che rispetto come uomo e come politico. Abbiamo buoni rapporti personali”.
Del presidente della provincia Mazzoli cosa pensa? “Lo conosco poco, temo che sarebbe un atto di presunzione esprimere un giudizio”.
E Gabbianelli? “Anche con Gabbianelli ci sono stati periodi di forte polemica e molto dialettici, per usare un eufemismo. Quando io ero nella Dc e lui nel Msi e rappresentavamo modi di concepire la politica diversi e antitetici. Gli riconosco comunque indubbie capacità di politico e amministratore”.
Quali sono le sue finalità politiche oggi? “Voglio concludere dignitosamente la mia esperienza politica attiva. Con la speranza di dare ancora un piccolo contributo alla soluzione dei problemi del territorio sul quale mi sono impegnato per alcuni decenni”.
Nel ‘95 si è ritirato dalla politica per cinque anni. Come ha vissuto quel periodo? “Il primo periodo serenamente, ma poi, lo confesso, con insoddisfazione e rammarico. Cominciavo ad avvertire la mancanza della politica. Per questo sono tornato a far politica sollecitato da Forza Italia”.
Ci sono giovani promettenti a livello viterbese? “C’è un bel gruppo di giovani che si è avvicinato alla politica e che sta dimostrando passione e volontà di impegno”.
Come ha vissuto la fase di Tangentopoli? “L’ho vissuta sicuramente male, come credo la gran parte della classe politica oggetto della particolare attenzione della magistratura.
È stato un periodo brutto, difficile, in cui c’era la sensazione, in molti di noi che avevano responsabilità politiche, di essere alla mercè dei giudizi della magistratura. Bastava un magistrato che pensava che eri una persona poco onesta, e ti arrestava”.
La sua valutazione politica? “È stata un’operazione chiaramente finalizzata alla decapitazione di un’intera classe dirigente. Che, sulla base spesso di semplici avvisi di garanzia, è stata spazzata via. Aprendo la strada ad alternative politiche diverse”.
È stato un danno? “Non posso dire che abbia fatto bene. È stata una rivoluzione senza sangue. Ma anche questa è un’affermazione relativamente giusta. Ci sono stati anche morti”.
Lei ha ricevuto avvisi di garanzia? “Ricevetti un unico avviso di garanzia da un magistrato romano per abuso d’ufficio perché non mi ero astenuto in giunta regionale su un atto di controllo relativo alla liquidazione d’alcuni straordinari dell’Istituto autonomo case popolari. Liquidazioni che l’istituto aveva deliberato a favore del personale dipendente, tra i quali c’era anche mio fratello. Tutto fu archiviato a livello di Gip, perché non c’era nessun presupposto”.
Perché fu proprio l’Icem a realizzare l’illuminazione a Viterbo? Una ditta, l’Icem in odor di mafia. “Ci fu una regolare gara al massimo ribasso, per l’illuminazione di Viterbo. L’Icem partecipò alla gara e la vinse. Non c’era nessun privilegio. Non li conoscevo. Tanto che non fecero lavori a regola d’arte e chiedemmo un risarcimento.
Sul caso poi la Procura della repubblica svolse un’approfondita indagine concludendo che non c’erano elementi nemmeno sotto il profilo del semplice sospetto.
Il procuratore Vito Giampietro scrisse letteralmente: “Gli atti e gli elementi di mero sospetto avanzati all’esito delle disposte indagini sono rimasti nient’altro che ipotesi gratuite e carenti di supporto probatorio.
La documentazione acquisita dà concreto affidamento circa la regolarità delle operazioni svolte e nulla, se non l’illazione malevola e gratuita, lascia supporre che a monte possano essere state consumate manovre fraudolente e illecite. Si esclude l’esistenza di tacite connivenze o di favoritismi”.
Un giudizio confermato dal giudice istruttore. Anche in quel caso fu tutto archiviato”.
E Salvo Lima che presiedette il congresso della Dc a San Martino? “Lo mandò Andreotti per essere tranquillo di quello che accadeva nel nostro territorio. Io non lo avevo mai visto prima. Era un nome come qualunque altro, per me. Non seguivo le vicende siciliane”.
Cosa pensa dell’accusa ad Andreotti per i suoi rapporti con la Mafia? “Credo sia stata un’ignobile montatura”.
Quali sono oggi i suoi rapporti con Andreotti? “Lo vedo difficilmente. Qualche volta l’incontro in Parlamento”.
Che cosa sono stati fascismo e comunismo? “Due ideologie disastrose, per l’umanità e il nostro paese. Che avevano molti punti di contatto. Uno dei quali era il culto della personalità”.
In una battuta qual è la differenza tra prima e seconda repubblica? “Intanto c’è da domandarsi se sia mai nata la seconda repubblica. L’elemento più evidente che differenzia la così detta seconda repubblica dalla prima è l’assenza della politica. È il prevalere di interessi settoriali e personali”.
A un giovane che voglia far politica oggi cosa direbbe? “Che la faccia con passione e con convinzione. E che è uno degli impegni più belli e anche necessari, se si vuole avere la speranza di migliorare le cose”.
Quali sono i suoi riferimenti culturali? “La dottrina sociale della chiesa. Sul piano strettamente politico, mi sento un degasperiano convinto”.
Cosa pensa dei Pacs? “Sono dell’idea che si stia facendo una grande confusione, che si poteva evitare. Non riesco a capire le ragioni dello scontro in atto. Le garanzie che alcuni si prefiggono di avere per le coppie di fatto credo siano già presenti nell’attuale legislazione. Almeno per quanto riguarda i diritti dei singoli. Direi che sarebbe stato più opportuno evitare di porre il problema, considerando quanti e quali sono i problemi veri di questo paese”.
Chi comanda oggi a Viterbo? “Non credo che ci sia qualcuno che comanda. Ci sono ruoli diversi affidati a soggetti diversi. Ruoli che forse dovrebbero essere svolti con maggiore consapevolezza dei limiti che comportano“.
Che cosa legge? “Soprattutto i giornali. Ho poi una serie di libri sul comodino che inizio a leggere e che mi riservo di completare”.
I film che ama? “I film d’azione, i gialli e i film storici. Per esempio Alexander”.
Che tipo di musica ascolta? “La musica leggera. E in particolare Baglioni e Renato Zero. I cantautori in generale”.
Insomma è un “sorcino”… Gigli sorride ma non risponde.
I suoi hobby? “Ho timore di non poter dire di avere un hobby. Curo senza grande passione una raccolta di francobolli. La porto avanti per inerzia. Colleziono Italia, San Marino e Vaticano. Speravo che le figlie continuassero, ma non le interessa. Ora spero nel nipotino”.
Per cosa vorrebbe che Gigli fosse ricordato? “Intanto spero di essere ricordato il più tardi possibile. Spero che le persone di buon senso mi ritengano una persona che ha fatto il possibile, secondo le sue capacità per questa città”.
La sindacatura Gabbianelli quando finisce? “A giugno del 2009. Una fine naturale”.
Pensa mai alla morte? “È un’idea che gli ultimi tempi mi torna in mente spesso. Nei confronti della quale ho atteggiamenti diversi e contrastanti. A volte la affronto con timore e preoccupazione. Ci sono poi momenti in cui la considerò in termini più sereni”.
C’è un al di là? “Sono un cattolico, credo che ci sia un al di là”
Gigli andrà in paradiso o all’inferno? “Solo il Padreterno può stabilire certe cose. Non sono un santo, sono un peccatore, ma non credo di esserlo tanto da andare all’inferno. Spero nella misericordia divina. Ma spero di poterlo verificare il più tardi possibile”.
Cosa non rifarebbe? “L’elenco è troppo lungo. Ma forse, tutto sommato, rifarei tutto quello che ho fatto compreso più di un errore. Bisogna prendere il buono e il cattivo delle proprie esperienze”.
Chi è Nando Gigli? “Un uomo come tanti altri, con pregi e difetti. Forse con più difetti. Un uomo che cerca di agire, almeno in politica, in maniera corretta e coerente. Uno che detesta l’ipocrisia e l’arroganza. E di converso preferisce la sincerità, la lealtà e la disponibilità al colloquio e al confronto. Insomma non sono un portatore di verità. E se c’è una parte di verità negli altri, sono pronto a modificare la mia posizione”.
Carlo Galeotti
I funerali di Nando Gigli si terranno giovedì 2 novembre nella chiesa di Santa Maria della Quercia alle ore 14,15.