Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Roma - Imputati un ex parlamentare di Forza Italia, un imprenditore e un dipendente viterbese di Leonardo spa-ex Finmeccanica - È l'inchiesta in cui fu coinvolto l'ex sottosegretario leghista Armando Siri - Un indagato nel frattempo è stato assolto

Mazzette per l’aeroporto di Viterbo, udienza fiume per sentire il colonnello dell’antimafia Rocco Lopane

Condividi la notizia:


Armando Siri

Armando Siri

Roma – (sil.co.) – Mazzette per l’aeroporto di Viterbo, udienza fiume per sentire il colonnello dell’antimafia Rocco Lopane.

È ripreso ieri a Roma con l’audizione dell’ufficiale della guardia di finanza il processo per concorso in corruzione a tre imputati. Sono l’ex parlamentare forzista Paolo Franco Arata, l’imprenditore Valerio Del Duca e il dipendente viterbese di Leonardo spa-ex Finmeccanica, Simone Rosati. Ci sono inoltre le società Etnea srl e Solcara srl, mentre sono parte civile il ministero delle infrastrutture e Leonardo spa.

Si tratta dell’inchiesta che ha coinvolto anche l’ex sottosegretario ai trasporti leghista Armando Siri, che ha scelto di essere giudicato con l’abbreviato e con lui anche Paolo Iaboni, superiore di Rosati, il quale nel frattempo è stato assolto. I sei, quattro persone fisiche e due società, erano finiti indagati nell’ambito di un’inchiesta della Dia coordinata dal pm Mario Palazzi.

Ieri pomeriggio udienza fiume presso il tribunale di piazzale Clodio, iniziata con la testimonianza del colonnello Rocco Lopane della direzione investigativa antimafia di Trapani, che lo scorso agosto, dopo tre anni, ha lasciato il comando provinciale della guardia di finanza di Agrigento per assumere un nuovo incarico al comando interregionale dell’Italia Sud–Occidentale di Palermo.

La tesi della procura è che Siri abbia esercitato pressioni sull’allora comandante generale della guardia costiera per far rimuovere un contrammiraglio dall’incarico di Rup nell’ambito di un appalto per la fornitura di sistemi radar Vts. Proprio su questo filone, l’8 giugno 2022, il tribunale di Roma ha assolto, “per non aver commesso il fatto ”, Paolo Iaboni, accusato anche lui di corruzione, in accordo con Rosati.

Due le vicende contestate a Siri, una delle quali riguarda l’impegno per realizzare un aeroporto a Viterbo e agevolare una fornitura di sistemi radar a Leonardo Spa. Su questo punto, Siri avrebbe ricevuto 8mila euro anticipati dall’imprenditore Valerio Del Duca e dall’ex dipendente di Leonardo Simone Rosati. 

Il riferimento ai soldi, secondo quanto ricostruito nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Iaboni, arriverebbe da un’intercettazione ambientale del 13 novembre 2018, in auto, in cui Rosati dice a un allora pubblico amministratore di Viterbo, estraneo all’inchiesta, che sentito a sit ha detto di avere pensato a una “millanteria”: “In settimana vado a bussare agli ‘amici tuoi’ è!?. (…) A Siri!!! (…) gli abbiamo dato 8mila euro!!! (…) Per niente….”. Ancora intercettato, il 5 dicembre 2018, Rosati, dopo aver incontrato Arata, “si lamenta fortemente – si legge nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Iaboni – di una persona che non sta facendo quello che avrebbe promesso”. “Ottomila euro – dice – e non gli frega un cazzo (…)”.

“Un processo surreale”, secondo l’avvocato Giuseppe Piccharelli del foro di Viterbo, che assiste Rosati. “Siamo sicuri – ribadisce il legale – che dal processo emergerà l’assoluta infondatezza dell’impianto accusatorio, che è fondato essenzialmente sul nulla, nonostante due anni di intercettazioni, rogatorie e ogni tipo di indagine utile che comunque non ha portato ad alcun risultato, perché secondo il capo d’imputazione hanno promesso ingenti somme di denaro e fatto una dazione di 8mila euro, somma che in realtà non è stata trovata da nessuno. Ma non solo non sono stati trovati i soldi, non c’è traccia neanche di quando glieli avrebbero dati, non ci sono stati incontri, non si conoscono, è veramente assurdo, un processo surreale”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
13 dicembre, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/