Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In un cinema-teatro di Viterbo era in programmazione un documentario indipendente sull’Ucraina, con l’intervento di giornalisti ed esperti. Dopo l’accorato appello di un esponente della destra viterbese (Barelli), rivolto a vescovo, sindaco e (troppa grazia) ai gestori del teatro, questi ultimi hanno preferito annullare l’evento. Scelta legittima, per carità. Ma secondo noi è un altro passo indietro del dibattito democratico, e in questo momento non se ne sentiva proprio la necessità.
Non entriamo nel merito delle posizioni espresse dal film, e peraltro prudenza vorrebbe che si evitasse di parlare di un film invocando l’uso strumentale che se n’è fatto altrove (come maldestramente capita a Barelli, che manca del tutto il bersaglio). Il problema è più generale.
Parliamoci chiaro: la narrazione dominante (quella maggioritaria nei media, nel governo e in gran parte della cosiddetta opposizione, in Italia) ripete da sempre che da una parte ci sono i russi cattivissimi, e dall’altra gli ucraini, che invece sono i buoni, che non annoverano al loro interno nessuna compagine neonazista, che sono una democrazia liberale, senza propaganda, che non commettono crimini di guerra e conducono una limpida battaglia di libertà.
La geopolitica ci insegna che questi schemi polarizzati non hanno nessun valore e non spiegano nulla, ma tant’è.
Il fatto è che comunque nel nome di questo discorso rozzamente binario alcuni governi (per fortuna pochi, a dire il vero, e col passare del tempo sempre di meno) hanno deciso di inviare armi all’Ucraina, partecipando così indirettamente a una guerra.
A nostro parere si tratta di una scelta disastrosa: ma è comunque una scelta politica. Solo che, appunto, in una democrazia dovrebbe essere contemplata la libertà di espressione anche per posizioni differenti, per voci critiche. E invece chiunque osi incrinare quel racconto e metterne in discussione alcuni aspetti, anche solo nella forma di un documentario seguito da dibattito con giornalisti, viene censurato.
Perché di questo si tratta qui: di chiedere la censura di un prodotto culturale che si ritiene scomodo, come nel maccartismo (un maccartismo all’italiana, con tanto di pressioni indirette tramite la curia). È un vero peccato, che per ottenere un po’ di visibilità qualcuno cerchi di interferire nell’attività culturale di un piccolo cine-teatro cittadino, orientandone le scelte. Il pluralismo e la democrazia avrebbero bisogno di dibattiti, non di censura.
Luigi Telli – Roberta Leoni
Rifondazione Comunista – Circolo di Viterbo – Federazione provinciale di Viterbo
Articoli: Antonello Giovanni Budano (Costa Volpara): “Film Il Testimone, faccio mea culpa per aver violato l’articolo 21 della costituzione…”– Silvia Somigli: “Proiezione del film Il testimone, la cultura e la scuola sono ben lontane dall’universo della politica…” – Il teatro San Leonardo: “Consapevoli che il film potesse risultare controverso, abbiamo ritenuto opportuno di non procedere alla proiezione” – Barelli: “Viterbo dica no alla propaganda filorussa, no alla proiezione del film Il testimone finanziato dalla Russia”
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