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Tribunale - Il bilancio fu di 12 feriti a coltellate, tra i quali uno degli agenti intervenuti

Maxirissa di Capodanno in carcere, alla sbarra 36 detenuti tra cui due boss della malavita pontina

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Polizia penitenziaria

Polizia penitenziaria

Viterbo – (sil.co.) – Maxirissa di Capodanno a Mammagialla, a distanza di oltre dieci anni dal primo gennaio 2014 non si è ancora concluso il processo nato inizialmente per 36 imputati tra cui due fratelli esponenti di spicco della malavita organizzata di Latina. È tuttora in corso davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.

Come detto, sono datatissimi i fatti. Erano circa le due del pomeriggio del primo gennaio 2014, quando a Mammagialla. il carcere di Viterbo oggi intitolato all’agente penitenziario Nicandro Izzo, scoppiarono i disordini, a colpi di arma bianca, esplosi tra una banda composta da una ventina di romeni e una decina di italiani nell’area di socializzazione del reparto penale D2. A processo sono finiti 11 detenuti italiani e 25 detenuti romeni.

Poteva finire in tragedia. Il bilancio fu di 12 feriti a coltellate, tra i quali uno degli agenti intervenuti, trasferiti a Belcolle a scaglioni, a bordo di altrettante ambulanze, il cui passaggio a sirene spiegate tra la Teverina e la Sammartinese non passò inosservato. Il grosso delle vittime se la cavò con una medicazione da parte dei sanitari del pronto soccorso. In sei furono dimessi subito. I tre feriti più gravi, invece, furono ricoverati in ospedale in codice rosso. Alla fine il bilancio furono prognosi tra i dieci e i venti giorni.

Tra gli imputati un pezzo da novanta della criminalità organizzata pontina, Ferdinando “Pupetto” Di Silvio, 45 anni, figlio del boss Armando, la cui posizione fu a suo tempo stralciata, perché considerato “troppo pericoloso” da portare in aula, per cui si decise di processarlo in videoconferenza dalla diversa prigione dove era stato nel frattempo trasferito, poiché le aule del tribunale di via Falcone e Borsellino non erano attrezzate e si poteva farlo solo dal carcere sulla Teverina. Oltre a Pupetto, fu imputato per la maxirissa di Capodanno anche il fratello Giuseppe Pasquale Di Silvio, oggi 36enne, anche lui personaggio di spicco della malavita pontina. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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19 marzo, 2024

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