“Donna viva” – Il servizio delle Iene
Viterbo – Si preannuncia scoppiettante la ripresa del processo a “donna viva”, fra un mese davanti a un nuovo giudice. Il 25 aprile dell’anno scorso finì su Le Iene.
Lei è la 52enne residente in un centro dell’Alta Tuscia che l’8 marzo dell’anno scorso si presentò davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo accompagnata da “22 giurati popolari” del movimento cui appartiene e di cui è la portavoce, che l’avrebbero prosciolta da tutte le contestazioni dello stato italiano che lei e i suoi disconoscono.
Per loro Trump è morto nel 2020 e Putin nel 2009. Appartengono a una setta, “Noi è, io sono”, una sorta di autoproclamato “popolo sovrano” che disconosce lo stato e chiama i tribunali “aziende private”, rifiutando ogni autorità statale e nazione, leggi e tasse comprese.
Accusata di avere violato un provvedimento del tribunale dei minori, impedendo al padre di avere i previsti incontri protetti col figlioletto, B.B. l‘anno scorso davanti al giudice Alessandra Aiello si è proclamata “donna viva”, dicendo di volersi difendersi da sola.
Concetto ribadito in una serie di “documenti”, in cui tra le altre cose diffida il tribunale dal nominarle un difensore d’ufficio. Ciononostante, essendo in Italia, alla prossima udienza, fissata per aprile, su carta dovrà comunque vedersela con l’ex, un 59enne d’origine campana difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, chiamato a testimoniare come parte offesa nonché parte civile al processo.
La 52enne, nel frattempo, ha scritto anche al presidente della repubblica Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, oltre che ai vertici del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, per informarli di un “ordine esecutivo di chiusura del procedimento con pregiudizio e disonore, l’impossibilità di codesto tribunale privato di Viterbo e dei facenti funzione interessati, di sentenziare sul caso in oggetto per il vuoto giurisdizionale, esistente e insistente, nelle competenze giuridiche di tutta la magistratura della Italy Republic”.
“Il popolo dispone – si legge – la cancellazione, la chiusura, l’archiviazione del procedimento e di tutti gli atti, procedure et similia et idem sonans”.
Con l’immediato pagamento, viene intimato, della nota di addebito in fattura “remedy/compensazione allegata al presente ordine esecutivo di chiusura del procedimento con pregiudizio e disonore” per un ammontare di 10 miliardi di “oz”. La moneta della setta.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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