Viterbo – (sil.co.) – Tre anni fa è scappata in pullman da un paesino in provincia di Viterbo col figlioletto di otto anni malato per sfuggire al compagno che tutte le sere si ubriacava e la picchiava. Tornata in Romania, la mamma disperata non dovrà rientrare in Italia per testimoniare contro il connazionale, che nel nostro paese avrebbe messo le mani addosso anche al suo bambino.
Carabinieri – Immagine di repertorio
La donna, tornata a vivere coi genitori nella sua città d’origine in Romania, ha inviato una lettera al collegio del tribunale di Viterbo, davanti al quale l’ex è imputato di maltrattamenti aggravati, per fatti avvenuti tra il 2019 e il 2021, spiegando di essere impossibilitata a venire, per ragioni personali e a causa delle difficoltà economiche.
Così ieri il presidente Jacopo Rocchi ha disposto l’assunzione della testimonianza della parte offesa mediante ordine europeo di indagine, dando tempo alle parti fino al 30 aprile per deporre in cancelleria le domande che intendono fare alla donna e poi tempo fino al prossimo 11 maggio per depositare le domande da fare in controesame.
Prima della fuga, la donna aveva denunciato il compagno in comune dove, su richiesta dell’assistente sociale cui aveva chiesto aiuto, si era recato personalmente il comandante della stazione dei carabinieri competente.
Ieri è stato sentito in aula il militare, più volte intervenuto in soccorso sia della parte offesa, sia di terze persone importunate per strada e nei bar del paese dall’imputato, un operaio romeno che avrebbe avuto il vizio di bere e ubriacarsi tutte le sere, sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla ex e al figlioletto della donna.
Lo scorso 24 ottobre erano state sentite la barista che l’ha accompagnata in auto alla fermata del bus e la titolare del negozio di alimentari vicino casa con cui aveva fatto amicizia e si sarebbe confidata nei cinque mesi trascorsi in paese prima di decidersi a scappare. Sarebbero state proprio loro ad aiutarla a mettersi in salvo dandosi alla fuga.
A loro, la giovane avrebbe raccontato di percosse, segregazione, soldi negati per il cibo ma spesi per bere e giocare alle slot machine, mani addosso oltre che a lei anche al figlioletto autistico avuto da una precedente relazione. Maltrattamenti narrati, che avrebbero avuto anche dei riscontri. “Lei appariva anche fisicamente provata, si vedeva che le prendeva”, “una volta il piccolo aveva un taglio in fronte e ha fatto capire che non poteva dire perché”, hanno detto le testimoni.
Qualche mese dopo averla accompagnata alla fermata del bus per la Romania, la presunta vittima avrebbe mandato dei messaggi Whatsapp alla barista: “Per dirmi che lui minacciava di raggiungerla in Romania, dove era tornata dai suoi genitori, tanto sapeva dove stava, per uccidere lei e il figlio”.
– Scappa col figlioletto malato in pullman dal compagno che li picchiava, ex a processo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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