San Lorenzo Nuovo – (sil.co.) – Feroce aggressione sul lungolago della movida: “Mi ha strappato un orecchio con un morso”. Vittima del “cannibale” un bar-manager romano 31enne che la notte tra l’1 e il 2 luglio 2022, dopo la chiusura del locale di Bolsena dove stava facendo la stagione, si è recato con quattro ragazzi del suo staff presso una paninoteca sul lungolago di Prati Renari, nel territorio di San Lorenzo Nuovo, nei pressi di una discoteca. Il giovane ha riportato una invalidità permanente.
Carabinieri e ambulanza – Immagine di repertorio
Imputato di lesioni gravissime davanti al collegio un ventenne di Montefiascone che solo qualche ora prima era stato trovato dai carabinieri con 8 grammi di marijuana e 14 dosi di cocaina nelle mutande, arrestato per spaccio e rimesso subito in libertà su disposizione del pm.
“Sono uscito in strada con un’amica per prenderle la borsa in macchina quando ho visto tre ragazzi loschi, che gesticolavano importunando una ragazza. Quando ho fatto per difenderla, l’imputato mi ha detto ‘vuoi vedere che ammazzo anche te?’, dopo di che mi hanno sferrato pugni e calci. A un cero punto ho sentito un soffio dietro il collo, mi sono girato di scatto e mi sono trovato di fronte la sua faccia, che non scorderò più. Mi ha azzannato l’orecchio e quando sono andato per toccarlo, il lobo non c’era più e al suo posto colava il sangue. Intanto i ragazzi radunati attorno a me erano diventati una decina”, ha raccontato ieri in tribunale la persona offesa, parte civile con l’avvocato Giovanni Bartoletti, sostituito in udienza dal collega Corrado Cocchi, mentre l’imputato è assistito dagli avvocati Ranucci e Lorenzo Lepri.
“Dopo avermi strappato l’orecchio, mentre sentivo litri di sangue colare addosso, ha anche spinto addosso a una macchina la mia amica, che è stata portata all’ospedale di Orvieto con delle fratture alle costole. Quindi sono caduto per terra svenuto. I sanitari del 118 hanno provato a cercare il pezzo di orecchio strappato, senza trovarlo, quindi mi hanno portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove mi hanno operato d’urgenza. La convalescenza, tra un’infezione e l’altra, è durata un anno e i chirurghi che ho sentito mi hanno detto che è impossibile ricostruire la parte mancante con una plastica. Se invece fosse stata trovata subito era possibile riattaccarla”.
Sarebbe dunque definitiva la diagnosi di “amputazione parziale da morso del lobo dell’orecchio destro”, ricordata in aula da due dei carabinieri che hanno svolto le indagini, coordinati dal pubblico ministero Paola Conti. “Anche noi abbiamo cercato il lobo senza trovarlo, sia la sera stessa che la mattina successiva. E non ci sono nemmeno filmati di telecamere, né riprese coi telefonini. In compenso abbiamo trovato sull’asfalto una pozza di sangue di circa 15×10 centimetri e tre testimoni che ci hanno dato per primi indicazioni sull’aggressione. Il ferito con l’orecchio sanguinante invece lo abbiamo visto personalmente, salendo a bordo dell’ambulanza che quando ci ha incrociati si è fermata, e poi la mattina dopo quando lo abbiamo interrogato in ospedale”, hanno spiegato.
Pochi giorni dopo, il 6 luglio, un noto pluripregiudicato di Montefiascone si sarebbe fatto vivo con la vittima e anche con uno degli amici che erano con lui per minacciarli. “Vista la gravità dell’accaduto ho avuto paura e ho ritenuto che non fosse il caso di riprendere la stagione a Bolsena, sarebbe stato troppo pericoloso, sia per me che per coloro che lavoravano con me. magari sarebbe successo dell’altro”, ha concluso il 31enne.
Durante l’udienza, ha riconosciuto senza tentennamenti, tra otto fotografie, quella dell’imputato, “alto più di 1,84 centimetri e che indossava un berretto rosso con la visiera piatta”. La difesa ha messo in dubbio proprio l’identificazione dell’imputato, oltre che la dinamica, dicendo alla parte offesa: “Ma lei non si è difeso? Si è fatto mordere l’orecchio?”. Il processo riprenderà in autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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