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Tribunale - È stato giudicato davanti al gup con l'abbreviato il "latitante" del terzetto - Gli altri due sono a processo davanti al collegio - Parte civile la vittima

Carabiniere picchiato in discoteca, ventenne condannato a 3 anni di carcere

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Paolo Delle Monache

L’avvocato di parte civile Paolo Delle Monache

Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a tre anni di carcere e 1200 euro di multa con l’abbreviato nonché al pagamento di una provvisionale di tremila euro alla parte offesa. È l’ultimo arrestato del terzetto che a gennaio dell’anno scorso picchiò a sangue un carabiniere in discoteca, accusandolo di avere stuprato una minorenne.

Si tratta di uno dei tre ventenni che la notte tra il 28 e il 29 gennaio dell’anno scorso picchiarono a sangue un giovane carabiniere in una discoteca di Caprarola. Movente, l’ex ragazza minorenne di uno degli aggressori. Due sono stati arrestati a giugno 2023, mentre quello appena condannato a tre anni, resosi latitante, è stato bloccato in Lussemburgo ed estradato in Italia lo scorso 4 marzo.

L’imputato è comparso martedì davanti al gup Rita Cialoni che lo ha giudicato con il rito che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Gli altri due imputati, invece, sono a processo col giudizio immediato davanti al collegio. 

Il carabiniere si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Paolo Delle Monache, in entrambi i procedimenti. 

Alla vittima, oltre alla provvisionale di tremila euro, è stato riconosciuto anche il risarcimento dei danni, da quantificare davanti al giudice civile. Accusato di avere messo le mani addosso alla ragazza per giustificare la feroce aggressione, finì indagato per violenza sessuale, anche se fortunatamente per lui in breve scagionato grazie alle testimonianze dei presenti e ai filmati delle telecamere della videosorveglianza del locale. 

Per quel feroce pestaggio, sfociato in 40 giorni di prognosi per l’allievo maresciallo dell’arma, oggi 23enne, il successivo 13 giugno furono arrestati dalla squadra mobile due ventenni di Manziana, mentre il terzo componente della banda, anche lui ventenne, d’origine lituana, che si era reso latitante all’estero, è stato bloccato tre mesi fa in virtù del mandato di arresto europeo ottenuto dalla procura della repubblica di Viterbo e condotto agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Monterotondo.

Il terzetto, secondo l’accusa, a suon di botte in faccia, avrebbe spezzato due denti al 24enne, fratturandogli anche il naso, con una prognosi di 40 giorni, dopo averlo derubato del telefono cellulare e del portafogli.

Il tutto per una ragazza minorenne, ex fidanzata di uno degli arrestati, che quella sera avrebbe familiarizzato con il militare, in abiti civili in quanto fuori servizio e anche lui semplice avventore del locale, scatenando la reazione del ventenne che, avendo sorpreso la coppia a scambiarsi effusioni, si sarebbe scagliato contro il rivale col supporto dell’amico.

Secondo quanto appurato dagli investigatori, dopo avere scoperto dal tesserino dell’arma custodito all’interno del portafoglio che il rivale appena ridotto a una maschera di sangue era un carabiniere, avrebbe cominciato a chiedere ripetutamente alla ex se l’avesse stuprata, “facendo divenire la versione univoca dei fatti quella di una spedizione punitiva in difesa della minore”, come si legge nella nota della questura relativa al duplice arresto.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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27 giugno, 2024

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