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Ex banda della Magliana - Non ha dubbi la difesa del cinquantenne di Ronciglione, ai domiciliari dal 4 giugno - Sporse subito denuncia per tentata estorsione - Domani l'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Roma

“Fioravanti è vittima, hanno minacciato di bruciargli il bar se non dava 2mila euro al mese”

di Silvana Cortignani
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Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Matteo Moriggi

L’avvocato Matteo Moriggi

Marco Marcucci

L’avvocato Marco Marcucci

Viterbo – “Non c’è nessun Pablo Escobar a Ronciglione, Mauro Fioravanti è completamente estraneo ai fatti ed è una vittima”. I sodali di Marcellone dalla banda della Magliana, avrebbero minacciato di bruciargli il bar, se non avesse dato loro duemila euro al mese.

Non ha dubbi la difesa del cinquantenne di Ronciglione, ai domiciliari dal 4 giugno, quando gli è stata notificata l’ordinanza del gip capitolino Livio Sabatini, che su richiesta della Dda di Roma ha disposto 28 misure cautelari, 11 in carcere, 16 ai domiciliari e un obbligo di firma. 

È l’operazione condotta dai carabinieri che avrebbe smantellato una pericolosa banda di narcotrafficanti capeggiata, tra il 2019 e il 2020, dall’ex boss della banda della Magliana Marcello Colafigli, all’epoca in regime di semilibertà presso una cooperativa agricola romana e tornato dietro le sbarre il 18 marzo 2021.

Fioravanti, il cui arresto ha suscitato scalpore a Ronciglione, è finito nei guai assieme al cugino Salvatore Princigalli  detto Pinocchio, 67 anni, di Rignano Flaminio, chiamato dal boss “l’avvocato”, anche lui agli arresti domiciliari. Il cinquantenne, assistito dagli avvocati Matteo Moriggi e Marco Marcucci, comparirà questo lunedì davanti al gip Sabatini per l’interrogatorio di garanzia. I legali, nel frattempo, non hanno dubbi che in breve sarà chiarito tutto.

“Il suo coinvolgimento è solo in base alla posizione del cugino – spiega l’avvocato Moriggi – Fioravanti, pacificamente, come si legge anche nell’ordinanza cautelare, non ha alcun contatto, se non col cugino. E laddove è stato minacciato, puntualmente ha denunciato subito. Stiamo anche recuperando documentazione bancaria finalizzata a smentire quello che dice Princigalli e comunque lui si dichiara assolutamente estraneo al traffico di droga”.

“Laddove un’unica volta, come dice la stessa procura, per colpa del cugino, si è trovato a parlare con questi soggetti è stato effettivamente minacciato, come vittima – sottolinea il difensore – e come vittima, ribadisco, ha puntualmente denunciato e la denuncia scritta è agli atti”.

Minacciato la sera del 30 novembre 2020 nel suo bar, Fioravanti si è subito recato dai carabinieri della stazione Nuovo Salario riferendo l’accaduto, chiamando anche il 112 per ribadire il timore che nella notte gli dessero fuoco al locale. Il giorno successivo, primo dicembre, ha formalizzato la denuncia per tentata estorsione.

Verso le 17,30 due soggetti “mai visti prima”, dall’accento calabrese, si sarebbero accomodati al tavolino del bar che gestiva dal 2016 a Roma, ordinando due caffè. Il loro arrivo sarebbe stato preannunciato la mattina stessa a una sua dipendente quando lui non c’era. Un blitz particolarmente gradito da Colafigli, per il timore ingenerato nell’addetta che effettivamente ha subito informato Fioravanti. “Dopo avermi chiesto se fossi Mauro, mi invitavano a sedermi accanto a loro”, dice il cinquantenne di Ronciglione ai carabinieri.

“Ti mando a fuoco il bar”, gli avrebbe detto uno dei due. E ancora: “Ti uccido se ogni volta che veniamo non ci fai trovare i soldi, almeno duemila euro al mese”. Quindi un avvertimento: “Non farti venire in mente di fare cose strane, né di rivolgerti ai carabinieri, perchò di fronte al locale ci sta una macchina con quattro persone a bordo, quindi occhio”. Dopo di che si sarebbero allontanati a piedi, dicendo: “Ci vediamo presto”. Avrebbero avuto sui sessanta anni, uno coi capelli tinti e fumatore di sigarette Chesterfield, l’altro alto sul metro e sessanta, coi capelli chiari e grassottello. 

A distanza di due settimane, il 15 dicembre 2020, Colafigli e quattro sodali, intercettati, si ritrovano per discutere il recupero del denaro da parte di Princigalli. Colafigli, con l’occasione, esprimeva la sua caratura criminale, ricordando di avere scontato quarant’anni di reclusione: “Io ho fatto 40 anni, questo mi sta facendo perdere la faccia a me dopo 40 anni. Mi facesse sapere, quando ha i soldi”.

Il giorno successivo anche Princigalli sporge querela, presso il comando stazione carabinieri di Rignano Flaminio per l’estorsione subita, dicendo di essere stato minacciato con un’arma. Secondo l’accusa, fornendo però una ricostruzione del tutto falsa, ovvero di avere ricevuto un prestito di 192.800 euro da due soggetti, senza nominare Colafigli, e di avere consegnato tale denaro al cugino Fioravanti per il successivo deposito su conto corrente bancario, producendo false distinte di versamento.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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9 giugno, 2024

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