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Ex banda della Magliana - Ne parlano i sodali del boss Marcello Colafigli - Scena muta davanti al gip del ronciglionese Fioravanti - La difesa pensa al riesame

Tuscia nascondiglio per narcos colombiani: “Ci sono case che per andarci ci vuole la jeep”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Ex banda della Magliana, come il boss Marcello Colafigli anche Mauro Fioravanti ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Flavio Sabatini del tribunale di Roma che ha accolto nei suoi confronti la richiesta di arresto della Dda della capitale. I difensori Matteo Moriggi e Marco Marcucci pensano al riesame. Si scopre nel frattempo che per i sodali la Tuscia sarebbe stata un nascondiglio ideale per narcos colombiani: “Ci sono case che per andarci ci vuole la jeep”. 


Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli


Fioravanti è il 50enne di Ronciglione ai domiciliari da una settimana, cui i carabinieri hanno notificato il 4 giugno l’ordinanza di custodia cautelare, “recapitata” a 28 presunti affiliati della banda di narcotrafficanti che Colafigli avrebbe gestito durante il regime di semilibertà, tra il 2029 e il 2020, quando di giorno lavorava presso una cooperativa agricola di Roma e la sera tornava a dormire in carcere. Dietro le sbarre è tornato a marzo del 2021, quando è stato trasferito al Nicandro Izzo di Viterbo.

A Carbognano invece è stato arrestato un kosovaro 55enne. In carcere è finito Naser Xhylani che, assieme a due albanesi, avrebbe fatto parte di un gruppo criminale con contatti con un’importante rete di narcotrafficanti internazionali per l’approvvigionamento in Colombia della cocaina e in Spagna dell’hashish.

Tuscia nascondiglio ideale per narcos colombiani, secondo i sodali di Colafigli. “Vai su un paesetto tra Viterbo e Bracciano”, dicono, intercettati, dopo averne nascosto uno a Roma. “Ci sono certe case che si affittano e che per andarci ci vuole la Jeep sennò non ci vai, capito? Per questi paesi lo possono anche vedere, ma se deve stare 2 o 3 mesi… chi ti vede? Quando stai in campagna c’è quello che geloso per l’orto, c’è quello geloso per la caccia … cazzate … capito che ti voglio dire? Quello a rubare non ci va, i danni non li fa”. 

“In campagna dai nell’occhio se rubi una gallina”. “Capito che ti voglio dire? Qui in campagna è così, dai nell’occhio se rubi una gallina, quello sta attento se gli addormenti il cane, se gli fai un dispetto nel fieno. Ci stanno altre mentalità, capito? Un pischello vede un colombiano, può pensare ‘ammazza quello che faccia, vai a capire cosa fa?’, non è che va a controllare, capito?”.

Il boss dietro le sbarre a Mammagialla. Xhylani, che aveva materialmente procurato il contatto col referente colombiano venuto in Italia, dopo avere trascorso un periodo con lui a Roma, se ne torna a Carbognano il 7 marzo 2021. Pochi giorni dopo, il 18 marzo 2021, Colafigli viene rispedito in carcere perché scoperto a frequentare pregiudicati e finisce a Mammagialla. “È a Mammagialla. Sta dentro e fa i colloqui all’aria aperta, non è uscito, e nemmeno lo vogliono fare uscire, lui già è pronto per uscire”, dicono i sodali intercettati ad agosto di tre anni fa, quando si era sparsa la voce, infondata, che fosse stato rimesso in semilibertà.


Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli


Tornando alla “scena muta” davanti al gip di Fioravanti. “In particolare occorre reperire documentazione bancaria, in base alla quale ricostruire, e smentire, la ricostruzione accusatoria”, spiega l’avvocato Matteo Moriggi, che assiste il cinquantenne col collega Marco Marucci. “Considerata la complessità della questione – prosegue il legale – non è stato possibile farlo in questi pochissimi giorni, mentre, probabilmente, valuteremo il tutto in ottica del riesame, che ha tempi sempre brevi, ma non così compressi”.

La difesa, come è noto, non ha dubbi sulla sua innocenza: “Non c’è nessun Pablo Escobar a Ronciglione, Mauro Fioravanti è completamente estraneo ai fatti ed è una vittima”. I sodali di Marcellone dalla banda della Magliana, avrebbero minacciato di bruciargli il bar, se non avesse dato loro duemila euro al mese. “Il suo coinvolgimento è solo in base alla posizione del cugino – torna a ribadire l’avvocato Moriggi – non ha alcun contatto, se non con Salvatore Princigalli (67 anni, di Rignano Flaminio, anche lui ai domiciliari, ndr). E laddove è stato minacciato, puntualmente ha denunciato subito”. La querela per tentata estorsione presentata ai carabinieri risale al primo dicembre 2020. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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11 giugno, 2024

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