Viterbo – Narcotraffico, arrestato col boss Marcello Colafigli ricorre al riesame: “Mi hanno messo in mezzo”.
È l’operazione collegata all’ex banda della Magliana. Comparirà martedì davanti ai giudici del tribunale del riesame il cinquantenne di Ronciglione arrestato lo scorso 4 giugno nel blitz sfociato nell’arresto per traffico internazionale di stupefacenti del boss settantenne Marcello Colafigli e 26 presunti sodali, 11 in carcere e 16 ai domiciliari.
I suoi legali, convinti che Mauro Fioravanti sia stato messo in mezzo e della sua estraneità alle accuse, chiederanno la revoca o un alleggerimento della misura dei domiciliari.
È invece sottoposta fin dall’inizio al solo obbligo di firma, con l’accusa di favoreggiamento, la responsabile dell’azienda agricola romana dove “Marcellone” lavorava di giorno all’epoca dei fatti, fra il 2019 e il 2020, quando era in regime di semilibertà e rientrava in carcere la sera per dormire.
Da marzo 2021, Colafigli è tornato dietro le sbarre, al “Nicandro Izzo” di Viterbo, dove è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Livio Sabatini.
In carcere, nella Tuscia, è finito ora anche un kosovaro 55enne arrestato a Carbognano, presunto pezzo grossi del gruppo criminale che, assieme a due arrestati albanesi, avrebbe fatto da mediatore con i narcos messicani e colombiani per l’importazione in Italia della droga. C’è poi il ronciglionese Mauro Fioravanti, ai domiciliari dal 4 giugno, assistito dagli avvocati Marco Marcucci e Matteo Moriggi, che all’interrogatorio di garanzia del 10 giugno si è avvalso della facoltà di non rispondere.
“Non c’è nessun Pablo Escobar a Ronciglione, Mauro Fioravanti è completamente estraneo ai fatti ed è una vittima”. Presunti sgherri di Colafigli lo avrebbero minacciato di bruciargli il bar, se non avesse dato loro duemila euro al mese. “Era la fine di novembre del 2019 e lui la sera stessa ha chiamato i carabinieri e il giorno dopo è tornato in caserma a formalizzare la denuncia per tentata estorsione”, ricordano i difensori, secondo cui è stato messo in mezzo dal cugino 67enne Salvatore Princigalli , di Rignano Flaminio, anche lui ai domiciliari.
Secondo l’accusa, Fioravanti sarebbe stato coinvolto nell’acquisto di una partita di 30 chili di cocaina che dalla Colombia sarebbe dovuta sbarcare al porto di Napoli. In particolare, gli sarebbero stati consegnati 200mila euro per lo stupefacente, metà dei quali avrebbe fatto sparire, motivo per cui sarebbe stato minacciato di morte. “Questi qui ti danno fuoco, ti bruciano vivo”, lo avrebbe avvisato il cugino.
L’operazione condotta dai carabinieri, nel frattempo, è finita al centro di uno speciale di Panorama, “Tutte le Mafie portano a Roma”. “L’arresto per traffico di droga di Marcello Colafigli, ex membro della banda della Magliana -si legge – è solo l’episodio più recente. La capitale è sempre più al centro degli interessi della criminalità organizzata. “Colafigli – viene sottolineato – è l’eterno ritorno della Banda della Magliana, il fantasma degli anni Ottanta che non ha mai finito di aleggiare sulla capitale”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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