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Tribunale - Imputato un trentenne ricoverato in Rems

Armato di machete rapinò supermercato, lo psichiatra: “Colpa di droga e alcol, tolti i quali è tornato se stesso”

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Carabinieri, un arresto - foto di repertorio

Carabinieri, un arresto – Foto di repertorio

Civita Castellana – (sil.co.) – Armato di machete rapinò un supermercato ai Civita Castellana, ma non andrà in prigione. Secondo l’ultimo psichiatra che lo ha visitato: “Colpa di droga e alcol, tolti i quali è tornato se stesso”. 

La rapina fu messa a segno in un punto vendita di Sassacci domenica 19 febbraio 2023, durante il corso di gala di Carnevale. Protagonista un trentenne del posto che con la sua irruzione spaventò a morte il personale, costretto a consegnargli i soldi della cassa per un modesto bottino attorno ai 400 euro. In fuga con la macchina del padre, fu ripreso dalle telecamere, finendo in manette il successivo 10 marzo.

Adesso per il trentenne, difeso dall’avvocato Emanuela Barboni che ha chiesto l’abbreviato, si prospetta il proscioglimento dall’accusa di rapina aggravata, per totale vizio di mente al momento del fatto, quando avrebbe sofferto di problemi mentali dovuti all’abuso di alcol e stupefacenti, che lo avrebbero spinto anche a minacciare e derubare i genitori per trovare i soldi. 

Disturbi comparsi attorno ai venti anni, dopo avere conseguito senza problemi un diploma liceale ed essersi iscritto all’università. Sarebbe stato a quell’età che avrebbe iniziato ad abusare di stupefacenti.

“Rovinato dalla tossicodipendenza”, secondo lo psichiatra Gianfranco Perugi, che ieri, riguardo alla pericolosità sociale, ha spiegato in tribunale come il giovane, ricoverato da dieci mesi in una Rems “a doppia diagnosi”, sia rinato grazie alla privazione forzata dalle sostanze: “È tornato ad essere se stesso”. Il perito è stato incaricato a marzo dal collegio per un aggiornamento sulle condizioni di salute del giovane. 

“Soffre di una psicosi bipolare in fase di remissione spontanea, che non  necessità di ricovero in Rems. Anche se, visto il poco tempo trascorso, c’è il rischio che possa ricadere nelle dipendenze”, ha sottolineato il dottor Perugi, concordando con la pm Paola Conti e la terna giudicante sulla necessità di una misura alternativa al ricovero in Rems, per evitare ricadute. Motivo per cui l’udienza di ieri è stata rinviata a settembre, per acquisire nel frattempo tutta la documentazione necessaria ai fini della decisione. 

Il rapinatore in carcere è rimasto solo un mese e mezzo. Ad aprile dell’anno scorso, infatti, già in sede di indagini preliminari, in seguito alla perizia psichiatrica affidata dalla procura al dottor Antonio Maria Lanzetti, fu dichiarato incapace di intendere e di volere al momento del fatto, per cui fu trasferito presso il reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle a causa dei suoi problemi psichiatrici, in attesa che si liberasse un posto in una Rems. Il rapinatore è stato quindi trasferito presso una struttura specializzata in Liguria lo scorso 25 settembre, cinque mesi dopo il ricovero a Belcolle.

Nel frattempo si è per l’appunto aperto il processo col giudizio immediato per rapina aggravata davanti al collegio del tribunale di Viterbo, che ieri si è collegato in videoconferenza con il  carcere di Genova-Marassi, da dove l’imputato ha potuto assistere all’udienza in videoconferenza. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 luglio, 2024

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