Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione del vicesindaco Alfonso Antoniozzi in merito alla gestione dei finanziamenti comunali per la cultura. Dichiarazione inviata, in modo del tutto irrituale e non corretto, non dall’ufficio stampa del comune ma da persona che nell’email non si qualifica né invia riferimenti di contatto. Per giunta la dichiarazioni dell’assessore viene inviata su carta intestata molto approssimativa e… della sindaca. Un modo bislacco, non ufficiale e stranamente informale di operare che ci ha costretti a chiedere allo stesso assessore Antoniozzi se avesse inviato il comunicato, cosa da lui confermata, pur non conoscendone le modalità, ovviamente. Ieri infatti la stessa nota era stata inviata in modo ancora più informale su un gruppo whatsapp, anche in questo caso non ufficiale, dalla stessa persona già menzionata. Un vero guazzabuglio irrituale. Un modo di operare mai visto per un comune capoluogo di provincia che ha un suo ufficio stampa, che si dovrebbe occupare di queste cose. Ufficio stampa che, se utilizzato come dovrebbe, saprebbe ovviamente operare in modo corretto come è sempre accaduto in passato.
c.g.
– Con riferimento alle recenti pubblicazioni, anche a mezzo stampa, che, a seguito della pubblicazione della graduatoria relativa al bando del settore Cultura per gli eventi estivi, insinuano direttamente o indirettamente che la parte politica dell’amministrazione abbia orientato i lavori della commissione giudicatrice con l’intenzione di favorire o meno questa o quella proposta, mi preme sottolineare che fin dal primo giorno dell’insediamento di questa giunta ogni procedura di evidenza pubblica che venga espletata dagli uffici del III settore applica alla lettera i criteri dettati dalla legge 241/90: né la giunta né tantomeno l’assessore alla Cultura hanno il benché minimo peso sui giudizi dei commissari nominati e sulla procedura da questi posta in essere, né la benché minima contezza del contenuto dei programmi destinati ad essere giudicati che pervengono a protocollo o delle realtà che intendano parteciparvi, a meno che queste ultime non abbiano commesso la sconsigliabile leggerezza di comunicarlo a mezzo stampa o social.
A completa garanzia di questo, ho sempre procurato di non avere nessun tipo di interazione con i commissari, durante l’espletamento delle procedure, che travalicasse un semplice augurio di buon lavoro.
I giornalisti presenti alla conferenza stampa organizzata per Ludika ricorderanno bene, a riprova e conferma di quanto sopra, che dichiarai espressamente che la mia presenza in conferenza era possibile solo perché i lavori della commissione si erano conclusi il giorno precedente, altrimenti mi sarebbe stato impossibile presenziare perché sarei venuto a conoscenza del programma.
Per quanto mi attiene mi sono sempre limitato a definire, insieme al dirigente e all’atto del concepimento del bando, quali fossero i criteri di massima richiesti.
E’ infatti nelle mie facoltà di assessore disporre, come nel caso di specie, che ad essere automaticamente esclusi dal giudizio fossero le feste patronali (già destinatarie di apposito contributo annuale), le manifestazioni a carattere prevalentemente enogastronomico, i convegni, le manifestazioni religiose e le iniziative già in convenzione con l’amministrazione.
Giova ricordare, se qualcuno si domandasse il perché di alcune di queste limitazioni, che la mia delega si limita al settore cultura e non include, come in passato, il settore turismo e il settore sport.
Solo e unicamente a questo si è sempre limitato il mio operato in materia di bandi.
Per quanto concerne la fantasiosa quanto offensiva affermazione che postula che l’esito del bando sia stato politicamente condizionato da sconclusionate teorie familistiche, ricordo sommessamente che questa amministrazione non solo ha finanziato direttamente, secondo le modalità previste dal regolamento dei contributi, la pubblicazione di un libro “paterno”, ma che altrettanto ha fatto per due anni consecutivi con l’iniziativa “paterna” dedicata alle vie dell’Esilio di Santa Rosa.
Non è stata certo responsabilità politica il fatto che quest’ultimo progetto, posto al vaglio di una commissione terza, non sia stato dalla medesima giudicato altrettanto meritevole.
Insinuare o, come in alcuni casi, dichiarare senza mezzi termini che la commissione abbia operato secondo una precisa volontà imposta dalla politica significa mettere in discussione l’onorabilità degli uffici, del dirigente del settore III, della commissione giudicante e dell’assessore ed affermare che questi abbiano operato in aperta violazione di legge. Le gravi affermazioni contenute nell’articolo/post saranno vagliate nelle competenti sedi.
A conclusione di quanto sopra mi permetto di suggerire, per il futuro, l’applicazione del rasoio di Occam: la risposta più semplice è spesso quella giusta.
Dunque, si prenda in considerazione l’ipotesi più semplice: il programma presentato a bando o non era buono abbastanza, o aveva poco o nulla a che fare coi criteri del bando o, ancora più semplicemente, ce n’erano di migliori.
Alfonso Antoniozzi
Comune di Viterbo
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