Viterbo – “Otto incensiere, mille luci e un angelo custode accompagneranno il trasporto di Dies Natalis la sera del 3 settembre”. L’architetto Raffaele Ascenzi è l’ideatore della nuova macchina di Santa Rosa che tra poco più di una settimana attraverserà le vie del centro storico di Viterbo. Venticinque le persone da cui Ascenzi ha tratto ispirazione per i volti delle 49 statue.
“Il 3 settembre – dice Raffaele Ascenzi – i facchini porteranno sulle proprie spalle l’umanità e la spiritualità di una città”.
Raffaele Ascenzi
Come nasce l’idea di stravolgere canoni e criteri architettonici che, dal Volo d’angeli in avanti, sembravano essere consolidati?
“Un progettista lavora a partire da un foglio bianco su cui poi mette le proprie idee. Non solo, ma la nuova macchina di Santa Rosa, per vincere il concorso, doveva raccontare qualcosa di nuovo. E farlo è una cosa complessa. Anche perché occorre confrontarsi con una storia secolare. Una storia che va rispettata. Per Dies Natalis sono partito lavorando sulla plasticità dei dipinti di Roberto Ferri, un pittore caravaggista che risiede a Sutri. Un artista che lavora appunto sulla plasticità dei corpi che raffigura. E l’immagine della santa nasceva proprio da qui. Una donna esile sorretta da un uomo molto muscoloso con le sembianze di un angelo. Come il quadro di ferri. Una donna capace, nonostante la sua fragilità fisica, di trasmettere potenza. Nella mia idea Santa Rosa è infatti un po’ come Giovanna d’Arco. Fragile, giovane e al tempo stesso guerriera. Una donna che fa della sua breve vita una missione. In una Viterbo medievale divisa tra guelfi e ghibellini, e assediata da Federico II. Un’immagine di donna che ho cercato nella vita reale. Una donna che potesse somigliare all’idea che ho di Santa Rosa. E l’ho trovata ad Orte”.
Come si chiama?
“Si chiama Maria Rita Chiara Pantaleoni”.
L’angelo muscoloso invece chi è?
“Un angelo muscoloso, ma dai tratti femminili. Una figura plastica. Il mio vicino di casa e grande amico, Alberto Mezzetti”.
Dopodiché, cosa è successo?
“La macchina che inizialmente avevo in mente era la diretta conseguenza di Ali di luce e Gloria, utilizzando tutte le tecnologie a mia disposizione per cercare di catturare la plasticità di cui ho parlato prima. L’idea era quella di muovere dalla plasticità dei corpi di Rosa e dell’angelo, che avrebbero occupato la parte superiore della macchina, per sviluppare il resto. Vista inoltre la complessità dell’opera da realizzare, ho formato un gruppo di lavoro con Luca Occhialini e Antonella Servi che, oltre ad essere preparatissimi per la progettazione tridimensionale, hanno il mio stesso amore per questa tradizione. Tuttavia, quando ho iniziato a lavorare, passando dall’immagine in due dimensioni a quella tridimensionale ho capito che l’idea iniziale aveva difficoltà a funzionare. In sintesi non sarebbe stata quella macchina dirompente che cercavo. A quel punto ho iniziato da capo. E in quel momento mi è capitato tra le mani il libro di Del Ciuco. E l’attenzione è caduta sulle ottanta macchine che hanno preceduto Volo d’Angeli. Le ultime macchine hanno sempre visto la santa in cima, sopra i tetti. Quelle precedenti lavoravano invece sul volere della santa, ossia quello di ritornare nel monastero delle Clarisse da cui era stata rifiutata per 3 volte. Perché non aveva la dote per poter entrare a far parte dell’ordine. A questo si associa poi il giorno della morte e della sua ascesa in cielo, il 6 marzo 1251, così come il trasporto del suo corpo incorrotto che papa Alessandro IV e 4 cardinali fecero il 4 settembre 1258 dal cimitero accanto alla chiesa della Crocetta, dove era stata sepolta, alla chiesa, appunto del monastero. Il fatto che Rosa volesse entrare in convento per stare in contatto con Dio, indica ai progettisti della macchina, fino a Volo d’Angeli, la necessità di costruire un campanile che simboleggiasse la chiesa e di metterci dentro la santa. Non solo, ma ai vertici della macchina c’era solo la Croce. Croce alla quale Rosa tende senza superarla. Tende a Dio, ma non lo supera”.
Quindi, la statua di Rosa in cima alla macchina, così come lo è stata da Volo d’Angeli a Gloria, indicherebbe una santa fuori dalla chiesa e al di sopra della Croce?
“Probabilmente sì. Una santa più libera e predicatrice. Ed è quello che abbiamo fatto. E l’ho fatto anche io con Ali di luce e Gloria. Con Dies Natalis vado invece a riprendere il concetto precedente a Volo d’angeli che vedeva la santa all’interno della chiesa, cioè del campanile, e al di sotto della Croce”.
Possiamo dire che Dies Natalis, oltre che il giorno dell’ascensione in cielo della santa, rappresenta anche il ritorno di Rosa, prima della sua morte più libera e predicatrice, all’interno della chiesa?
“Esatto. Un ritorno che esaudisce inoltre un suo preciso volere”.
Viterbo – Santa Rosa – Dies Natalis
Nel raccogliere l’eredità delle macchine precedenti a Volo d’angeli, c’è la volontà di Dies Natalis di definire un canone e di fare di quel modello anche un modello di riferimento per il futuro quasi fosse un classico?
“Sì, c’è anche la volontà di definire dei canoni in modo esplicito e consapevole. Un canone che possa fare da punto di riferimento per il futuro. Appunto un classico, un fondamento”.
Il corpo della santa alla base, distesa su un sarcofago, è un’immagine molto terrena…
“Sì, e rappresenta il dolore della morte, della perdita. Un momento terribile dove si è circondati da amici, fratelli, parenti. Uomini e donne in carne ed ossa. Così come è stato per Rosa il 6 marzo 1251. La scena che sta alla base della macchina, con gli angeli che vegliano il corpo senza vita di Rosa, è una situazione che purtroppo tutti noi siamo stati costretti o saremo costretti a vivere. Il corpo di Rosa non è solo Rosa, ma anche una persona cara. Un momento doloroso della nostra esistenza. Una macchina che contiene in sé il portato doloroso della vita”.
Perché quando pensa a santa Rosa pensa anche a Giovanna d’Arco?
“Perché Rosa era una guerriera. Quando fecero delle indagini sul suo corpo trovarono una ferita sul braccio, probabilmente dovuta ad una freccia. Ciò significa che Rosa, in vita, ha combattuto e preso parte alla battaglia per la difesa di Viterbo contro Federico II. Rosa è una santa guerriera”.
Come è stato scelto il colore della macchina?
“Ali di luce aveva un colore argenteo che, interagendo con le fiaccole, doveva permettere alle forme, e in particolar modo agli archi, una mia interpretazione del loggiato di palazzo dei papi, di assumere il colore della città e il contesto che stava attraversando in quel momento. Il colore di Gloria era bianco per esprimere la purezza della santa. Dies Natalis è invece una chiesa, una cattedrale. Una cattedrale gotica”.
Ma il gotico non rispecchia le architetture cittadine…
“No, non le rispecchia. Ma non le rispecchiavano neanche le macchine cui faccio riferimento. La nostra è un’architettura romanica. Una città materica. Il gotico di Dies Natalis non si rifà alle architetture di Viterbo, ma alla storia delle macchine di Santa Rosa”.
Macchina di Santa Rosa – Dies Natalis a piazza San Sisto
Torniamo al colore della macchina.
“Il colore della macchina è stato scelto per richiamare il tono più chiaro del peperino. La chiesa doveva essere materica e dare peso a tutta la struttura. Esempio anche dell’estremo sacrificio che compiono i facchini per onorare la santa. Un colore capace di esaltare la loro forza e il peso della struttura che portano sulle spalle. Un contrasto che vuole raccontare un gesto eroico. L’interno invece è in contrapposizione con l’esterno attraverso il colore dell’argento delle foglie che si sviluppano verso l’alto accompagnando l’ascesa in cielo della santa”.
Una torre nella torre…
“Sì, e questo vuole rappresentare l’intreccio tra passato e contemporaneo. Inoltre, la parte esterna, l’involucro, è l’elemento terreno. Quella interna, il sacro, con l’argento che spinge verso l’alto”.
Perché, secondo lei, le architetture delle macchine di santa Rosa non si rifacevano mai a quelle esistenti in città?
“Perché, secondo me, l’idea era quella di riprodurre delle chiese all’interno di un organismo devozionale barocco. Rifacendosi soprattutto al gotico o al neoclassico. E il gotico rappresenta la spinta verso l’alto. La spinta verso l’alto della santa”.
Il bando di concorso per la nuova macchina di Santa Rosa prevedeva comunque dei riferimenti alla città.
“E i riferimenti alla città ci sono. Ad esempio i richiami alla parte absidale della chiesa di santa Maria nuova, agli archi che caratterizzano uno dei monumenti funebri della chiesa di San Francesco oppure i pavimenti cosmateschi del duomo o le stelle di palazzo degli Alessandri a san Pellegrino. E tanti altri ancora”.
Viterbo – Santa Rosa – Dies Natalis
Come sono stati scelti i volti delle statue?
“Nella fase progettuale, quella in vista del concorso di idee, mi sono avvalso di 5 persone di fiducia, con la santa presente anche in alcuni angeli che compongono la macchina. Dopodiché, dopo il concorso, ho fatto riferimento pure ad altri volti. Dopodiché è una macchina specchiata, vale a dire la parte anteriore rispecchia quella posteriore, con i due laterali molto simili. L’unica cosa che varia è la posizione della santa rivolta verso la direzione di marcia della macchina. Nella parte anteriore, successivamente al concorso, ho inserito anche la figura di una donna a dieci giorni dal parto, Giada Menichini. Questo per richiamare la nascita e l’esistenza terrena di ognuno di noi. Una donna che con una mano accarezza il ventre e con l’altra tiene una fiaccola simbolo della speranza di resurrezione”.
Gli altri volti della statua chi ritraggono?
“Le 49 statue traggono ispirazione dai volti di 25 persone. Ad esempio, oltre a chi è già stato citato, Luca Occhialini, Antonella Servi, tutte le persone che hanno lavorato alla macchina, Luciana Biagi, Laura Biscetti, Iris Shaqiri, mia moglie, i miei figli”.
L’altezza di 28 metri è solo una questione legata al bando?
“Sì, è una questione legata al bando”.
La macchina potrebbe essere anche più alta?
“Sì, durante la fase di montaggio dell’ultimo tronco ho visto che compositivamente poteva funzionare anche con un metro in più. Qualcosa che, se il trasporto va come deve andare, si potrebbe proporre per il prossimo anno in accordo, ovviamente, con il comune. In passato Volo d’angeli inserì un ordine di angeli in più. Anche se in tal caso non c’era un limite di altezza”.
Secondo lei, fino a che altezza potrebbe arrivare la macchina di santa Rosa?
“In passato siamo arrivati a portare macchine fino a 32 metri di altezza dalle spalle dei facchini. Poi, se si mantiene un baricentro molto basso, si può anche arrivare a 35 metri”.
Viterbo – Dies Natalis e Raffaele Ascenzi
Come si sviluppa invece l’illuminazione?
“Ci sono più di mille punti luce. L’illuminazione era prevista con una dominante calda, 2700 k. Ma per me non era sufficiente. E ho voluto aumentarla. Per dare alla luce un colore ocra che ricorda la luce del centro storico di 20 anni fa ho preso delle gelatine per tutti i fari, utilizzate in passato per Ali di luce, e un colore per vetro, terra di Siena, intervenendo sulle gemme dei led. In questo modo la tonalità è diventata molto simile al colore delle fiaccole”.
Quali novità, rispetto a ciò che già si conosce, verranno introdotte la sera del 3 settembre?
“Innanzitutto, le statue che stanno alla base della macchina, attorno alla santa, gli amici di Rosa, terranno tra le mani dei piatti con dentro dell’incenso. Al passaggio della macchina, le persone che assisteranno al trasporto da un lato vedranno il volume creato dal fumo delle incensiere attraversato dalle luci. Dall’altro sentiranno il profumo che ne verrà fuori. La percezione della macchina sarà totale. Dopodiché, Piero Salvatori, un pianista di Caprarola, sta componendo un brano inedito dedicato a Dies Natalis. Un brano di 3 minuti e mezzo, cantato da un coro di 4 voci accompagnato dal piano, che rispecchia fedelmente il messaggio che vuole dare l’architettura della macchina. Stiamo ipotizzando di trasmettere il componimento durante il trasporto”.
Quante saranno le incensiere?
“Le incensiere saranno in tutto 8”.
Chi saranno i tuoi ospiti la sera del trasporto?
“Da qualche anno ho stretto una forte amicizia con le persone della rete delle grandi macchine a spalla. E saranno soprattutto loro i miei ospiti”.
Viterbo – Santa Rosa – Dies Natalis
A chi è dedicata Dies Natalis?
“Ho già detto che la mia dedica è per la città, perché rievoca la sua storia e il suo passato. Con una santa a furor di popolo. Il 3 settembre i facchini porteranno sulle proprie spalle l’umanità e la spiritualità di una città. Un omaggio inoltre a Viterbo che mi ha dato la possibilità di esprimermi per la terza volta. Dopodiché c’è una mia dedica privata che coinvolge la mia sfera sentimentale più intima. La mia famiglia, mio padre, mia madre, i miei fratelli. E Nicoletta, la sorella che ho perso. Le voglio poi raccontare una cosa”.
Cosa?
“Per fare i volti delle statue ho scansionato i visi delle persone. Cosa che non potevo fare con quello di mia sorella. Per riuscirci ho chiamato l’artista Davide Dormino, l’unica persona che potesse ricreare il volto di Nicoletta. Ed è stata l’operazione più bella di tutta la macchina. Davide, attraverso le foto che sono andato a riprendere nel mio archivio, è riuscito a riprodurre il viso di mia sorella con la creta. Creta che poi abbiamo scansionato. Quindi tra i 4 angeli di Dies Natalis ci sarà anche il ricordo di Nicoletta”.
Si può dire che sua sorella Nicoletta è l’angelo custode di Dies Natalis?
“Assolutamente sì. È il mio l’angelo custode, l’angelo custode di questa macchina”.
Daniele Camilli
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