Viterbo – Operazione “Fai da te”, ovvero furti con parrucche, nasi finti e frullini ai self service e droga. Ebbene, il processo è ancora al palo dopo nove anni dal blitz dei carabinieri della primavera 2015, mentre incombe la scure della prescrizione. Undici gli imputati, tra cui sette stranieri. Colpirono i pusher fuori scuola, a pratogiardino Lucio Battisti, al bar e anche dal kebabbaro in centro. Di età compresa tra i 28 e i 49 anni, quattro sono italiani, tutti viterbesi, mentre sette sono di varie nazionalità. E’ la maxi operazione scattata all’alba del 17 maggio 2015.
Spaccio a Viterbo – Operazione Fai da te
Processo prescritto se cadono le aggravanti. Martedì il difensore Franco Taurchini ha consegnato al collegio a nome dei suoi assistiti una sentenza del tribunale di Genova in base alla quale potrebbe cadere l’aggravante dell’associazione per delinquere finalizzata ai furti, anche se almeno per alcuni imputati resterebbe l’aggravante dello spaccio a minori, che allungherebbe in ogni caso i tempi della prescrizione.
Questioni non da poco, per valutare le quali il processo è stato rinviato al primo luglio 2025, quando saranno trascorsi dieci anni, per cui escluse eventualmente le aggravanti potrà essere dichiarata la prescrizione, dopo la verifica delle singole ipotesi di reato e delle singole posizioni, decidendo se e come eventualmente procedere per chi ne dovesse restare fuori.
L’ammissione prove risale al 17 luglio 2019, mentre il dibattimento è entrato nel vivo il 17 marzo 2021 con l’ascolto dei primi sei testimoni dell’accusa, fumatori in erba, molti dei quali minorenni all’epoca dei fatti e “scorderelli” in tribunale. Al centro degli interrogatori dove e da chi acquistassero, da ragazzini, hashish e marijuana. Hanno ammesso di avere fatto uso di spinelli, al costo di 10 euro a dose, per questo chiamate “diecini”.
Nel frattempo, nell’ambito del processo, sono state trascritte 81 intercettazioni, tra telefoniche e ambientali, da ben quattro lingue: russo, ucraino, macedone e romeno. Sono le lingue parlate dai presunti pusher.
Operazione Fai da te
Oltre nove anni fa i 18 arresti del maxiblitz. Nel blitz della primavera di nove anni fa furono arrestati in 18, 17 dei quali under 30, secondo l’accusa componenti della presunta banda che scassinava i self service nel weekend e spacciava fuori scuola nei giorni feriali. Furono arrestati dai carabinieri che, sulle tracce della banda del frullino, beccarono anche la gang di presunti pusher.
Nasi finti e parrucche. Il covo sarebbe stato un magazzino nelle campagne tra Viterbo e Montefiascone. Lì i banditi nascondevano gli arnesi da scasso, nasi finti e le parrucche per sfuggire alla videosorveglianza. Lì dividevano il bottino. Prima dei colpi si sarebbero drogati.
Pusher fuori scuola. È il collegamento che ha permesso agli investigatori di scoprire il secondo filone, quello dello spaccio agli studenti. Pesante il bilancio del blitz: 17 arrestati sotto i 30 anni, 11 spacciatori (italiani, ucraini, romeni e tunisini) e 6 specialisti del furto, accusati anche di associazione per delinquere (un italiano, un macedone, un moldavo e tre albanesi).
Droga in vendita dal kebabbaro. Tra i luoghi diventati punti di riferimento per lo spaccio, secondo l’accusa, il negozio di un kebabbaro a San Faustino e un bar di Corso Italia. Avrebbero spacciato a pratogiardino “Lucio Battisti” e perfino fuori scuola, usando come gancio le fidanzatine per intercettare studenti minorenni delle superiori del capoluogo, compresi i pendolari, cui cedere la droga prima e dopo la campanella.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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