Viterbo – “Il quadro di Rutilio Manetti fu rubato e taroccato, Vittorio Sgarbi rischia da 4 fino a 12 anni”. Stando a quanto riporta il Fatto Quotidiano, la procura di Macerata ha concluso le indagini sull’opera che sparì dal castello di Buriasco, in Piemonte nel 2013, ma che Sgarbi ha sempre asserito d’avere trovato in una villa di proprietà a Viterbo.
Quindi, sostenendo che si trattasse di un’altra cattura di San Pietro, così si chiama.
Report – Il servizio sulla tela di proprietà di Sgarbi
Domenica, a Report su Rai3 un nuovo servizio dell’inchiesta giornalistica in collaborazione col quotidiano diretto da Marco Travaglio.
“L’ex sottosegretario di Stato – ricorda il Fatto – giurava di aver trovato il dipinto così com’era nella soffitta della sua villa di Viterbo”.
Le differenze fra le due opere, come la torcia, come spiegano dal Fatto, sono state aggiunte e per quanto riguarda la perizia effettuata da esperti dell’Istituto Centrale per il Restauro: “Per materiali costitutivi, tecnica esecutiva e morfologica del degrado, il dipinto coincide con i frammenti consegnati dalla signora Buzio e si ritiene, pertanto, sia lo stesso provento di furto e oggetto di denuncia il 14 febbraio 2013”.
Pure l’altra motivazione addotta dall’ex assessore alla Bellezza al comune di Viterbo, Sgarbi, per spiegare che si tratta di due quadri diversi non reggerebbe. Quella relativa alle misure diverse.
“Il confronto tra quelle del dipinto di Sgarbi e quelle interne dei bordi recisi – riporta il Fatto in base alla documentazione in possesso – portano a ritenere che il supporto del dipinto sottoposto a sequestro sia la parte mancante di quello reciso, ancora vincolato al telaio”. L’accusa è pesante: “Riciclaggio, autoriciclaggio e contraffazione di opere d’arte – ricorda Il Fatto – e rischia per questo una condanna pesante”.
Ma il diretto interessato respinge tutto al mittente e ha già fatto sapere d’avere fiducia nei giudici e che dimostrerà la correttezza dei suoi comportamenti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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