Tuscania – Furto da 16mila euro in una gioielleria di Tuscania, ennesima assoluzione per i sosia di Bonnie&Clyde: tra il vero e il falso ladro c’è una differenza di altezza di una trentina di centimetri. Ciononostante è la seconda volta che la coppia “tarocca” finisce a processo a Viterbo. Imputati Matteo Greco e Sharon De Angelis, 37 e 35 anni, di Ostia, perseguitati da dieci anni dagli imprendibili Bonnie&Clyde con cui vengono confusi, avendo subito finora una decina di processi, dai quali sono usciti puntualmente assolti.
Matteo Greco e Sharon De Angelis
Il 23 gennaio 2019 erano già stati assolti a Viterbo dal giudice Silvia Mattei, per il colpo da 25mila euro messo a segno nell’ottobre 2013 in una gioielleria di Ronciglione grazie ai tatuaggi “non compatibili” con quelli dei cattivi.
Ieri sono stati prosciolti “per non avere commesso il fatto” dal giudice Jacopo Rocchi per il furto del 24 novembre 2018 a Tuscania grazie alla “bassezza” dell’imputato.
Fondamentale la perizia antropometrica affidata proprio dalla Mattei al Ris di Roma per il primo processo di Viterbo, grazie alla quale ancora una volta sono stati scagionati. Nonché il filmato della videosorveglianza, visionato dal giudice durante la camera di consiglio.
Poco prima, preso atto della relazione della scientifica dei carabinieri, il giudice Rocchi aveva chiesto al commesso del punto vendita di mettersi in piedi vicino all’imputato, secondo la parte offesa più alta di lui di almeno una decina di centimetri e risultato invece palesemente più basso. Senza contare la barba: lunghissima quella dell’imputato, che non si raderebbe da un decennio, corta quella del ladro che sarebbe stato anche più in carne secondo l’identikit fornito a caldo dalla vittima.
“È dal 7 gennaio 2014 che non mi rado, quando sono stato arrestato la prima volta a Frosinone e poi a febbraio a Viterbo, avendo capito subito di dovermi difendere da un sosia e che dovevo differenziarmi. Per avere la barba lunga come la mia ci vuole almeno un anno, un anno e mezzo”, ha spiegato lo stesso 37enne, difeso dall’avvocato Regina Tirabassi, che assiste anche la compagna, finita dieci anni fa ai domiciliari perché era incinta e assente all’udienza di ieri.
“Sono stato accusato di 10-12 colpi in tutto il centro Italia – ha proseguito – tutti i gioiellieri raccontano sempre la stessa cosa e cioè che il maschio della coppia è alto un metro e ottanta. Meno male che io invece sono basso, sono alto appena un metro e 64. È la mia fortuna”.
I veri Bonnie&Clyde, dal 2013, avrebbero saccheggiato gioiellerie in Abruzzo (Vasto, Chieti, Teramo, L’Aquila), in Umbria (Terni), in Molise (Isernia) e nel Lazio, a Civitavecchia e in provincia di Viterbo. A quanto è dato sapere, non sarebbero mai stati identificati.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
