L’ex tribunale di piazza Fontana grande
Viterbo – “No a broccoli e patate sulla tomba di Romanelli e la storia dei viterbesi”. L’appello è del consigliere comunale Giulio Marini, ex sindaco di Viterbo, intervenuto ieri pomeriggio al convegno organizzato da Archeotuscia e fondazione Carivit nella sala delle assemblee di palazzo Brugiotti, dedicato all’ex tribunale di piazza Fontana grande, l’ex chiesa dei santi Giuseppe e Teresa.
Giulio Marini
L’idea dell’amministrazione della sindaca Chiara Frontini è quella di realizzarci un mercato di prodotti agroalimentari aperto tutti i giorni. “Un’idea progettuale – dice Marini – che ho combattuto e che combatterò. Perché la nostra storia cittadina sta all’interno di quella chiesa. Una storia che difenderò fino in fondo”.
Sul finire dei primi anni del 2000, dopo il crollo al museo civico Danielli, “l’amministrazione di allora – evidenzia Marini – puntava invece a farci un palazzetto della cultura, un progetto che saltò perché eravamo in piena crisi economica e il governo non aveva fondi da destinare”.
Angelo Allegrini
Assieme a Marini ci sono anche il presidente della Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti, il critico d’arte Enrico Anselmi, l’ex direttore dell’archivio di stato Angelo Allegrini e l’ispettore onorario del ministero della cultura Felice Orlandini. A moderare l’incontro, Luciano Proietti, presidente di Archeotuscia. In sala, ad ascoltare gli interventi, l’assessore ai lavori pubblici Stefano Floris e l’ex sindaco Giovanni Arena.
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“In quella chiesa – sottolinea Marini – è probabile che ci sia la tomba del pittore Giovanni Francesco Romanelli, uno degli artisti viterbesi più importanti a livello europeo. Mi auguro che l’amministrazione rifletta ed eviti quello che sarebbe né più né meno che uno sfregio alla città. Una città che non merita questo tipo di trattamento. Un trattamento che non ha senso”.
“Un convegno molto interessante – commenta poi Pasqualetti -. Forse lo avremmo dovuto fare qualche anno fa per dare modo fin da subito di conoscere una struttura ricca di storia. Questo per determinare, insieme alle realtà del territorio, un indirizzo più congruo in merito alla sua destinazione”.
Luigi Pasqualetti
Una chiesa, un convento e un ex tribunale “dove sono stati celebrati – fa notare Allegrini – processi importanti per la storia d’Italia. Dal maxi processo alla camorra agli inizia del Novecento, il primo della storia, seguito dalla stampa di tutto il mondo, a quello a Gaspare Pisciotta e alla banda di Salvatore Giuliano per la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947 fino ai processi degli anni ’70 e ’80 alla banda di Renato Vallanzasca e all’organizzazione terroristica di Prima Linea che a Viterbo uccise i carabinieri Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa. Una decina di anni fa pensavamo di trasferire in tutto il palazzo l’archivio di stato, poi però il sindaco di allora, Leonardo Michelini, cambiò idea e non se ne fece più nulla. Un luogo che merita comunque una destinazione più nobile rispetto a un mercato agroalimentare”.
Viterbo – Il convegno dedicato all’ex tribunale
“Dopo il crollo all’interno del museo civico di piazza Crispi – ricorda Marini -, l’amministrazione di cui sono stato sindaco elaborò un ambizioso programma di rilancio delle attività museali, intendendo affiancare all’esposizione dei reperti archeologici e storici una serie di attività che coinvolgessero l’intera sfera delle manifestazioni artistiche e culturali, quali pittura, scultura, musica, cinema, teatro. E venne proprio individuato l’immobile di piazza Fontana grande, al centro di Viterbo e nel cuore degli itinerari turistici, per trasformarlo in museo civico e palazzetto della cultura”.
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L’intera struttura presenta ha una superficie complessiva di circa 3850 metri quadrati, caratterizzata da un piano seminterrato e tre piani fuori terra, una pianta a base quadrata attorno a una corte centrale, e uno schema distributivo ad anello “molto razionale – evidenzia Marini – e ben adattabile ad uno spazio espositivo.
Viterbo – La notizia della sentenza con le condanne ai terroristi di Prima linea
Il complesso risale al 1640, quando venne costruito per ospitare la sede dell’ordine dei Carmelitani scalzi. Con l’unità d’Italia, il tutto venne adibito a palazzo di giustizia andando incontro a importanti trasformazioni. La chiesa diventò così l’aula per le udienze penali, abbattendo il campanile e il lanternino della cupola. Il nuovo tribunale venne poi inaugurato la mattina del 22 maggio 1886 con l’aggiunta di un telo all’altezza del tamburo della cupola per migliorare l’acustica.
Viterbo – Il progetto del palazzetto della cultura
“Il progetto destinato alle attività museali dell’amministrazione – continua Marini – prevedeva il recupero e il restauro dell’intero complesso in tutte le sue parti, arricchendolo di quegli elementi edilizi e decorativi che lo potessero rendere funzionale alla nuova destinazione di museo civico e palazzetto della cultura. L’idea era quella di fare dell’ex convento un museo civico permanente, di destinare l’ex chiesa a un’esposizione permanente di arte contemporanea e mostre temporanee. Tra i due spazi museali si pensò anche di allestire un’ampia sala conferenze. Anche il primo piano del convento sarebbe stato destinato a un’esposizione permanente, così come il secondo a uffici e area direzionale. Gli spazi sarebbero inoltre stati ripartiti con pannelli in cristallo, mentre le murature postume realizzate a chiusura del porticato sarebbero state demolite, sostituire con vetrate, schermate nei corridoi sud e ovest con brise-soleil in legno. La pavimentazione sarebbe stata in parquet, quella interna, e, per quanto riguarda la corte, in lastre di peperino e travertino, intramezzate da superfici in ciottoli, onice, pomice e vasche di sabbia”.
Viterbo – Il progetto del palazzetto della cultura
“Infine – conclude Marini -, la copertura della corte sarebbe stata realizzata in cristallo e acciaio zincato, con superficie a doppia curvatura, suddivisa nelle sezioni elementari degli infissi posti secondo la maglia geodetica e apribile a vela nei periodi estivi, garantendo il confort termico e fungendo da buffer-space nei periodi invernali”.
Daniele Camilli
Viterbo – Il maxiprocesso alla camorra celebrato nell’ex tribunale di piazza Fontana grande
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