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Bilanci - Sindacati - Il segretario generale della Uil di Viterbo: "La provincia sta diventando un popolo di anziani senza nascite, senza ricambio generazionale, senza sviluppo"

Giancarlo Turchetti: “La Tuscia rischia di non avere più un futuro”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “La provincia sta diventando poi un popolo di anziani senza nascite, senza ricambio generazionale, senza sviluppo. Un territorio che rischia di non avere più un futuro”. Bilancio di fine anno per il segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti.

“Le difficoltà delle famiglie sono tante – prosegue Turchetti -, dall’assenza dei servizi alla riduzione del potere d’acquisto. Inoltre non ci sono progetti capaci di creare qualcosa per lo sviluppo della Tuscia e per la città di Viterbo. Una città che paga ancora le scelte del passato, a partire dall’assenza di collegamenti fino all’incapacità di sfruttare le risorse disponibili.


Viterbo - Giancarlo Turchetti

Viterbo – Giancarlo Turchetti


Come è stato il 2024 della Uil di Viterbo?
“In termini di risultati e di iscritti il 2024 è stato ottimo. Tutte le categorie hanno registrato un aumento. Evidentemente le battaglie che facciamo pagano. Anche sul fronte dei servizi si è fatto un buon lavoro”. 

In passato, in termini di iscritti, la Uil era il terzo sindacato. Ora invece le cose come stanno?
“Per quanto riguarda gli attivi, cioè i lavoratori in attività, ce la battiamo con tutti, Cgil e Cisl. Siamo indietro sui pensionati. Abbiamo quadri e dirigenti sindacali molto bravi. La prova del nove saranno poi le elezioni delle Rsu del prossimo anno”.

Quali sono le categorie più forti?
“Alle ultime elezioni delle rappresentanze sindacali siamo arrivati primi nella scuola, terzi con la Uil Fpl e buoni risultati con la Uilpa, nel pubblico impiego. Alle consultazioni del prossimo anno sono sicuro che avremo ottimi risultati. I segnali ci sono tutti. Per quanto riguarda il settore privato c’è stato un grande balzo della Uila che è diventato il primo sindacato della provincia nella categoria dei braccianti e dell’agroalimentare. Grandi passi avanti sono stati fatti poi nei trasporti, nel commercio e nei servizi e nell’edilizia”.

Quali sono le principali contraddizione del territorio della Tuscia?
“Le contraddizioni sono tante. Il territorio ha tante risorse, ma purtroppo la politica non fa niente. Oggi siamo come eravamo in passato senza alcuna ripresa economica. Tant’è vero che i giovani se ne vanno, in particolar modo al nord. La provincia di Viterbo sta diventando poi un popolo di anziani senza nascite, senza ricambio generazionale, senza sviluppo. Un territorio che rischia di non avere più un futuro. Le difficoltà delle famiglie sono tante, dall’assenza dei servizi alla riduzione del potere d’acquisto. Inoltre non ci sono progetti capaci di creare qualcosa per lo sviluppo della Tuscia e per la città di Viterbo. Una città che paga ancora le scelte del passato, a partire dall’assenza di collegamenti fino all’incapacità di sfruttare le risorse disponibili”.

Cosa serve al territorio per far crescere l’economia e l’occupazione?
“Servono innanzitutto le idee. Serve creare una rete di collegamenti rapidi con Roma. Probabilmente non riusciremo nemmeno a beneficiare del Giubileo e delle persone dirette verso la capitale. Inoltre, non è stato fatto niente per la crescita del termalismo”.


Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario Giancarlo Turchetti


100 milioni di euro per la città di Viterbo, tra Pnrr, Fesr e Giubileo. Sono stati spesi bene o andavano spesi meglio?
“Secondo me potevano essere spesi meglio. Ci sono cose fatte utili per la città, altre che potevano essere evitate. Senza scendere nel dettaglio, sarebbe stato meglio investire su altri filoni del Pnrr. Ottimi invece gli investimenti sui parcheggi e sulle aree verdi”. 

I problemi tra il sindacato e la giunta di Viterbo della sindaca Chiara Frontini ci sono ancora oppure sono rientrati?
“Noi facciamo il nostro lavoro e tutto quello che non ci sta bene continueremo a contestarlo. Se ci riferiamo poi all’episodio in cui la sindaca mi ha dato del coglione nel corso di una cena privata resa poi pubblica, questo problema non c’è più. Quando abbiamo fatto la manifestazione sotto palazzo dei Priori la sindaca è scesa in piazza evidenziando il rispetto per la Uil e per la mia persona“.

A livello nazionale è in atto una rottura dell’unità sindacale. Da un lato Cgil e Uil, dall’altro la Cisl. A livello territoriale quali sono i rapporti tra le confederazioni?
“A livello nazionale è molto strano che la Cisl da una parte firma una piattaforma e poi si defila da ciò che ha sottoscritto. Così come è altrettanto strano che la Cisl dica che va bene la manovra del governo Meloni perché non peggiora la condizione dei lavoratori. Un sindacato dovrebbe invece avere come obiettivo quello di migliorare costantemente le condizioni dei lavoratori e dei pensionati che rappresenta. Un sindacato non si accontenta di quello che ha. Anche perché quello che ha non basta nemmeno per andare avanti. Per quanto riguarda i rapporti territoriali, i rapporti personali sono buoni anche se le posizioni restano diverse. Quindi è chiaro che le manifestazioni non sono più unitarie, poi ai tavoli istituzionali stiamo insieme, anche perché non siamo noi a convocarli”.


Chiara Frontini e Giancarlo Turchetti

Chiara Frontini e Giancarlo Turchetti


Morti sul lavoro, una strage continua. E la Tuscia non ne è esente.
“Le morti sul lavoro sono una piaga. Una guerra non fa tutti i morti che fa il lavoro. Come Uil abbiamo iniziato una campagna, Zero morti sul lavoro, che dura da tre anni. E generalmente le campagne sindacali durano al massimo sei mesi. Una campagna sostenuta anche dal presidente della Repubblica e dal Papa. Ma ad oggi i risultati non ci sono, con il governo che non ha messo neanche un euro sulla sicurezza sul lavoro. Noi chiediamo maggiori ispezioni, l’assunzione di più ispettori e un inasprimento delle sanzioni. Serve poi il reato di omicidio sul lavoro, così come le aziende che non rispettano le norme sulla sicurezza del lavoro non devono più partecipare ai bandi pubblici”.

Fermo restando la presunzione di innocenza, ultimamente sono state diverse le indagine della magistratura che hanno coinvolto il settore agricolo della Tuscia. In provincia di Viterbo esiste secondo lei un problema di sfruttamento dei lavoratori agricoli?
“Sì, secondo me un problema di sfruttamento dei lavoratori agricoli c’è. E più che lavoro nero, c’è lavoro grigio, cioè forme di retribuzione che sono in parte in chiaro e in parte in nero. Insomma, regolarizzazioni a metà. Da quando la magistratura è intervenuta, tuttavia, diverse aziende si sono regolarizzate. E il modo migliore per regolarizzarsi è dialogare innanzitutto con il sindacato”. 

Dialogare con il sindacato significa anche introdurre la contrattazione aziendale in tutto il settore agricolo come propone il segretario di categoria della Uila Antonio Biagioli?
“Assolutamente sì. La contrattazione aziendale non solo permette ai lavoratori di partecipare alle dinamiche interne delle aziende, ma è al tempo stesso il modo migliore per rispettare le regole”.

Daniele Camilli


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