Viterbo – (sil.co.) – Nato come processo per direttissima nel 2019, è tuttora in corso.
Viterbo – I carabinieri in centro – Immagine di repertorio
Al centro una coppia di cinquantenni d’origine dominicana residenti nel quartiere di San Faustino, a casa dei quali, la sera del 19 novembre di sei anni fa, piombarono i carabinieri che, tramite una fonte confidenziale, avevano saputo che in quell’appartamento al pianoterra di una traversa di via Cairoli si spacciava. Marito e moglie furono arrestati.
L’operazione, sfociata nel sequestro di una gran quantità di stupefacenti, è stata ricostruita mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi da uno dei militari che hanno preso parte al blitz, il quale ha sottolineato come nell’abitazione, assieme a eroina e cocaina sparsa ovunque, ci fossero anche i tre figli tutti minorenni dei presunti spacciatori.
“In un trave del soffitto della cantina c’erano 7 grammi di cocaina, 129 grammi di sostanza da taglio tipo mannitolo in un cassetto, in cameretta oltre tre grammi di cocaina, su un carrellino in cucina ritagli circolari di cellophane, sul davanzale della finestra un ovulo di cocaina in parte reciso del peso di 12 grammi, 980 euro in una scatola nella camera da letto matrimoniale”, ha riferito il maresciallo.
Due anni e mezzo dopo, nella primavera del 2022, moglie e marito, sorpresi a spacciare mentre erano ai domiciliari, furono condotti in carcere. I carabinieri, nello specifico, entrarono in azione perquisendo l’abitazione col supporto delle unità cinofile del nucleo carabinieri di Santa Maria di Galeria. In casa furono sequestrati un involucro con 65 grammi di cocaina e 12 grammi di hashish divisa in dosi.
Il processo per i fatti del 2019 riprenderà in primavera.
Articoli: Coppia sorpresa a spacciare in casa, nonostante abbia tre figli – Moglie e marito spacciano dai domiciliari, arrestati
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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