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Diritti - Dal tentato rapimento di un bambino a piazza del Comune a un vocale diffuso tra i genitori di un asilo e al post di un sindaco che puntano il dito contro un popolo

“I famosi Rom di Viterbo che girano e portano via i bambini”… quando il pregiudizio dilaga, rischia di diventare odio

di Daniele Camilli
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Viterbo – “I famosi Rom di Viterbo che girano e portano via i bambini”. “Nero su bianco” in un vocale diffuso giorni fa su una chat dei genitori di un asilo nido. Quando il pregiudizio dilaga, rischia di diventare odio… e tutti ci cascano.

Il punto di partenza, venerdì 28 febbraio, attorno alle 8 di sera, a pochi passi da un bar in piazza del Comune, quando una donna, secondo quanto ricostruito, avrebbe tentato di portare via un bambino dal passeggino. Il padre, che se ne è accorto immediatamente, è intervenuto e la donna, di tutta risposta, gli avrebbe dato uno schiaffo per poi darsela a gambe. Immediato l’intervento della polizia ma la donna riesce a fuggire. Partono subito le indagini della squadra mobile. Al vaglio degli inquirenti le telecamere di zona per dare un volto alla donna. La voce si sparge nel giro di un istante. Soprattutto su social e Whatsapp, in particolar modo nelle chat di scuola di molti genitori che, allarmati, hanno creato un passaparola gigantesco per mettere in guardia il maggior numero possibile di famiglie. Specialmente in vista dei festeggiamenti del Carnevale, periodo in cui è più facile trovare bambini a spasso.


Viterbo - Piazza del Comune

Viterbo – Piazza del Comune


La donna in questione viene rintracciata dalla polizia il 2 marzo, a piazzale Gramsci, vicino porta Fiorentina. E, da quanto è dato sapere, non è una Rom, cosa che fra l’altro sarebbe stata del tutto irrilevante. È del tutto irrilevante, così come sottolinearlo è pericoloso perché si rischia di generalizzare. Rischia di diventare una discriminazione. Tant’è vero che, proprio per questo motivo, le regole deontologiche del giornalismo vietano di associare persona coinvolta in un fatto di cronaca ed etnia di appartenenza.

“L’attività svolta dagli investigatori della squadra mobile – scrive in una nota la polizia a proposito della persona rintracciata a piazzale Gramsci -, a seguito della segnalazione del padre del piccolo, ha consentito di individuare in una donna di anni 40 l’autrice del gesto che veniva rintracciata dalle volanti della questura, dopo intense ricerche, in piazzale Gramsci nella mattinata odierna. La donna, dopo esser giunta in questura, mostrava segni evidenti di agitazione psicomotoria e, trasportata in ospedale, veniva ricoverata”. Stando a quanto emerso, la 40enne sarebbe persona nota alle autorità. “L’autrice del gesto – conclude infatti la nota -, già gravata da foglio di via obbligatorio dalla città di Viterbo, è stata deferita all’autorità giudiziaria per tentato sequestro di persona minore, percosse e inosservanza del foglio di via”.

Intanto, tra mamme, papà, famiglie e chat di scuole e asili, sarebbe iniziata a circolare la voce che a tentare il rapimento del bambino sarebbe stata una Rom, etichettata il più delle volte con il solito termine dispregiativo di “zingara”. Una voce che sarebbe montata a tal punto che, da un certo momento in poi, la “zingara” sarebbe stata addirittura parte di un gruppo dedito ai rapimenti. Il rapimento dei bambini, uno degli stereotipi più diffusi nei confronti della comunità rom, senza che sia mai stato, fra l’altro, supportato da prove concrete. Praticamente una pericolosa leggenda metropolitana.

Una fake news che però, tra mamme, papà, famiglie e chat di scuole e asili, si diffonde rapidamente e in modo capillare finché il 6 marzo, alle ore 12,54, sulla chat whatsapp dei genitori di un asilo nido di Viterbo, 47 iscritti, viene inoltrato il seguente messaggio vocale, oltre un minuto di registrazione. Vocale che pare sia stato diffuso anche su altre chat e di cui Tusciaweb è in possesso. “Mamme buongiorno – dice una voce femminile – vi mando questo messaggio per informarvi del fatto che io ho mio padre che è maresciallo di polizia a Viterbo e mi ha detto, comunque, di informarvi che purtroppo i Rom, questi qui famosi di Viterbo che girano e portano via i bambini, si stanno iniziando a spostare anche nei paesi. Mi ha specificato che a loro è capitato di fermarli ma non hanno paura di niente e di nessuno, anzi agiscono alla luce del sole davanti a tutte le persone con una velocità incredibile e una furbizia incredibile”.

“Insomma – conclude la voce femminile del messaggio -, questo messaggio per informarvi di stare attenti perché si stanno spostando anche nei paesi piccoli, quindi massima attenzione anche al parco, all’uscita e all’entrata di scuola. Non era per farvi venire l’ansia, ma soltanto per informarvi. Visto che ho notizie certe, avendo mio padre all’interno della polizia. Un abbraccio a tutti”.


Franco Vita

Il sindaco di Nepi Franco Vita


Lo stesso giorno, alle ore 14,16, il sindaco di Nepi Franco Vita, a distanza di 4 giorni dalla nota della polizia, pubblica sulla sua pagina Facebook un post che viene ripreso dai giornali. “Buon pomeriggio – scrive il sindaco -. L’altro giorno a Viterbo dei Rom hanno tentato di rapire un bambino. L’atto non è riuscito per la ferma reazione del padre. Secondo alcune indiscrezioni sembrerebbe che queste persone si stiano spostando nei comuni del Viterbese. Sono solo sensazioni e voci che già circolano tra le mamme. Tuttavia ritengo opportuno invitare ad una maggiore attenzione specie nei parchi ed all’uscita dalle scuole”. Di fatto gli stessi contenuti, e lo stesso invito, del vocale inoltrato sulla chat dei genitori dell’asilo poco sopra citato.

“Nel frattempo – prosegue il sindaco Vita che, con il post, ha finora ottenuto 196 like, 37 commenti e 62 condivisioni – la polizia locale è sollecitata a essere più presente all’entrata e all’uscita dalla scuola. Nessun allarme particolare ma solo vigilare e segnalare alle forze dell’ordine eventuali movimenti strani. L’Arma dei carabinieri che sta svolgendo un ottimo lavoro nei confronti del contrasto alla diffusione di sostanze stupefacenti, in particolare tra i giovani e giovanissimi, rappresenta per tutti i nepesini un riferimento importante di sicurezza”.


Il post del sindaco di Nepi Franco Vita

Il post del sindaco di Nepi Franco Vita


Qualche domanda, a conclusione. Non sarebbe il caso che le autorità competenti verifichino origini e motivazioni del vocale diffuso tra mamme e papà così come chi sia il presunto “maresciallo di polizia” che avrebbe diffuso una notizia del genere suscitando panico tra i genitori? Panico che rischia di diventare pregiudizio e un minuto dopo paura e odio nei confronti di una popolazione, nello specifico la popolazione Rom, i cui appartenenti potrebbero trovarsi, girando per Viterbo e la Tuscia, a causa di queste notizie e pregiudizi, in situazioni di difficoltà se non addirittura di pericolo? 

Non solo, ma a destare sospetti è la stessa definizione di “maresciallo di polizia”, un grado che, all’interno della polizia di stato, che si è occupata delle indagini, non esiste.

Dopodiché, quali fonti hanno spinto il sindaco di Nepi Franco Vita a fare un annuncio del genere sulla sua pagina Facebook, facendo per giunta un miscuglio tra Rom, rapimenti di bambini e contrasto alla diffusione di sostanze stupefacenti? E perché prima di sparare a zero sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Nepi non ha verificato la presunta notizia?

Prima di cadere mani e piedi nella paura che alimenta il pregiudizio e l’odio a cui segue la violenza, sarebbe il caso di rileggersi una poesia degli anni ’30 del secolo scorso, di Bertolt Brecht e Martin Niemoeller. 

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari/ e fui contento, perché rubacchiavano./ Poi vennero a prendere gli ebrei/ e stetti zitto, perché mi stavano antipatici./ Poi vennero a prendere gli omosessuali,/ e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi./ Poi vennero a prendere i comunisti,/ ed io non dissi niente, perché non ero comunista./ Un giorno vennero a prendere me,/ e non c’era rimasto più nessuno a protestare”.

Daniele Camilli


Il vocale “I famosi Rom che girano e portano via i bambini”


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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9 marzo, 2025

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