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Selciate al sindaco e insulti al vicino muto, condannato romano allontanato da Proceno

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Roberto Pinzi

Il sindaco Roberto Pinzi


Proceno – (sil.co.) – Selciate a Proceno, è stato condannato ieri dal giudice Jacopo Rocchi il romano 58enne proprietario di una seconda casa nel caratteristico borgo viterbese al confine con la Toscana finito nei guai in pieno lockdown quando, invece di restarsene nella capitale, venne nella Tuscia. Non solo non rispettò il divieto di muoversi, ma avrebbe anche tirato un  sanpietrino a sindaco, vicesindaco e assessore che lo stavano redarguendo in attesa dell’intervento dei carabinieri dalla vicina stazione di Acquapendente. E avrebbe anche tormentato il vicino di casa muto e la moglie. Nei guai è finito l’8 aprile 2020, quando è stato denunciato e sottoposto al divieto di dimora a Proceno. 

Sei mesi di reclusione per lesioni aggravate
Sono la pena per il sanpietrino scagliato contro l’allora vicesindaco e attuale sindaco Roberto Pinzi, parte civile con l’avvocato Vincenzo Dionisi. Alla vittima è stata inoltre riconosciuta una provvisionale, di 1500 euro,  in previsione di un più cospicuo risarcimento da quantificare in sede civile.  Medicato all’ospedale di Acquapendente, Pinzi ne ha avuto per dieci giorni.

Cinque mesi di arresto per molestie
L’imputato è stato invece condannato 5 mesi di arresto per molestie, reato in cui è stato derubricato lo stalking, ai danni del vicino di casa che a causa di una patologia ha perso l’uso della parola, che avrebbe tormentato prendendosela con lui e la moglie per futili motivi. Alle vittime, parti civili con  l’avvocato Emanuele Formigoni, è stata inoltre riconosciuta una provvisionale di 1400 euro a testa, in previsione di un più cospicuo risarcimento da quantificare in sede civile.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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