Proceno – (sil.co.) – Al rush finale dopo un lustro il processo per le famose selciate di Proceno.
Imputato un romano proprietario di una seconda casa a Proceno finito nei guai in pieno lockdown quando, invece di restarsene nella capitale, sarebbe venuto nell’Alta Tuscia prendendo a sassate sindaco, vicesindaco e assessore che lo stavano redarguendo in attesa dell’intervento dei carabinieri dalla vicina stazione di Acquapendente.
L’uomo, un 58enne, è inoltre accusato di avere tormentato un vicino di casa che a causa di una patologia ha perso l’uso della parola, prendendosela con lui e la moglie per futili motivi.
Il sasso, nello specifico, è un sanpietrino, finito tra le prove di reato, non è chiaro se scagliato volontariamente o per caso dall’imputato verso le vittime, mentre stava dando in escandescenza.
Nei guai è finito l’8 aprile 2020, quando è stato denunciato e sottoposto al divieto di dimora a Proceno.
L’imputato, difeso dall’avvocata Paola Bevere, deve rispondere di stalking ai danni del vicino “muto” e della moglie e di lesioni all’allora vicesindaco e attuale sindaco Roberto Pinzi. Le tre vittime si sono costituite parte civile contro l’imputato, assistite rispettivamente dagli avvocati Emanuele Formigoni e Vincenzo Dionisi.
Il vicino, poiché non parla a seguito di una grave malattia, il 21 ottobre 2021, ha risposto alle domande in forma scritta e quando consentito con dei cenni (si o no), confermando davanti al giudice Francesco Rigato quanto denunciato.
Mercoledì il processo è ripreso davanti al giudice Jacopo Rocchi che, oltre a sentire un testimone, ha accettato che venisse acquisita una lettera dell’imputato.
In primavera discussione e sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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