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Tribunale - L'imputato è accusato di lesioni aggravate dall’uso della macchina come arma

Investì la ex in retromarcia, un amico lo difende: “Aveva paura della moglie”

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Civita Castellana – (sil.co.) – Investì la ex in retromarcia, il 17 aprile dell’anno scorso, al termine di un’udienza del processo per lesioni cui l’imputato non era presente, gli fu contestata l’aggravante dell’uso della macchina come arma,  uno strumento atto a offendere per fare del male alla vittima.


Civita Castellana - I carabinieri

Civita Castellana – I carabinieri


I fatti risalgono alla mattina del 4 aprile 2021 e sono avvenuti in un centro del comprensorio di Civita Castellana, per la precisione nel vialetto di casa della ex suocera, dove si era trasferita la ex moglie con la figlioletta dopo la separazione. 

Al culmine dell’ennesimo litigio, dopo essere piombato a casa della ex, facendo irruzione in auto sul viale, l’uomo secondo l’accusa le avrebbe dato della “bastarda” da dentro la macchina, al che lei si sarebbe avvicinata al finestrino di guida urlandogli: “Cosa hai detto?”. Lui a quel punto l’avrebbe investita in retromarcia, agganciandola con lo specchietto retrovisore e lo sportello, mentre innestava la prima per andarsene. 

Ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi è stato sentito uno dei carabinieri del Norm della compagnia di Civita castellana intervenuti sul posto dopo l’allarme: “La donna ha rifiutato l’ambulanza e tra lei e l’ex marito è scoppiato un acceso diverbio per questioni relative alla figlioletta di 18 mesi. Lei diceva a lui che non faceva il padre e lui diceva a lei ‘sei tu che non mi fai fare il padre'”. 

Un amico e collega di lavoro dell’imputato, teste della difesa, ha confermato che la ex avrebbe fatto di tutto per ostacolarne i rapporti con la bambina: “Se lui tardava di qualche minuto nelle videochiamate perché stava lavorando al cantiere, lei gliele negava. Se un giovedì non poteva prendere la figlia perché lavoravamo fuori, non gli faceva recuperare il giorno”.

“Lui ne aveva paura – ha proseguito – è arrivato a pregarmi di accompagnarlo se doveva andare dalla ex per avere un testimone, perché aveva paura che lei lo accusasse di averla minacciata o averle messo le mani addosso”. 

Quando la scorsa primavera la vittima e sua madre hanno testimoniato in aula i fatti, è emerso così che la ex dell’imputato, finita in ospedale, è stata refertata con una prognosi iniziale di dieci giorni, ai quali se ne sono aggiunti altri venti prescritti dal medico curante. “Quando ho sentito la botta, mi sono aggrappata – ha spiegato la parte offesa – se non si fosse trovato davanti il muro, mi avrebbe trascinata chissà dove. Costretto a fermarsi mi ha detto che ero una pazza e che mi ero buttata sotto la sua macchina”. Una versione confermata dalla madre della donna, che era presente ai fatti.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del radiomobile di Civita Castellana e la donna è stata portata al pronto soccorso, dove le sono state riscontrate lesioni a spalla, cervicale, gomito e mano guaribili in dieci giorni, passati i quali avrebbe continuato ad avere dolori al gomito e a un ginocchio per cui alla prognosi iniziale si sono aggiunti ulteriori 20 giorni. 

Si torna in aula a fine maggio per la discussione. 


– Investe la ex in retromarcia, contestata l’aggravante dell’uso della macchina come arma


 Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 aprile, 2025

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