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Tribunale - Imputato un ventenne, unico identificato del branco - C'erano anche due ragazze

Odio razziale, buca il pallone al figlio e picchia il padre: “Non vogliamo negri di merda al Sacrario”

di Silvana Cortignani
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Viterbo -Bimbo di 11 anni torna a casa in lacrime e dice al padre che mentre giocava al Sacrario gli hanno bucato il pallone. Il padre, un operaio senegalese quarantenne, va al Sacrario col figlio a chiedere spiegazioni. “Gli ho bucato il pallone perché qui non vogliamo negri di merda che giocano a pallone”, gli risponde uno di un gruppo di ragazzi italiani che stanno lì, insultando pesantemente padre e figlio.


L'intervento della polizia e del 118 al Sacrario

Intervento della polizia al Sacrario


Due settimane dopo, sempre al Sacrario, in quattro gli tendono un’imboscata e riempiono di botte il genitore. Era il pomeriggio del 5 maggio 2022. Prognosi trenta giorni, avendo riportato lesioni al volto e la frattura di una costola.

“Due dei componenti del branco erano ragazze”, ha detto il testimone nigeriano 40enne che li ha dispersi urlando dal balcone ed è sceso di corsa da casa per soccorrerlo.

È entrato nel vivo ieri con la testimonianza della parte offesa, davanti al giudice Giacomo Autizi, il processo al ventenne italiano, unico componente del branco identificato, cui viene contestato il reato di lesioni con l’aggravante dell’odio razziale. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la vittima è parte civile con Carlo Mezzetti.

Lucidissima e senza tentennamenti la ricostruzione della parte offesa, Khadime Niang, un operaio senegalese 42enne, che lavora da anni a Viterbo, dal carattere mite, benvoluto da tutti, noto in città col soprannome di Bamba, insultato con frasi a sfondo razzista, come “figlio di troia” e “negro del cazzo”, confermate una a una davanti al giudice.

“Non conoscevo l’imputato, è l’unico che ho riconosciuto dalle foto”, ha detto, confermando il riconoscimento in aula. Poi quel movente che avrebbe scatenato l’agguato: “Mi ha detto di avere bucato il pallone di mio figlio, un bambino, perchè non voleva che negri di merda giocasse al pallone al Sacrario”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 giugno, 2025

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