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Corte di cassazione - Imputato un 28enne

Rapì la vittima per un debito di droga, definitivi tre anni per estorsione

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Corte di cassazione

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Tarquinia – (sil.co.) – Rapì la vittima per un debito di droga saldato con dei soldi falsi, definitiva la condanna a quasi tre anni, per la precisione due anni e dieci mesi di reclusione per estorsione. Non fu esercizio arbitrario delle proprie ragioni. 

Imputato un 28enne originario di Tarquinia, che ha presentato ricorso in cassazione contro la sentenza con cui, lo scorso 21 gennaio, il tribunale di Perugia gli ha applicato la pena concordata dalle parti con lo sconto di un terzo del patteggiamento, lamentando la mancata riqualificazione giuridica in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Il 28enne era accusato di avere legato mani e piedi la vittima per un debito di droga. Si tratta di Kevin Malferteiner, già condannato a 10 mesi con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato per rissa, nell’ambito dell’omicidio di Filippo Limini, avvenuto a Ferragosto nel 2020 a Bastia Umbra dopo una rissa nel parcheggio di un locale.


– Giovane muore dopo pestaggio fuori discoteca, definitivi dieci mesi per rissa a 26enne di Tarquinia


La parte offesa, secondo quanto emerso, sarebbe stata rapita perché aveva acquistato nel tempo un chilo e mezzo di hashish e quando era stato il momento di saldare aveva consegnato del denaro falso, per poi scappare con una amica. Episodio avvenuto il 5 gennaio del 2022. Il giovane rapito, liberato dopo qualche ora, fu rintracciato da una pattuglia nei pressi di un centro commerciale di Perugia, molto scosso, ma incolume.

 Secondo la difesa, la condotta descritta andava inquadrata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni “in considerazione dei reciproci rapporti intercorsi tra il prevenuto e la persona offesa e dei successivi scambi organizzati proprio da quest’ultima”.

 Per la cassazione “l’unico motivo di ricorso è assolutamente generico” in quanto proprio la disciplina del patteggiamento “prevede espressamente che il giudice valuti anche la correttezza della qualificazione giuridica del fatto, al fine di evitare che il patteggiamento sulla pena si risolva in una impropria negoziazione dell’accusa”, cioè che si trasformi in un “accordo sui reati e sulle stesse imputazioni”, violando la costituzione.

 

 


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8 giugno, 2025

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