Viterbo – Baby squillo al Riello, è ripreso ieri il processo a un 81enne originario di Montefiascone ma residente a Viterbo e a un 41enne romeno di Grotte di Castro che nel 2015 avrebbero indotto a prostituirsi tre ragazzine minorenni, una di 14 e due di 15 anni. La più piccola frequentava all’epoca la terza media in una scuola del capoluogo. L’allarme è scattato nella primavera del 2015, quando ai carabinieri della compagnia di Ronciglione è stata segnalata la presenza, a Blera, di ragazze minorenni romene che andavano con adulti.
Prostituzione – Controllo dei carabinieri
Il 41enne e l’81enne sono imputati di sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile. Le adolescenti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si sarebbero prostituite in abitazioni del centro storico – zona piazza del Comune, Sacrario e San Faustino – dandosi appuntamento con i clienti, intercettati anche tramite social, al capolinea del Riello.
Nell’estate di nove anni fa l’allora settantenne avrebbe prima convinto la quattordicenne a fare sesso con lui a pagamento, poi avrebbe convinto lei e un’amica quindicenne a incontri di carattere sessuale a pagamento con suoi conoscenti coi quali aveva preventivamente concordato il compenso. Le due ragazzine e una loro amica anche lei quindicenne sarebbero inoltre finite nel mirino del connazionale, all’epoca trentenne, il quale a sua volta le avrebbe indotte a prostituirsi e avrebbe cercato di convincerle a lavorare in un night club erotico, in cui le ballerine dovevano intrattenere sessualmente i clienti.
Le minorenni, secondo quanto emerso durante il processo, si sarebbero prostituite per 50 euro col settantenne e i suoi amici. Gli appuntamenti fissati dall’anziano erano sempre al capolinea del Riello. I clienti passavano a prenderle in macchina e le riportavano alla fermata a cose fatte. Nel corso dell’inchiesta sono state effettuate 13.800 intercettazioni, duemila delle quali usate dall’accusa e 254 trascritte dalla polizia giudiziaria.
“Attenzione che questi due sono sposati, è un segreto”, dice l’anziano alle ragazzine in una delle telefonate intercettate, fatte sentire in aula il 2 novembre 2022 dalla pm Paola Conti. Le due minorenni solo al termine di un interrogatorio fiume, messe alle strette dalle loro stesse voci, hanno ammesso di avere avuto rapporti sessuali con l’imputato e anche con altri uomini con cui lui fissava loro gli appuntamenti. In una delle intercettazioni fatte ascoltare in aula, una delle due spiega come è vestita, a beneficio del cliente che sta per passare a prenderla. “Ho una maglietta rosa e i pantaloncini corti”, dice al vecchio ruffiano.
Due bambine con le voci da bambine nelle telefonate intercettate in cui si parla di appuntamenti e prestazioni. In una telefonata vengono richiesti anche rapporti sessuali a tre, un giorno che era disponibile soltanto una delle due. Quando lei gli dice no, l’ultrasettantenne non si arrende: “Allora facciamo che prima vai con uno e poi vai con l’altro”. Venivano anche ingaggiate a coppia: “Cento euro per fare l’amore con due miei amici, 50 euro ciascuna”.
Le due ragazzine sarebbero apparse in atteggiamenti equivoci e ammiccanti sui rispettivi profili, utilizzati per agganciare clienti, che in questo modo sarebbero stati tratti in inganno dalle pose da adulte, ignari della minore età delle prostitute. L’italiano, in particolare, difeso dall’avvocato Mirko Bandiera, avrebbe rivestito il ruolo di una sorta di “manager territoriale”, procurando alle due prostitute minorenni clienti italiani. Inizialmente sarebbe stato lui stesso un cliente, poi avrebbe fiutato l’affare e iniziato a spargere la voce tra gli amici, allargando pian piano il cerchio tra gli utenti della rete. Da ieri invece il romeno è difeso d’ufficio da un nuovo legale, l’avvocato Samuele De Santis, che ha chiesto tempo per studiarsi le carte del processo, scaturito dalle indagini condotte dalla Dda di Roma.
Il processo, che per la gravità delle accuse non rischia la prescrizione, riprenderà a febbraio. Le vittime, nel frattempo, avranno 25 anni.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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