Viterbo – (sil.co.) – Revocato il divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico cui era sottoposto da oltre un anno a un cinquantenne viterbese denunciato da due ex, ex moglie ed ex compagna, che l’uomo avrebbe rispettivamente aggredito il 22 ottobre 2022 e il 30 marzo 2024.
La ex moglie, per cui è finito a processo per lesioni davanti al giudice di pace, avrebbe ricevuto un pugno nel parcheggio di un supermercato. Alla ex convivente, che avrebbe anche sequestrato in casa, avrebbe invece spezzato un dito di una mano, motivo per cui è a processo davanti al giudice monocratico Daniela Rispoli.
Presunta vittima una 46enne, anche lei di Viterbo, parte civile con l’avvocato Amedeo Centrone. L’imputato è invece difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Gino Salvatori che all’udienza del 25 giugno hanno chiesto la revoca della misura, cui si sono opposto sia l’accusa che la parte offesa, mentre si è riservato il giudice, che ora ha accolto l’istanza.
Una curiosità: la misura del braccialetto era stata disposta il 30 aprile dell’anno scorso assieme al divieto di avvicinamento alla parte offesa, ma è stata attuata solo il successivo 30 luglio, a distanza di tre mesi, in seguito ai ricorsi della difesa per la revoca. Revoca accordata a distanza di 14 mesi dall’applicazione.
Il processo, dopo l’ammissione delle prove, entrerà nel vivo a dicembre con la testimonianza della parte offesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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