Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a cinque anni e mezzo di reclusione in primo grado l’ex marito che nel 2018, quando la moglie ha partorito il secondo figlio col cesareo, invece di stare con lei è andato a ballare con gli amici in discoteca.
Violenza – immagine di repertorio
Violenza sessuale e domestica. Era accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza dei due figli minori e anche di violenza sessuale, interrotta solo dal pianto dei bambini. Motivi per cui il collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi lo ha condannato anche al risarcimento dei danni in sede civile nonché a una provvisionale di 20mila euro. L’ex moglie, che si è costituita contro il marito, è assistita dall’avvocato Gaia Cossio di Codroipo.
“Mai una spinta, mai una parola”. La serata in discoteca invece di assistere la moglie in ospedale è solo uno dei tanti episodi contestati al 44enne residente in un centro della provincia, difeso dall’avvocato Vincenzo Petroni, che durante il suo interrogatorio, lo scorso 14 aprile ha negato tutto: mai una spinta, mai una parola fuori posto, mai spaccati mobili e rotto suppellettili, mai minacce di morte del tipo “ti ammazzo e ti faccio a pezzi”. Ha negato perfino l’evidenza di un messaggio sul cellulare della donna (“voi donne sempre a fare le zoccole, ti ammazzo”) inviato alle 4 di notte del 28 giugno 2020 alla ex moglie, che gli aveva annunciato l’intenzione di chiedere la separazione. “Se lo è mandato da sola, mentre dormivo, per farmi allontanare”, ha rilanciato l’imputato, allontanato nell’ottobre successivo.
Vittima difesa dal figlioletto di 3 anni. Tra le condotte per cui la pm Aurora Mariotti aveva chiesto una condanna più pesante, a sei anni di reclusione, l’avere rincorso per tutta casa il figlioletto di 3 anni, dopo avergli rotto la spada giocattolo con cui si era messo tra lii e la nadre per difenderla, con l’intenzione di portarlo via.
“Ti faccio a pezzi”. Fatti sfociati nel 2020 in un ordine di protezione del giudice civile, di fatto un allontanamento dalla persona offesa, dopo che le aveva inviato un messaggio di minacce di morte con scritto “ti faccio a pezzi”. Ieri, durante la discussione della difesa, che ha chiesto l’assoluzione, è tornato a negare ogni addebito.
Sospeso da genitorialità. Tra le misure accessorie la sospensione dall’esercizio della genitorialità per tutta la durata della pena. La pm aveva chiesto inoltre l’invio degli atti per il reato di calunnia, avendo incolpato la parte offesa per reati non commessi. Una volta uscite le motivazioni, la difesa potrà presentare appello contro la sentenza.
– “Mia figlia sotto shock, la sera del parto il marito è andato a ballare in discoteca…”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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