Viterbo – (sil.co.) – La moglie, minacciata più volte di femminicidio, lo ha denunciato quando, scagliandosi contro lei e i due figli con un coltello, avrebbe detto al maggiore: “Fai sesso con tua madre”.
Sarà calendarizzato a febbraio dal collegio, in modo da arrivare quanto prima a una sentenza di primo grado, il processo a un albanese che, a detta della ex, sarebbe sempre stato geloso, possessivo, un marito e padre padrone, che negli ultimi anni di matrimonio non avrebbe perso occasione per darle della puttana, percuoterla e minacciarla di morte.
“Quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una fine peggiore della donna albanese uccisa a coltellate a Sutri, ho avuto veramente paura”, ha detto la donna, una connazionale di 44 anni, citando come avrebbe fatto lui uno dei più efferati omicidi mai avvenuti nel Viterbese.
Lei ha testimoniato lo scorso 18 febbraio contro il marito, a processo davanti al collegio sottoposto a divieto di avvicinamento. Da allora, a causa di vari impedimenti, è passato quasi un anno.
La sera del 18 dicembre di quattro anni fa, la 44enne fu portata dal 118 in ambulanza al pronto soccorso del Santa Rosa, dove rimase ricoverata tre giorni. La ex e i figli sono parte civile con l’avvocato Andrea Marinelli del foro di Viterbo.
La parte offesa, come detto, ha evocato uno dei più sanguinosi femminicidi commessi nella Tuscia, l’11 novembre 2014. La coppia sarebbe stata insieme 23 anni, gli ultimi 3-4 dei quali sarebbero stati per i familiari un inferno.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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